SHIRIN NESHAT, dalle donne dell’Iran all’umanità intera

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Sono passati diversi anni quando vidi per la prima volta le immagini di Shirin Neshat alla Galleria Noire nel 1997 con la mostra personale Women of Allah e poi al Castello di Rivoli pochi anni dopo. L’immagine di una donna che stringe tra i piedi, con le scritte in arabo, la canna di un’arma, un fucile, mi aveva creato un corto circuito di perfezione, tensione, incomprensione e seduzione.

La mostra

A distanza di così tanti anni dalla scoperta di Shirin Neshat in Italia, Il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano (PAC) le dedica un’ampia personale. La mostra ripercorre oltre trent’anni di carriera, attraverso quasi duecento opere fotografiche e una decina di video-installazioni, entrate a far parte delle maggiori collezioni museali al mondo, come quelle del Whitney Museum, del MoMA, del Guggenheim di New York e della Tate Modern. Una mostra impegnativa, seppur affascinante, per un’autrice impegnata. Figlia femmina di un Paese ammaliante e sofferente, adottata da un occidente gaudente e problematico. Shirin Neshat ha sempre cercato di evitare gli stereotipi del classico linguaggio da reportage concentrandosi su uno stile e una creatività tutta sua. Ha preso la donna, il suo corpo, lo ha fatto parlare, lo ha inserito dentro alla violenza e alla poesia con una abilità creativa inedita, sorprendente e ha iniziato ad esprimersi con le sue immagini e i suoi video. Le sue opere sono riuscite a suscitare così tanta attenzione in pochi rapidi anni. Forse proprio per l’Iran che ancora oggi soffoca sempre più la donna, la libertà, merita soffermarsi sull’opera di questa autrice.

@Shirin Neshat Rebellious Silence Mostra Body of Evidence
@Shirin Neshat Speechless Mostra Body of Evidente

“Tutti i miei primi lavori – Women of Allah e Book of Kings – hanno un’impronta politica”. Shirin lascia l’Iran nel 1974 a 17 anni per studiare negli Stati Uniti e dopo 17 anni, nel 1990 – alla morte dell’Ayatollah Khomeini – ritorna in madrepatria all’età di 33 anni. Gli anni dell’adolescenza, della giovinezza, delle prime relazioni sentimentali Shirin li ha vissuti in America per studiare, per crescere, per viverci. Il legame con le proprie radici rimane vivo per sempre. Dopo tutti quegli anni ritornare in Iran e ascoltare della repressione, dei morti, dei racconti macabri di ciò che era avvenuto mentre lei era altrove, immagino sia stato uno shock.  È in quel ritorno che l’artista rimane colpita anche dai cambiamenti causati dalla rivoluzione del 1979 in modo particolare le leggi repressive secondo le quali le donne possono tenere scoperti solo il volto e le mani, con l’obbligo di indossare l’hijab, e vedono annullati molti dei loro diritti e delle loro libertà. Neshat sceglie quindi di documentare la realtà e criticare apertamente le nuove regole. Il tema centrale di Shirin Neshat è il suo linguaggio. Inizia proprio con la calligrafia – per l’artista simbolo di tradizione e memoria – a rivestire i suoi ritratti trasformandoli in un potente veicolo di narrazione di storie universali. 

Shirin Neshat. BODY OF EVIDENCE _ Milano Foto Adriano Padovani

Cosa dicono quei testi, quanto sia possibile decifrare i segni calligrafici di Shirin è privilegio di pochi. Eppure queste trame, ricami – a volte più leggeri minuti sottilissimi altre più simili a pennellate – diventano magnetiche e l’impressione è quella di svelarci le silenziosa grida di donne imprigionate dalle loro stesse trame che rappresentano un  pensiero lucido, deciso, colto, segno di vita e di una cultura che pur desiderosa di evolversi rimane fedele ad una Storia dall’antico sapore persiano.
Come non rimanere stupiti di fronte alla serie fotografica di The Book of Kings (2012) che si basa sul poema epico Shahnameh (Il libro dei Re) scritto dal poeta persiano Ferdowsi intorno al 1.000 d.C. Un’opera che narra la storia mitica del Grande Iran fino alla conquista islamica della Persia, avvenuta nel VII secolo. In queste immagini fotografiche Neshat ritrae la gioventù iraniana dividendola in tre gruppi: le masse, i patrioti e i malvagi. Sui corpi di questi soggetti sono riprodotti a inchiostro illustrazioni e testi calligrafici tratti sia dal poema di Ferdowsi sia da composizioni poetiche di scrittori contemporanei e prigionieri in Iran, un intervento che mette in evidenza le espressioni e l’intensità emotiva dei soggetti ritratti.  
Shirin Neshat Divine Rebellion, dalla serie The Book of Kings, 2012 Inchiostro e acrilico su stampa ai sali d’argento Copyright Shirin Neshat Courtesy l’artista, Gladstone Gallery e Noirmontartproduction 

