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Tenere vivo il ricordo di Ivo Saglietti, ancora così scottante, è un desiderio, è quanto gli dobbiamo.

Amici hanno scritto articoli e pensieri intensi, è nato l’Archivio Saglietti e tra le tante persone che hanno visto la mostra a Torino alcune hanno pensato di continuare a mostrare di cosa è stato capace Ivo con la sua fotografia, con la sua cultura. Ecco che la commissaria straordinaria del Comune di Govone, Claudia Bergia, si innamora delle immagini di Saglietti e il presidente del Gruppo Fotografico Albese Roberto Magliano fa l’impossibile per portare ad Alba la mostra di Torino.

Per me una lode poter curare e organizzare entrambe le esposizioni.

Nel caso di Ivo però è qualcosa in più. È il tentativo di riuscire, con tutto l’impegno possibile, a diffondere il significato dei suoi progetti, della sua fotografia. L’intenzione è quella di incantare con le sue immagini e con le sue, e non solo, parole: preziose testimonianze di incontri, pensieri, ideali.

È così che si apre il giorno 14 aprile la mostra fotografica al castello Reale di Govone: Ritorno a Deir Mar Musa. L’utopia di Padre Dall’Oglio, dedicata ad un progetto e ad un libro di EMUSE. Questa mostra si inaugura con qualche giorno di anticipo rispetto alla retrospettiva di Alba Ivo Saglietti Lo Sguardo Nomade.

Perché “Ritorno a Deir Mar Musa”? 

Dobbiamo andare indietro nel tempo perché nel 2000 Ivo Saglietti, innamorato del deserto e incuriosito dalla Siria, accoglie senza esitazioni la proposta dell’editore Mario Peliti di fare un reportage sul gesuita Padre Paolo Dall’Oglio.

È stato un intreccio di sensazioni che hanno segnato lo svolgimento della storia dentro all’antico monastero Deir Mar Musa el-Habasci (San Mosè l’Abissino) e alla nascita dell’amicizia con Paolo Dall’Oglio. L’avventura di Ivo inizia, nel primo viaggio, con la fatica di accedere al monastero abbarbicato sulle montagne della Siria …. Deir Mar Musa! Fatica che viene immediatamente ricompensata, oltre che da un benefico the, dalla scoperta della comunità fondata da Padre Paolo Dall’Oglio: luogo di ospitalità e di scambio interreligioso cattolico e musulmano. 

Un sogno, un’utopia sicuramente! Non può essere vero!

È così che Ivo si ritrova tra genti di fede diversa. In uno dei tanti viaggi viene coinvolto in una danza sufi del quale porterà con sé un ricordo duraturo. Immagino il senso che ha avuto per un fotoreporter come Ivo Saglietti intenzionato sempre ad immergersi nella realtà che doveva e voleva raccontare.

Un’illuminazione: non vedere per una volta i morti, la disperazione, la povertà ma ritrovare un progetto umano al limite del possibile. L’associazione Amici di Deir Mar Musa si costituisce a Roma nel 2008 per desiderio di padre Paolo Dall’Oglio con lo scopo di sostenere le attività dei religiosi della comunità monastica al-Khalil di Deir Mar Musa ed è moralmente impegnata a favorire l’armonia islamo-cristiana a partire dall’area mediterranea ed in pieno accordo con l’insegnamento della Chiesa cattolica. Utopia? Penso che Ivo abbia colto da subito le difficoltà di realizzare in Siria e nel mondo un sogno di vicinanza, di condivisione, di speranza. Nella lettera che Paolo scrive a Ivo mette bene a fuoco il senso del suo progetto, un significato potente, rivoluzionario, pericoloso: “Crediamo, qui a Deir Mar Musa, alla funzione dell’Islam nel mondo di oggi. Pensiamo pure che nessuna funzione, anche quella polemica, sia pienamente svolgibile in mancanza di interazione, e magari di comunione, con altre funzioni. Riteniamo d’avere un ruolo in quanto discepoli arabi, o arabizzati, di Gesù. Ci sembra poi, di ritorno, che ciò finisca con lo svolgere una funzione anche verso le Chiese e verso il ‘mondo cristiano’, tanto sul piano locale che su quello cattolico.”

