La Cina sta letteralmente rivoluzionando la farmaceutica globale. Non è un caso che nel 2025 le aziende biotech del Dragone abbiano concluso un numero record di accordi per vendere all’estero i propri asset, o che le azioni del settore siano schizzate alle stelle o che, ancora, gli investitori siano convinti che Pechino, tra non molto, diventerà una forza trainante nella scoperta di farmaci a livello planetario.
PharmCube ha registrato alcuni dati emblematici: nei primi otto mesi del 2025, per esempio, le aziende cinesi hanno conclusi ben 93 accordi di licenza all’estero per un valore complessivo di 85 miliardi di dollari. Il cuore degli affari? La cessione dei diritti internazionali sui farmaci Made in China, a conferma di come la farmaceutica di Pechino sia cresciuta a dismisura rispetto soltanto a pochi decenni fa.
C’è dell’altro, perché il rapido incremento delle sperimentazioni cliniche e dei farmaci in fase di sviluppo iniziale da parte di player cinesi, come Jiangsu Hengrui e Akeso, lascia intendere che le società biotecnologiche d’oltre Muraglia continueranno a vendere i propri farmaci all’estero con sempre maggiore vigore.
La rivoluzione farmaceutica del Dragone
Il Financial Times ha scritto che dieci anni fa la Cina non aveva un settore biotecnologico degno di nota, e che le sue aziende si limitavano a sviluppare farmaci generici. Oggi, invece, tutte le grandi società farmaceutiche effettuano la maggior parte dei loro acquisti in Cina per proseguire nelle loro terapie innovative.
Cosa è successo? A metà degli anni 2010, Pechino ha introdotto riforme per facilitare le aziende biotecnologiche nella raccolta di capitali da impiegare per perseguire l’innovazione. Questi cambiamenti, uniti alla relativa velocità di esecuzione e ai bassi costi di sviluppo dei farmaci e delle sperimentazioni cliniche, hanno accelerato la crescita del settore.
Ci sono un paio di esempi che vale la pena citare, a partire dalla citata Akeso. L’azienda (come abbiamo spiegato qui) è impegnata a realizzare l’ivonescimab (noto anche come AK112), un farmaco antitumorale sperimentale appartenente alla categoria degli anticorpi monoclonali bispecifici.
È proprio questo prodotto ad aver reso Michelle Xia, fondatrice e Ceo di Akeso, una stella nascente della farmaceutica mondiale. Per il Wall Street Journal la signora “rappresenta una generazione emergente di aziende biotecnologiche in Cina pronta a sfidare i giganti occidentali”.
La terapia di punta di Akeso è stata accolta con un misto di entusiasmo e scetticismo. L’anticorpo bispecifico, che agisce su due vie tumorali, è stato approvato in Cina lo scorso anno – la prima terapia del suo genere a raggiungere il mercato – e le sue azioni sono aumentate di oltre il 90% nel corso del 2025.
Inizialmente era stato approvato per l’uso in pazienti con tumore al polmone già sottoposti a trattamento, ma da allora il suo campo di applicazione è stato ampliato. Negli studi clinici condotti in Cina, l’ivonescimab ha superato Keytruda di Merck, il farmaco antitumorale più venduto al mondo, nel prevenire la progressione del tumore.
Il ruggito della biotecnologia cinese
Jiangsu Hengrui, fondata nel 1970, è un altro esempio virtuoso. Nei primi due decenni di vita questa azienda statale ha prodotto antisettici a basso costo. Negli anni ’90, ha iniziato a sviluppare farmaci antitumorali generici. È stata poi privatizzata nel 1997 e ha iniziato a investire nello sviluppo di proprie capacità di ricerca.
Oggi dispone di una delle pipeline più diversificate del Paese, e padroneggia terapie per la perdita di peso, farmaci oncologici e trattamenti per l’Alzheimer. Solo nell’ultimo anno, Hengrui ha stipulato accordi di licenza con Merck, Braveheart Bio e Glenmark. A luglio, ha siglato un accordo con la società farmaceutica britannica GSK per sviluppare fino a 12 farmaci. Il motivo di tutto questo è presto detto: in Cina è possibile testare e sviluppare farmaci sugli esseri umani molto più rapidamente che negli Stati Uniti o in Europa.
Il FT parla poi del caso di Legend Biotech, azienda che ha sede nel New Jersey ma ha radici in Cina, visto che il suo principale azionista è la cinese GenScript. Legend è tra i principali sviluppatori di terapie geniche d’oltre Muraglia. È diventata famosa dopo la partnership del 2017 con Johnson & Johnson per sviluppare una terapia CAR-T per il mieloma multiplo, un tipo di tumore del sangue.
La terapia Carvykti, che mira a riprogettare le cellule immunitarie del paziente per colpire e distruggere il cancro, è stata approvata lo scorso anno in Cina per i pazienti affetti da mieloma con recidiva dopo precedenti trattamenti. L’ennesima sorpresa di un mercato farmaceutico, quello cinese, in continua ascesa.