Il regime di Saddam Hussein

Fattosi strada all’interno del partito Baath e attraverso cariche di governo, nel 1979 Saddam Hussein diventa presidente dell’Iraq e segretario del partito. Fedele all’ideologia baathista, volta alla creazione di un grande stato arabo, laico e socialista, Saddam si presenta come principale promotore della causa pan-arabista anche grazie anche all’ostracismo esercitato dalle altre nazioni arabe nei confronti dell’Egitto di Sadat (dopo gli accordi di Camp David con Israele). La grande convergenza con la causa palestinese lo porterà a inviare milioni di dollari alle vittime palestinesi dell’intifada per raccogliere in cambio grande sostegno anche fuori dai confini nazionali. La sua ristrutturazione dell’Iraq comincia con la nazionalizzazione dell’economia, dall’agricoltura all’industria petrolifera, e favorisce l’istruzione femminile.

Ma già nel 1980, la pressione politica che Saddam esercita contro il radicalismo sciita e la scusa dell’occupazione della foce del Tigri portano allo scoppio della guerra contro l’Iran di Khomeini. Il conflitto si protrarrà per 8 lunghi anni, producendo un bilancio delle vittime altissimo, ma nessuna significativa variazione territoriale. Saddam tuttavia lo dipingerà sempre come una “grande vittoria”, e scatenerà una campagna genocida contro le popolazioni curde del nord, accusate di infedeltà durante la guerra.

Non potendo ripagare il debito aperto con il Kuwait che aveva finanziato la guerra con Teheran, nel 1990 Saddam invade il piccolo ma ricchissimo emirato, creando una tensione geopolitica esplosiva con le nazioni occidentali ma anche con i vicini Stati arabi. La prima guerra del Golfo vede le truppe irachene ricacciate nel territorio nazionale nel giro di poche settimane dalle operazioni militari guidate dagli Stati Uniti, mentre le sanzioni imposte dalle Nazioni Unite soffocano velocemente la debole economia irachena basata quasi esclusivamente sulle entrate petrolifere.

La parziale apertura del programma Onu oil-for-food del 1995 viene arrestata nel 1998, quando Saddam impedisce l’ispezione esterna dei suoi armamenti definiti non convenzionali. Il nuovo e più rigido embargo a cui è sottoposto l’Iraq determina un rapido deterioramento della situazione alimentare e sanitaria della nazione. L’avvento della Seconda guerra del Golfo trova un Paese prostrato, in cui la popolazione civile è ridotta alla fame da anni di sanzioni e l’opposizione interna è duramente schiacciata dall’apparato repressivo di Saddam, finanziato dalla vendita del petrolio.