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GAVI, l’Alleanza Globale per i Vaccini e l’Immunizzazione, è stata fondata nel 2000 con l’obiettivo di garantire l’accesso ai vaccini che possono salvare la vita, rafforzare i sistemi sanitari e promuovere la salute globale, con particolare attenzione ai bambini e alle popolazioni più vulnerabili.

La struttura di GAVI

GAVI è composto da Governi, organizzazioni internazionali, fondazioni filantropiche, società civile, produttori di vaccini di Paesi industrializzati e in via di sviluppo, nonché da istituti di ricerca.

A differenza di quanto si potrebbe pensare, l’alleanza non si limita alla distribuzione e allo sviluppo di vaccini. Utilizzando nuovi strumenti finanziari come l’Advance Market Commitment (AMC) e l’International Finance Facility for Immunisation (IFFIm), per esempio, sostiene la ricerca e rafforza i sistemi sanitari locali. Dal 2000 in poi, GAVI ha aiutato a vaccinare centinaia di milioni di bambini, evitando oltre 17 milioni di morti.

Il ruolo degli Stati Uniti

Il successo di GAVI è stato possibile grazie al sostegno finanziario degli Stati Uniti. Con contributi che hanno raggiunto i 300 milioni di dollari all’anno e un impegno di almeno 1,58 miliardi di dollari per il prossimo ciclo di finanziamento, Washington è il terzo maggior donatore e il secondo tra i Governi.

Secondo quanto riportato dal New York Times, l’attuale amministrazione statunitense potrebbe pianificare di interrompere il sostegno a GAVI, e cancellare una sovvenzione da 2,6 miliardi di dollari prevista fino al 2030. La riduzione del contributo degli Stati Uniti rappresenterebbe un pericolo reale. Secondo le stime interne di GAVI, senza questi fondi 75 milioni di bambini potrebbero non ricevere le vaccinazioni di routine nei prossimi cinque anni, portando a oltre 1,2 milioni di decessi per malattie infettive prevenibili.

L’impegno per i più poveri

Sebbene la missione principale di GAVI sia quella di assistere i Paesi a basso e medio reddito, il suo impatto va ben oltre quest’unico obiettivo. Le epidemie e le pandemie non hanno infatti confini: la capacità di relegare rapidamente un focolaio in una regione remota protegge anche i Paesi industrializzati, impedendo alla diffusione di patogeni in tutto il mondo.

L’esempio concreto di tutto questo è lo “stockpile” mondiale di vaccini contro il virus Ebola, gestita e finanziata da GAVI in collaborazione con OMS, UNICEF, IFRC e MSF e situato in Svizzera.

Una riserva strategica di 500.000 dosi del vaccino ERVEBO, per esempio, è mantenuta in un magazzino e ciò consente una risposta rapida ed equa in caso di focolai di virus Ebola, garantendo che i vaccini siano disponibili e distribuiti entro pochi giorni.

Un investimento internazionale

GAVI è un modello di cooperazione globale, dalla risposta alla pandemia di COVID-19, al contenimento delle epidemie di Ebola e all’introduzione di nuovi vaccini contro la malaria e il papillomavirus.

Il rafforzamento di GAVI è fondamentale per la salute dei Paesi più poveri e per la sicurezza della salute globale. Tagliare i finanziamenti a GAVI, da un punto di vista operativo, significa aumentare la probabilità di nuove pandemie, compromettere la salute pubblica globale e i progressi raggiunti in decenni di cooperazione internazionale.

Nel corso dei prossimi cinque anni, la mancanza di finanziamenti potrebbe mettere a rischio le vaccinazioni di routine per milioni e milioni di bambini e significare, nello scenario intermedio, oltre 1 milione di decessi per malattie infettive prevenibili (come morbillo, polio, pertosse e diarrea da rotavirus).

La riduzione della copertura vaccinale globale renderebbe più difficile il contenimento delle epidemie perché complicherebbe la loro sorveglianza e soprattutto la prevenzione. E ancora: i progressi nella riduzione della mortalità infantile e nel controllo delle malattie infettive negli ultimi decenni rischierebbero di essere vanificati, con un impatto negativo sulle economie e sulla stabilità sociale delle nazioni.

In sintesi, il depotenziamento di GAVI da parte degli Stati Uniti (e non solo loro) avrebbe ripercussioni significative, sia sull’aumento della diffusione di epidemie che nella riduzione dei progressi sanitari globali.

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