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Quando la fotografia partorisce un’autrice come Tina Modotti è sempre bene ricordarla.

Così come fa oggi CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino. Dal 16 ottobre 2024 gli spazi del Centro accolgono la mostra di Tina Modotti. L’opera, a cura di Riccardo Costantini – promossa da Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e realizzata in collaborazione con Cinemazero – dedicata a una delle figure più rilevanti della fotografia del XX secolo. 

A cavallo del 2022-2023 era già stata realizzata una splendida esposizione ‘Genesi di uno sguardo moderno’ al Centro Saint-Bénin di Aosta che però non metteva in mostra lo stesso numero di immagini presenti oggi a Camera, circa 300, grazie a Costantini responsabile degli archivi di Cinemazero: un’instancabile ricercatore dell’opera della Modotti. In esposizione anche un attraente estratto di uno dei tre film in cui Tina Modotti è stata attrice: Tiger’s Coat di Roy Clement. La mostra a Torino inizia proprio dalla sua carriera di attrice a Los Angeles per dare spazio alle immagini più toccanti degli ultimi anni in Messico fino agli ultimi scatti negli anni ’30 prima di morire in un taxi a Città del Messico.

Edward Weston, «Ritratto di Tina Modotti nella casa di Weston a Glendale Glendale, California», 1922. Photo courtesy Galerie Bilderwelt di Reinhard Schult

A te cara Tina

Ho guardato così a lungo alcune delle tue immagini, sono stata letteralmente rapita dalla bellezza della tua fotografia, ho sentito così pungente il calore della luce messicana, ho ammirato così tanto il tuo stile compositivo asciutto, perfetto, mi sono immersa nel tuo bianco e nero sempre delicato e ho letto con avidità il significato dei tanti simboli che hai meravigliosamente composto così come ho sentito la dignità, l’orgoglio, la seduzione, la fatica delle donne messicane penetrarmi dentro da averti voluto come mia amica, mentore, sorella. 

©Tina Modotti, Donna con bandiera, Messico, 1928, Archivi Cinemazero – Pordenone

Tu oggi più che mai in questo instabile mondo mi aiuti a ritrovare delle certezze grazie alla tua fotografia. Sei tu che scrivi: “Mi considero una fotografa, niente di più; e se le mie fotografie si differenziano da quello che generalmente viene prodotto in questo campo è proprio perché io cerco di produrre non arte, ma fotografie oneste, senza trucco né manipolazioni, mentre la maggioranza dei fotografi cercano ancora “effetti artistici” o l’imitazione di altri mezzi di espressione e ne risulta un prodotto ibrido che non riesce a dare all’opera prodotta il carattere più importante che dovrebbe avere: la qualità fotografica”*.

©Tina Modotti, Donna di Tehuantepec, Messico, 1929,Archivi Cinemazero – Pordenone

Il titolo della mostra “L’Opera” ben si addice a te Tina Modotti poiché raccoglie in sé il duplice significato di ‘risultato di un lavoro, di un’azione materiale e intellettuale’. Tu sei l’opera! L’effetto che creano le tue opere – nel ricco percorso espositivo – è di credere in una fede politica, di credere nelle donne come amanti, madri, lavoratrici, politicanti, di credere nella giustizia, di credere che il linguaggio della fotografia così come lo hai saputo esprimere tu sia così potente da farci meravigliare, riflettere, conoscere. “La fotografia, per il fatto stesso che può essere prodotta soltanto nel presente e sulla base di ciò che oggettivamente esiste di fronte alla camera, si impone come il mezzo più soddisfacente per registrare la vita oggettiva in tutte le sue manifestazioni; da ciò il suo valore documentario, e se a questo si aggiunge la sensibilità e la comprensione del problema, e soprattutto un chiaro orientamento sull’importanza che deve assumere nel campo dello sviluppo storico, credo che il risultato meriti di occupare un posto nella rivoluzione sociale, alla quale tutti dobbiamo contribuire”*.

