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Direttamente da Parigi LE BAL presenta una figura straordinaria nella storia della fotografia giapponese di cui c’è ancora molto da conoscere: Yasuhiro Ishimoto (1921-2012). La mostra, per la prima volta in Europa, è organizzata in stretta collaborazione con il Centro fotografico Ishimoto Yasuhiro del Museo d’Arte di Kochi, in Giappone.

Ho scoperto Yasuhiro Ishimoto proprio qui a Parigi allo spazio Le Bal È sufficiente leggere critiche straordinarie su questo fotografo nipponico per essere convinti della qualità, della consistenza del suo lavoro? In questo caso sì, perché l’esposizione con le sue 169 stampe d’epoca raccoglie con equilibrio i lavori dei differenti periodi di questo autore insieme ad una accurata narrazione e ad una elevata qualità delle stampe e dell’allestimento. I bianchi e neri inizialmente fanno pensare a periodi di storia della fotografia già tracciati in precedenza da super conosciuti fotografi ma poi la coerenza dello stile la scelta delle inquadrature, il rigore di una visione e una parte di serialità sorprendono per la capacità di raccontare questo evoluto fotografo.  La mostra si concentra sui primi decenni di lavoro, anni ’50 e ’60, di Ishimoto, tra Chicago e il Giappone. 

Yasuhiro Ishimoto, Chicago, Little Ones, 1948-52 © Kochi Prefecture,
Ishimoto Yasuhiro Photo Center
Yasuhiro Ishimoto, Chicago, Town, 1959-61 © Kochi Prefecture,
Ishimoto Yasuhiro Photo Center

Mi ritrovo nella definizione di Diane Dufour la curatrice: “L’occhio di Ishimoto, il più serio che ci sia, privo di sentimentalismi, porta alla superficie dell’immagine cose profonde e difficili da cogliere, allineate tra loro nello spazio dell’inquadratura. Estremamente preciso nell’arte di tagliare il flusso mutevole della strada, della strada, dei passanti, dei giochi dei bambini, gioca brillantemente con la tensione tra pieno e vuoto nell’immagine, nella logica spaziale del suo lavoro. Il lavoro di Ishimoto è impregnato di tutto questo: la grazia di una geometria senza pesantezza, l’apparenza dei fatti senza la postura del testimone, l’evidenza di un’arte senza affettazione.”

Yasuhiro Ishimoto, Chicago, Town, 1948-52 © Kochi Prefecture,
Ishimoto Yasuhiro Photo Center
Yasuhiro Ishimoto, Tokyo, Town, c. 1957 © Kochi Prefecture, Ishimoto Yasuhiro
Photo Center

L’inizio della carriera di Yasuhiro Ishimoto

Cosa rende il suo sguardo così proiettato alla ricerca di soggetti diversi, così teso a controllare ossessivamente la scena da avere il bisogno di far coincidere linee, forme in composizioni proiettate alla perfezione? tanto da creare un lavoro così unico e affascinante?  

Da un lato la sua vita che passa dal Giappone agli Stati Uniti e ritorno: un viaggio atipico tra due culture. L’inizio della carriera di Yasuhiro Ishimoto fu a dir poco fortemente influenzato dagli eventi politici dell’epoca. Nel 1939, all’alba della Seconda Guerra Mondiale, arrivò in California per studiare agricoltura, una scelta che gli permise di evitare il servizio di leva. Tuttavia, le cose si complicarono dopo l’attacco a Pearl Harbor: all’inizio del 1942, il governo americano ordinò l’internamento di quasi 120.000 cittadini di origine giapponese in campi di concentramento. Il 5 settembre 1942, Yasuhiro Ishimoto fu trasferito nel campo di Amache, in Colorado, dove imparò i rudimenti della fotografia dai suoi compagni di prigionia. Venne rilasciato solo il 7 dicembre 1944, quando si trasferì a Chicago. Per Yasuhiro Ishimoto, la città di Chicago è diventata rapidamente il terreno di gioco ideale per la sua prima serie fotografica (Beach, Doors, Little Ones); un’incarnazione della modernità urbana, segnata dall’emergere dei primi grattacieli.

Yasuhiro Ishimoto, Chicago, Beach, 1948-52 © Kochi Prefecture, Ishimoto Yasuhiro Photo Center
Yasuhiro Ishimoto, Chicago, Snow and Door, 1951 © Kochi Prefecture,
Ishimoto Yasuhiro Photo Center

Nel 1948 entra a far parte dell’Istituto di Design – un passo decisivo nella sua carriera fotografica – dove segue i corsi di estetica del Bauhaus. La formazione all’Istituto di Design, fondato a Chicago nel 1937 da Moholy-Nagy con il nome di Nuovo Bauhaus contribuisce a modellare il suo sguardo e la sua inclinazione verso un rigore estetico. Inoltre al Dipartimento di Fotografia nel 1950 fu allievo di Harry Callahan – grande innovatore della fotografia americana moderna – , di Aaron Siskind – considerato uno dei maestri della fotografia del XX secolo – e di Gordon Coster reporter della rivista LIFE – famoso per la sua visione umanistica della fotografia. Sono questi maestri che rafforzano la sua tendenza ad usare un linguaggio fotografico senza impurità. Un lavoro quindi, all’incrocio di diverse influenze culturali e artistiche, che testimonia una personalità che continua a incuriosire e affascinare.