Ed è proprio la lente attraverso cui Neshat interpreta la Storia e la Contemporaneità non solo del suo Paese d’origine, l’Iran, ma del mondo intero, diventa lo sguardo delle donne: dagli esordi nei primi anni Novanta con la serie fotografica Women of Allah, i celebri corpi femminili istoriati con calligrafie poetiche, fino a The Fury, video-installazione che anticipa il movimento “Woman, Life, Freedom”. 

La celebre serie Women of Allah (1993- 1997), presentata lungo la balconata, domina visivamente la mostra. Alcune fotografie coinvolgono armi e riportano testi di scrittrici iraniane contemporanee che presentano visioni politico-ideologiche diametralmente opposte, da citazioni coraniche sul martirio, fino a riflessioni femministe o puramente poetiche. Fuori, nel mondo, fuori da questi corpi c’è violenza, oppressione, dittatura, paura. E quel fuori dialoga costantemente con quello che c’è dentro ai corpi e che Shirin ha egregiamente narrato.

Shirin Neshat. BODY OF EVIDENCE_Courtesy PAC Padiglione d’Arte Contemporanea – Milano_Foto Nico Covre

Dall’intervista a Neshat: “Le donne, le emozioni esprimono – nelle mie opere – molto dolore, molta vulnerabilità, fragilità. Ma c’è anche molta forza, molta dignità, un forte senso di coraggio sia nei video che nelle fotografie. E penso che ciò rifletta la mia personalità. Tutti questi volti, tutte queste storie parlano davvero della vita che ho vissuto e dalla quale sono sopravvissuta.” Vita difficile per questa artista che vive in un Paese che è nemico del suo Paese d’origine, messa alle strette dal suo stesso Governo, che inizia a disprezzare sempre di più persone come lei. Fuori dall’Iran ma dentro all’Iran per sopravvivere alla paura e trovare la forza di costruire la propria identità. Gli innumerevoli ritratti di americani, iraniani, arabi hanno il semplice significato di comunicare che tutti sono “umani” e che tutti siamo colpiti dalla sofferenza e dalla pressione che esiste nel mondo.  In “Body of Evidence” la parte dei video riveste una significativa importanza sia per i diversi contenuti sia per la ricercata modalità di allestimento. Racchiusi in tre stanze i video si presentano come dittici affiancati o frontali. La ricerca di Shirin Neshat travalica il tema di genere e, partendo dal dualismo uomo-donna, indaga le tensioni tra appartenenza ed esilio, salute e disagio mentale, sogno e realtà. Un invito a seguire, a capire l’abilità di questa artista. “La musica, la fotografia, la poesia sono lì per esagerare l’emozionalità”.

Shirin Neshat con questa mostra vuole staccarsi dall’essere valutata solamente per il suo lavoro sull’Iran e sulle donne iraniane, desidera creare emozioni su una umanità più universale e far sgorgare emozioni e far capire il significato e il potere dell’arte. Indubbiamente ci riesce. Ma tanti artisti sono abili a ritrarre, solamente Shirin Neshat ha la capacità di segnare con la sua calligrafia immagini che rimarranno scolpite nella mia memoria più di tutte le altre. Partire dall’Iran per dimostrare la fragilità, la violenza e la paura è già un impetuoso avvio per compiere poi dentro di noi altri passi, più difficili, per capire la storia e l’attualità di oggi nel mondo. Le sue fotografie con la scrittura calligrafica ci invitano a riflettere sul potere delle parole e della comunicazione e a pensare. Shirin può essere fiera delle sue donne iraniane che l’ hanno resa celebre, può essere fiera della sua arte,  che l’ ha lanciata su un mercato, questo sì molto occidentale! che è fondato sul business, restando, lei, miracolosamente innocente.

Shirin Neshat Passage, 2001 C-print Copyright Shirin Neshat Courtesy l’artista e Gladstone Gallery