Foto di Tina Modotti in mostra da Camera a Torino
Foto di Tina Modotti in mostra da Camera a Torino

Avrai sicuramente assorbito gli effetti della rivoluzione messicana del 1910: un terremoto politico e un rinascimento artistico. La fine del lungo regime del dittatore Porfirio Diaz aprí la strada a un periodo di grande fermento sociale e creativitá artistica. Lo Stato inizió a incoraggiare e finanziare gli artisti che volevano rappresentare e promuovere la rivoluzione, mentre il Messico diventó la meta di molti artisti e intellettuali stranieri che volevano vivere in prima persona i cambiamenti in atto. Forse proprio come hai fatto tu.

Foto di Tina Modotti in mostra da Camera a Torino
Foto di Tina Modotti in mostra da Camera a Torino

Dicono: tieni insieme le cose? Ma come si fa a tenere insieme le cose? C’è un filo una colla che tengono insieme arte e vita e rivoluzione. Io ci sono dentro e fuori continuamente ma mi sfuggono. Mi restano pezzi di carne presa a morsi e squarci di luce. Come il tuo fiato sul mio petto in fiamme. La vita non mi dà pace ma io non cerco pace. Io cerco vento, sole, giustizia, verità. Se ho avuto paura? Certo che ho avuto paura. Ho avuto paura di smettere di non aver paura della libertà. Senti come suona bene questa parola: libertà. Era questo il filo che teneva tutto insieme.”

Tina Modotti e Frida Kalo, Messico 1928

Le tue opere sono sensazionali sono utili ai giovani che poco o nulla conoscono della storia della fotografia, sono ammirevoli per il messaggio congiunto di giustizia, bellezza, umanità che in questo fatale momento storico sembra svanito. La tua è una rivoluzione dentro la storia e dentro il significato della fotografia. Riesci a catturare non solo la bellezza negli oggetti simbolici della rivolta ma anche negli sguardi degli umili, dei poveri, degli offesi. I testi delle tue lettere e delle tue scritture sulla fotografia rivelano una poetica carica di sensibilità e autenticità come le tue immagini. Sei sovversiva come donna che riprendi con onestà la vita semplice che scorre davanti ai tuoi occhi: poveri, contadini, donne lavoratrici, madri che allattano, bambini insieme ai padri, intellettuali, attivisti politici, artisti. La tua fotografia esprime l’impronta di un’epoca e come scrive Jean-Marie Schaeffer nell’Immagine precaria del 2006: la fotografia degli immortali è come l’ascolto della “Suite per violoncello solo” di Johann Sebastian Bach.

©Tina Modotti, Mani sul badile, Messico, 1927 circa, Archivi Cinemazero – Pordenone
Enrique Diaz (incerto), Tina Modotti davanti a una sezione della sua mostra, Città del Messico, dicembre 1929, Archivi Cinemazero – Pordenone

Donna Tina

Afferri gli insegnamenti di Edward Weston, sentendoti sempre un passo dietro a lui, prendi la tua vita che “lotta continuamente per predominare”, respiri – durante i sette incredibili anni, 1923-1930 in Messico – ideali, dolcezza, passione da farti partorire le immagini più belle. Assunta Adelaide Luigia Modotti, detta Tina**, pur se hai vissuto meno di 45 anni la tua fotografia nutre speranza.

“Vorrei dondolare dal cielo. E cadere a picco sull’Europa. Rialzarmi e rimbalzare come una palla di gomma. Allungare una mano sino al tetto del Kremlino, rubare una tegola e gettarla al Kaiser. Sii buono: dividerò la luna in tre parti, tu avrai la più grande. Non mangiarla troppo in fretta.” Tina Modotti de Richey (moglie di Roubaix de l’Abrie Richey detto Robo).

Foto di Tina Modotti in mostra da Camera a Torino

*Articolo di Tina Modotti ‘Sulla fotografia’ pubblicato su Mexican Folkways, ottobre-dicembre 1929.

**Biografia di Assunta Adelaide Luigia Modotti, detta Tina (Udine, 1896 – Città del Messico, 1942) www.camera.to

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