Quando l’Italia cercava il boom. Il dopoguerra nelle foto di Federico Garolla

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Fotografia /

Storia, storie, immagini dell’Italia d’un tempo nella villa affrescata da Tiepolo, e che mostrano in modo fin troppo reale uno spaccato della nostra società nel secondo dopoguerra attraverso la sensibilità di Federico Garolla. Sono gli anni del dopoguerra, anni difficili, di ricostruzione, di fatica, di miseria, di desiderio di risorgere, di ripartenza, ma ancora carichi di difficoltà giornaliere colte nella vita dei paesi della Riviera del fiume Brenta, e non solo, dove la gente comune cercava di sottrarsi ad una stentata sopravvivenza. Una realtà colta da un reportage strabiliante, efficace, fin troppo vero, quello di Garolla realizzato nel 1956 e che, riprodotto in grandi immagini, popola di ricordi il parco della Villa all’interno dello spazio delle scuderie.
“Una selezione di fotografie realizzate da Garolla proprio nei luoghi attigui al complesso di Villa Pisani e che abbiamo voluto esporre in un’installazione all’interno del Parco” sottolinea Loretta Zega direttrice del Museo Nazionale di Villa Pisani.

Napoli, 1959. Istituto Don Bosco. Dal reportage Infanzia abbandonata

Una sezione che si pone capitolo alla mostra (circa 100 fotografie) e che coglie lo spirito dell’Italia del secondo dopoguerra, gli anni in cui, con affanno, si cercava di sanare le divisioni e le ferite di una guerra perduta e dalla trascorsa tragedia trarre quella forza, quel coraggio e quella creatività per avviare quello che più tardi sarebbe stato il cosiddetto “Miracolo italiano”.

Immagini che sono storia di quell’Italia che si stava risollevando dalla guerra, mostrata dall’obiettivo di Federico Garolla, che spaziano con focus mirati a carpire, con prontezza e lucidità, il luccichio delle prime sfilate di moda, il nascente star system, la gente comune alle prese con il vivere quotidiano. Un reportage che ci mostra le immagini di un popolo sofferente che guardava avanti, verso un futuro da ritrovare, e nell’insieme ricostruire un popolo-nazione carico di speranze, di desideri, di storia nuova, di ottimismo e modernità. Con uno stile tutto neorealistico Garolla osserva questa trasformazione cogliendone la modernità, ma al contempo anche le sue profonde contraddizioni, quell’indagine che allora si sentiva e si vedeva, ovvero quella dicotomia città/campagna. 

Roma, 1957. L’attrice Anna Magnani in teatro per una commedia di Luigi Barzini

“Garolla fotografa la gente, quella che sta insieme, riappacificata e riunita, la gente che partecipa ai riti collettivi del divertimento, della gioia dell’essere sopravvissuti. Il suo lavoro è attento ai fatti e di esso ci consegna l’anima e l’essenza”, sottolinea Daniele Ferrara, titolare della Direzione regionale Musei Veneti del Ministero della Cultura, istituzione che, con la Direzione del Museo di Villa Pisani a Stra e la collaborazione di Suazes e Isabella Garolla, promuove questa grande mostra.

L’obiettivo di questo straordinario maestro della fotografia italiana dello scorso secolo immortala paesaggi, gente comune, personaggi famosi, mode e tradizioni, sempre con un tocco lieve e mai indiscreto. Sono gli anni Cinquanta, gli albori del periodo d’oro delle riviste illustrate, dei giornali che raccontano la ripresa e la iniziale diffusione della televisione nella seconda metà del decennio, e dunque ancora un fenomeno lontano. Garolla diverrà il principale testimone e uno dei protagonisti dell’affermazione delle grandi sartorie dell’alta moda romana, rendendo un servizio di posa un reportage inserito all’interno della quotidianità.


“Garolla appartiene alla generazione del fotogiornalismo solo perché, nell’epoca in cui si espresse il suo talento, i musei, soprattutto in Italia, non prendevano in considerazione la fotografia come un’espressione artistica. Questa mostra vuole contribuire – sottolinea il curatore Uliano Lucas – a collocare nella giusta posizione questo importante nostro fotografo.” 

La mostra riunisce assieme oltre 100 fotografie che offrono uno spaccato completo della sua produzione, dai suoi reportage dedicati al mondo del cinema, il suo innovativo lavoro dedicato al mondo della sartoria romana con ritratti di Valentino, Capucci, le Sorelle Fontana e Schuberth. La sua passione sono però gli artisti come Guttuso e De Chirico ripresi nei loro atelier, i musicisti da Stravinsky a Rubinstein, gli scrittori come Elsa Morante e Ungaretti  -cui si prestò di fare da autista pur di godere della sua vicinanza- questi sono solo alcuni dei suoi reportage dedicati a raccontare quegli anni della situazione italiana a cavallo fra la guerra finita e la spinta a diventare tra i paesi più industrializzati  del mondo, a raccontare maggiormente il passaggio tra la civiltà contadina del preguerra  e la civiltà industriale degli anni Settanta, ancor più il passaggio tra la tradizione  e la modernità.  

Sponde del fiume Brenta, Veneto, 1956. Vita sui barconi. Bambini

Chi è Federico Garolla

Nasce a Napoli nel 1925. Nel 1936 si trasferisce in Eritrea con la famiglia, dove si avvicina al mondo del giornalismo e della fotografia, scrivendo sul Corriere di Asmara. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale rientra in Italia, a Napoli, dove collabora con il Mattino, il Domani d’Italia, la Settimana Incom Carta. Nel 1950 si trasferisce a Milano dove si dedica completamente al fotogiornalismo: realizza numerosi reportage per prestigiose testate come L’Europeo, Tempo Illustrato, L’Illustrazione Italiana, Oggi. Sui scatti sono pubblicati anche su riviste straniere quali Paris Match, National Geographic, Colliers, Stern. Nel 1951 è inviato speciale di Epoca, e in seguito per Le Ore. Dal 1953 documenta la nascita dell’alta moda italiana, immortalando i giovani stilisti nei loro atelier e le modelle per strada per riviste come Eva, Annabella, Donna, Bellezza, Arianna, Grazia e Amica. Nel 1956 si trasferisce a Roma dove fonda Foto Italia dell’Agenzia Italia di cui è il primo direttore. Nello stesso tempo testimonia la vita culturale italiana immortalano pittori, scrittori, musicisti, attori di cinema e teatro. Ma fotografa anche la gente comune e la vita negli anni del Dopoguerra. Negli anni Sessanta apre l’agenzia di pubblicità Studio GPO e realizza campagne per aziende come Cirio, Locatelli e Spigadoro. Illustra rubriche di gastronomia e libri di cucina pubblicati da Longanesi e De Agostini. Nel 1968 inizia la sua attività in Rai in qualità di regista e giornalista per alcune rubriche del TG e per una serie di documentari. Al contempo realizza reportage fotografici dedicati a musei, luoghi d’interesse architettonico e paesaggistico, pubblicati poi da Mondadori, Rizzoli, Domus, De Agostini. Nel 1982 con Mario Monti costituisce una casa editrice che dà alle stampe guide di musei attingendo al suo ampio archivio fotografico. Alla fine degli anni ’90 si dedica alla catalogazione e al recupero del suo archivio. Negli anni 2000 chiude la casa editrice e si occupa, con la figlia Isabella, alla sola valorizzazione del proprio archivio.