È vivendo in questa comunità che Ivo si dedica a riprendere, con la sua macchina fotografica, qualcosa di immateriale e cioè il desiderio di favorire il dialogo, il confronto interreligioso. Scatta e rilascia nelle sue fotografie l’armonia che esiste nei rapporti tra persone di fedi religiose diverse. Ivo, già nel suo primo viaggio, documenta anche parte dei lavori di ristrutturazione e di ampliamento dell’antico monastero che aveva sedotto il padre gesuita Paolo Dall’Oglio. È la ricerca di spiritualità che fa da calamita nelle relazioni che si creano tra le persone e i luoghi. Ivo Saglietti rafforza l’amicizia con Paolo, si pone domande, segue l’ambizioso compito del padre gesuita, partecipa ai riti di preghiera, canti e discussioni degli abitanti del monastero, si lascia trasportare dalla luce del sole e da quella delle candele, si annoia e si risveglia in quel vicino oriente che da sempre lo affascina. La lentezza come filosofia di un certo modo di fotografare aiuta Ivo a interiorizzare il significato di quello che vive per poi rigettarlo con le sue immagini in bianco e nero dai forti contrasti. Riesce a cogliere attimi all’interno di un luogo di pietra, con lampi di luce ma riesce a fermare l’infinito di un paesaggio incendiato dal sole. Le parole che scrive Paolo sempre nella stessa lettera a Ivo sono così intense e mettono in evidenza il legame di amicizia che si era cementato tra loro: “Le tue foto, Ivo, mi piacciono, ci piacciono, le troviamo vere e ci ritroviamo ed anzi ci riscopriamo attraverso di esse. Il bianco e nero è poi micidiale nell’andare oltre l’illusione ed il velo dell’apparire; è già processo astrattivo e concettualizzazione. Ma di te si apprezza soprattutto la grande tenerezza, sofferta certo e solidale con la sofferenza e la lotta che hai fotografato per anni ed ovunque, non per guardonismo ma per solidarietà, appunto, di lotta. Delle tue foto vorrei sottolineare due aspetti che mi son cari. Innanzitutto le mani. Non so come fai, ma è come se le mani venissero incontro, accoglienti, operose o semplicemente posate, ma mai ovvie o appendicolari. Le mani delle tue foto dicono il tuo impegno per l’uomo della storia, ad ogni costo! Poi il lavoro e gli operai. Ti ringrazio di averci rimandato l’immagine dell’importanza decisiva dell’essere, monaci e collaboratori, una sola comunità di vita. Mi dai anche l’occasione di dire che Deir Mar Musa non è solo un luogo di culto e un luogo di lavoro, ma piuttosto un luogo dove l’operare vorrebbe dar corpo a preghiera ed amicizia e dove la meditazione s’affretta a materializzarsi.”

Nasce il primo libro “Sotto la tenda di Abramo” (ed. Peliti).

Arriviamo al presente e al “Ritorno”.

A dieci anni di distanza, nell’anniversario della scomparsa di Padre Paolo Dall’Oglio avvenuta nel 2013, Ivo Saglietti torna simbolicamente a Mar Musa, come per riallacciare un dialogo bruscamente interrotto e rileggere quell’esperienza, insieme umana e fotografica, interrogandosi sul suo significato. Con l’editore Emuse pubblica, nel 2023, il libro Ritorno a Deir Mar Musa. L’utopia di Padre Dall’Oglio da cui trae ispirazione la mostra che mette in evidenza la conversazione tra Ivo Saglietti e abuna Paolo nata dal comune sentimento di appartenenza al viaggio, dall’attrazione per il Medio Oriente, dal disarmante mistero della tenerezza di un dialogo davanti a una tazza di the. La fotografia sappiamo bene che è memoria e la mostra conferma l’intenzione di ricordare e di far sapere chi erano Padre Dall’Oglio e Ivo Saglietti.

Ivo lo aveva intuito: “Padre Dall’Oglio era sicuro che le cose in Siria si sarebbero svolte molto, molto più facilmente che per altre primavere arabe. Io andai in Siria l’ultima volta nel 2010 e già sentivo che c’era qualcosa nell’aria che era cambiato, qualcosa di pericoloso… e glielo dissi: ‘Paolo, guarda che qui la rivoluzione che voleva la democrazia e la libertà si trasformerà in qualcos’altro, di terribile’. E lui mi rispose: ‘No, qui non succederà’. E invece è successo. In una foto che gli scattai molti anni prima, nel 2002, c’è una simbolica premonizione: lui che parte per portare dei viveri a un amico, che si era chiuso in una grotta. Si immerge in questa luce, era una predestinazione. Spesso le fotografie ci raccontano il futuro”.

Nella stessa luce continua il dialogo mai interrotto di Paolo Dall’Oglio e di Ivo Saglietti.

Si ringrazia sentitamente il Comune di Govone che ha promosso la mostra fotografica allestita nella Sala Mostre del Castello Reale, in collaborazione con l’Associazione Govone Residenza Sabauda, Govone Arte e il Centro di promozione Culturale Govone e il Castello.

Dove e quando vedere la mostra  

Castello Reale di Govone, Piazza Roma 1 Govone (CN). Durata: 14aprile – 26maggio 2024, venerdì e sabato ore 10-12,30/15-18 e domenica ore 10-12,30/14-18. Per informazioni +39 0173 58103

In**@*******************ne.it – an******@**************cn.it – www.castellorealedi govone.itInaugurazione sabato 13 aprile ore 17 con la partecipazione di Federico Montaldo dell’Archivio Saglietti, Domenico Quirico giornalista e scrittore, Diletta Berardinelli dell’Associazione Amici di Deir Mar Musa e della curatrice.

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