Paris Photo, perché tutti vogliono esserci

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Fotografia /

Paris Photo: esserci è un evento, sempre, ogni anno. La fiera di fotografia più conosciuta in Europa e credo la più famosa al mondo. Francesi, italiani e tanti, americani, giapponesi, neozelandesi, australiani, tedeschi, inglesi, sudamericani, africani, belgi, sudanesi. Paris Photo con un menu di fotografie delle gallerie, degli editori, dei premi, delle mostre, dei collezionisti da stordire chiunque anche il più preparato, colto, appassionato intenditore. Per il secondo anno Paris Photo ha esibito la sua lista nell’accogliente Grand Palais rinnovato dopo anni di febbrili lavori. Uno spazio ampio, bello, funzionale che merito alle organizzatrici, curatrici a tutti fa sentire bene anche quando i corridoi si riempiono di tanta gente. Tanta gente di tutti i tipi, di tante nazioni, di diverse età, vip e non, acquirenti, curiosi, fotografi, amatori, appassionati, amici di amici, genitori e figli, lettori e spettatori.

©Valentina / In visita a Paris Photo

La direttrice Florence Bourgeois è orgogliosa di aver ben gestito i diversi settori – come quello di Voices, di Émergence, degli editori –  tra i due piani a disposizione ma soprattutto di aver coinvolto Devika Singh, storica dell’arte docente universitaria all’Institut Courtauld di Londra e Nadine Wietlisbach, direttrice del Fotomuseo Winterthur in Svizzera che hanno saputo portare delle proposte inusuali grazie anche a gallerie che non hanno mai partecipato a Paris Photo come alcune venute dal Cairo, da Nuova Delhi o ancora da Dubai.

©Valentina / In visita a Paris Photo
©William Klein Smoke +veilx3, Paris, 1958 / Howard Greenberg Gallery
©Erwin Olaf
©Ishiuchi Miyako

Un ampio spazio è stato dedicato ad una mostra sull’America Latina, mai realizzata in una tale dimensione, della collezionista newyorchese Estrellita B. Brodsky – lei stessa originaria sud americana – intitolata “The last photo”. Una sessantina di opere dagli anni ’40 ai giorni nostri con autori di fama internazionale come Fernell Franco, Vik Muniz, Leo Matiz ma anche figure della nuova generazione. Florence Bourgeois sostiene che attraverso i progetti che scandiscono il percorso Principale delle gallerie l’intenzione è quella di mostrare che la fotografia non si limita alle edizioni. Più vivo che mai il media fotografico si rinnova costantemente prendendo forme diverse e sempre più sorprendenti: installazioni, video e opere ibride che mescolano diversi media.  Nell’incessante guardare, osservare, leggere didascalie alcuni nomi confortano la conoscenza come Joseph Koudelka, Gordon Parks, Saul Leiter, Julia Margaret Cameron,Helen Levitt, Ishiuchi Miyako, Erwin Olaf, Irving Penn, Robert Frank, Zanele Humoli, Bill Brandt, Edouard Boubat, Paul Graham, Man Ray. Sono nomi di autori e di progetti che creano un intervallo visivo e mentale poiché sedimentati nella nostra memoria.

©Robert Frank New York, undated / Zander Galerie
©Maria Aurelia Reise Masks From the series Passengers of Tim / Roland Belgrave Gallery

©Zanele Muholi Mlingana V, District Six, Cape Town, 2025/Yancey Richardson Gallery

Poi al nostro sguardo si aprono immagini nuove. Alcune poetiche come quelle di Sayuri Ishida, Maria Aurelia Reise altre concettuali come quelle di Martha Le Parc o Marisa Gonzales, altre ancora sulla memoria come quelle di Sophie Ristelhueber o sull’identità di Baud Postma, di paesaggio di Mehdi-Georges Lahlou, Jorma Puranen, o quelle sulla famiglia di Nhu Xuan Hua o altre come Sabiha Cimen, Helen Chadwick e ancora di più.

© Sayuri Ishida / Ibasho Gallery
©Nhu Xuan Hua Family Portrait at the Wedding, Archive from the Year ’85, 2016-2021 Collection, Centre national des arts plastiques

Anna Planas, la direttrice artistica, conferma con i numeri la presenza di 59 nuove gallerie su 179 e 43 editori provenienti da 33 paesi. Le artiste a esporre sono il 39%. Da non dimenticare il progetto “Elles” per Paris Photo che è sostenuto dal 2018 dal Ministero della Cultura per mettere in evidenza le artiste, le donne. Progetto quest’anno affidato a Devrim Bayar, curatrice capo di Kanal-Centre Pompidou, un museo d’arte moderna che si aprirà a Bruxelles nel 2026. Come sostiene Anna Planas: “La presenza di numerosi esperti forgia la nostra identità e costituisce uno statement: affermiamo la nostra volontà di fare di Paris Photo uno spazio di riflessione e di sperimentazione attorno alla fotografia e all’immagine.” Un modello, quello di Paris Photo, nato dalla cultura radicata nella conoscenza – a partire dalla sua nascita – della fotografia, del suo linguaggio e sostenuta con convinzione dal pubblico e dal privato. La Francia è un esempio che conferma anche con i suoi festival di fotografia di saper fare all’interno di un panorama internazionale riuscendo però, sempre, a sostenere artiste, artisti, operatori culturali francesi. 

La fotografia italiana è poco visibile e ahimè anche poco presente nelle collezioni straniere. Credo che non sia necessario dichiarare quali siano le ragioni: ministero della cultura miope, investimenti fragili, scarsa visione imprenditoriale verso l’arte, micro sistema controllato dai soliti nomi. Sono solamente alcune delle innumerevoli ragioni che rendono l’Italia per la cultura fotografica primitiva, provinciale, incapace.  

Fortunatamente si rientra in Italia con una memoria più piena, con piacevoli scambi grazie anche ad incontri imprevisti, con una valigia più pesante di libri e per chi riesce qualche fotografia in più a casa. Au revoir Paris Photo, à l’année prochaine !

©Valentina / In visita a Paris Photo / Roland Belgrave Gallery