Yasuhiro Ishimoto, Flow of People, 1999 © Kochi Prefecture, Ishimoto
Yasuhiro Photo Center  

Minor White afferma che: “Yasuhiro Ishimoto è visivamente bilingue: giapponese nella sua cultura, orientale nel suo modo di vedere e occidentale nella sua formazione al Chicago Institute of Design (centro contemporaneo della tradizione Bauhaus), parla inglese con accento tedesco”.

Segni, masse, astrazione: una poesia della modernità

Yasuhiro Ishimoto, fotografo del mezzo. Il suo realismo sociale si scontra con una sensazione di stranezza generata dalle sue immagini, grazie al suo modo unico di comporre ed evidenziare alcuni dettagli. E’ un fotografo di estrema precisione. Ritrovo delle assonanze in questa ossessione per la geometria con il lavoro di Lee Friedlander nella perfezione delle linee, nell’idea di riprendere aspetti inusuali della sua contemporaneità grazie ad un linguaggio della fotografia estremamente innovativo. Nello stesso periodo, ha aperto la strada a nuovi modi di concepire il libro di fotografia con la pubblicazione di una delle opere più importanti nella storia della fotografia giapponese: Someday, Somewhere (1958).  Viene a pennello la frase di Aaron Siskind: “Con lo sviluppo del linguaggio dell’espressione fotografica, l’enfasi sul significato di una fotografia si è spostata, passando dall’aspetto del mondo a come vediamo il mondo e a cosa vogliamo dire del mondo”.

Yasuhiro Ishimoto, Snow Steps, 1994 © Kochi Prefecture, Ishimoto Yasuhiro Photo Center

Ritorno a Tokyo

Come sempre il lavoro di un artista è intrecciato ai momenti storici che sta attraversando. Quando nel 1961 Ishimoto ritorna definitivamente in Giappone il paese attraversa un periodo burrascoso sollecitato da una crescita economica vertiginosa. Nel 1964 Tokyo accoglie i Giochi Olimpici e nel 1970 Osaka l’esposizione universale. Nel contempo le manifestazioni violente contro il trattato di sicurezza tra Giappone e Stati Uniti si moltiplicano, rivelando una serie di problemi sociali. Ishimoto si immerge nella città di Tokyo, che, come una creatura vivente, si ingrandisce di giorno in giorno: individui catturati in uno spazio urbano sovraffollato e caotico, pubblicità che invade le strade, ombre inquietanti che si dipanano sul terreno e sui muri. Il suo libro “Toshi“ (La metropoli) è l’ottavo titolo della leggendaria raccolta di libri Eizo no gendai (L’immagine contemporanea, 1971-1972), che raccoglie le più suggestive vedute dell’epoca, raggruppate sotto il nome di Eizo-ha (Imagisti).

@TB Interno dell’esposizione a Le Bal

Riconoscimenti

Sensibile alla poesia del suo tempo, usa la fotografia per catturare la natura effimera delle cose, il passaggio del tempo e il moto perpetuo… pur mantenendo la sua estetica unica. Infaticabile a cercare nuovi soggetti a misurarsi con nuove dimensioni. Verso la fine degli anni Ottanta, Ishimoto inizia la serie Toki (Momento), il cui titolo di lavoro per tutti gli anni di riprese è utsuroi  (fugace, transitorio). Queste immagini si concentrano sull’impermanenza delle cose: foglie morte accartocciate sull’asfalto, lattine vuote, passi nella neve che si scioglie, il flusso dei passanti per le strade di Tokyo (spesso ripresi senza guardare nel mirino). E poi nel 1993 le fotografie al Tempio shintoista di Ise conosciuto anche come “Ise Jingu”. Già nel catalogo della mostra New Japanese Photography del 1974 al MoMA di New York, il critico Shoji Yamagishi presentò i più importanti fotografi giapponesi dell’epoca (tra cui Daido Moriyama, Masahisa Fukase e Ken Ohara), sottolineando l’influenza di Ishimoto sulle giovani generazioni. È pur vero che solo alla fine della sua vita confermò la teoria della dualità visiva che attraversa il suo lavoro: a quel punto influenzato esteticamente dal Giappone quanto dagli Stati Uniti. La fine del XX secolo è stata segnata da due grandi mostre monografiche: una al Tokyo Photographic Art Museum nel 1998, l’altra all’Art Institute of Chicago l’anno successivo. Anche il museo Bauhaus-Archiv di Berlino gli dedicherà una mostra nel 2012. Muore il 6 febbraio dello stesso anno. Ricorrendo nel 2021 il centenario della nascita di Ishimoto Yasuhiro fotografo di fama mondiale, tra settembre e novembre dello stesso anno si è tenuta una mostra al Tokyo Photographic Art Museum 東京都写真美術館  che ha ripercorso la carriera dei circa sessanta anni dell’artista.

Attualmente, fino al 22 dicembre 2024, il BAL gli dedica una mostra dal titolo Des lignes et des corps. Un libro omonimo è stato pubblicato da Atelier EXB, in associazione con Le BAL.

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