Senza dubbio è stato uno dei più originali ritrattisti del Novecento, fotografo leader che vanta un primato quanto a copertine di LIFE (ne ha firmate 101). I suoi ritratti svelano una unica espressività e profondità psicologica, tanto che oggi abbiamo anche un catalogo di celebrità di diversa estrazione. È Philippe Halsman (Riga, 2 maggio 1906 – New York, 25 maggio 1979), tra i più grandi ritrattisti della storia della fotografia, preso sempre tra sguardo e introspezione, folgorazione intuitiva e lampi di genio e tecnica. Ora Palazzo Reale di Milano gli dedica una mostra, “Philippe Halsman. Lampo di genio”. L’esposizione, promossa da Comune di Milano – Cultura, è prodotta da Palazzo Reale, Civita Mostre e Musei e Contrasto con il sostegno di BNL BNP Paribas e Leica Camera Italia e la media partnership di Urban Vision.

“Philippe Halsman. Lampo di genio”, curata da Alessandra Mauro in collaborazione con l’Archivio Halsman di New York, presenta una selezione di 100 scatti di vario formato provenienti dall’archivio. Foto che spaziano tra colore e bianco e nero, ripercorrono l’intera carriera, mostrando la natura creativa delle immagini in uno svelamento che sa di documento e invenzione.
Legge il soggetto e soprattutto lo interpreta, lo fa emergere, lo nasconde se occorre anche dietro il suo personaggio. Mostra animo e corpo dei rappresentati, e il lettore e l’appassionato di fotografia, attraverso i suoi scatti entrano in dialogo con personaggi noti della cultura e dello spettacolo del secolo scorso, fermati in ritratti che mostrano superbamente essenza e psicologia; da scienziati come Albert Einstein a politici carismatici come John F. Kennedy. Attraverso le immagini del fotografo, ecco colti i volti della cultura e dello spettacolo del Novecento.

Halsman ha saputo fotografare marcando sempre tra sguardo e introspezione, immediatezza, flash di genio e tecnica raffinata. Questa retrospettiva italiana ne celebra il lavoro attraverso immagini straordinarie, realizzate con ironia e profonda leggerezza.
Foto dopo foto, il percorso espositivo accompagna il visitatore nell’universo di Philippe Halsman, in un gioco visivo tra il fotografo, la personalità da riprendere e lo spettatore. Come lui stesso ha detto: “Il risultato finale è un’altra superficie da penetrare, questa volta grazie alla sensibilità di chi guarda. Spetta infatti a lui decifrare l’inafferrabile equazione tra il foglio di carta fotografica e la profondità dell’essere umano”. Ma non è tutto. Oltre alla sua straordinaria capacità analitica e comunicativa, egli inventa anche un nuovo genere.

Si tratta dello “jumpology” (una tecnica illustrata nel volume Jump Book ) un gioco con il quale è riuscito a far saltare di fronte al suo obiettivo l’irraggiungibile corona, capi di Stato e divi dello schermo, da Marilyn Monroe ai Duchi di Windsor, e soprattutto cogliere aspetti inediti della personalità attraverso le immagini.
Ma non è tutto. Oltre alla sua straordinaria capacità analitica e comunicativa, egli inventa anche un nuovo genere. Si tratta del jumpology, un gioco con il quale è riuscito a far saltare di fronte al suo obiettivo l’irraggiungibile corona, capi di Stato e divi dello schermo, da Marilyn Monroe ai Duchi di Windsor. L’obiettivo? Stupire il suo interlocutore, neutralizzare imbarazzi e remore eventuali, esibendo così la versione più genuina possibile. Halsman affermava di essere interessato principalmente all’individuo per il suo carattere mutevole, sia a livello interiore che esteriore. In questa metamorfosi dunque il problema è cosa cogliere. Secondo lui non c’è dubbio: l’immagine che svela nel modo più completo entrambi gli aspetti.

Nato a Riga, in Lettonia, nel 1906, Halsman comincia la sua carriera di fotografo a Parigi negli anni Trenta, lavorando per riviste come Vogue e Vu. Negli anni Quaranta, in piena guerra e grazie all’amicizia di Albert Einstein, riesce a ottenere un visto per gli Stati Uniti e, una volta sbarcato a New York, la sua fama di grande ritrattista si consolida ancora di più. Dalle collaborazioni con le grandi testate, agli intensi ritratti per lo show business hollywoodiano, Halsman ha creato un genere e uno stile unico e rivoluzionario.

Le sue fotografie mostrano la sua vulcanica creatività e fluidi sinergici che scattano nell’incontro con grandi e illustri amici, come Salvador Dalì, con cui realizza una serie di ritratti in cui l’artista e il fotografo si fondono magicamente realizzando una serie straordinaria di immagini. Tutti si prestano al “gioco” di Halsman, alla dolce tortura di essere fotografati in uno studio, tra luci, fondale e macchinari ingombranti. Philippe Halsman ha inventato un suo metodo per divertire e sorprendere i suoi soggetti, farli saltare di fronte all’obiettivo.

