La deliziosa bellezza di Lilian Bassmann

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© Lillian Bassman Mary Jane Russell, Harper’s Bazaar, New York , 1950
©Abe Frajndich Ritratto di Lillian Bassman, 1999

Quando ero ragazza si contrapponevano sul grande schermo le donne del neorealismo – affaticate, povere, violentate, madri disperate – a quelle affascinanti, romantiche della nobiltà. Sono quindi cresciuta, oltre che con un incessante desiderio di sentirmi libera anche con il mito della bellezza di Audrey Hepburn, Ingrid Bergman, Brigitte Bardot, Jane Birkin, Veruschka e la moda di Valentino, Gianfranco Ferrè, Yves Saint Laurent. Sarà per questa idea di donna bella elegantemente seducente che sfogliando il libro di Lilian Bassman mi sono sentita trascinare indietro nel tempo di quando davanti allo specchio sfoggiavo pose imitando incredibilmente le sue modelle fotografate. Come non essere in sintonia con l’affermazione della Bassman, nata nel 1917 a Brooklyn, e cresciuta nel Bronx – da genitori ebrei ucraini – : “Sono profondamente legata alla dolcezza, alla fragilità e alle problematiche del mondo femminile”. 

© Lilian Bassman Carmen Having tea, c.1950
© Lilian Bassman The Cost of Living Barbara Mullen New York,
Harpers Bazaar, March 1950
© Lilian Bassman Anne Saint-Marie, New York, 1958

Lilian Bassman fu incoraggiata da Richard Avedon a diventare fotografa e non si può capire la straordinarietà delle sue immagini se non si conosce quel magico periodo americano degli anni ’40-’60 quando Alexej Brodoviç (bielorusso) diventa art director di Harper’s Bazaar e insieme a Paul Himmel (di origine ucraine) – diventato marito della Bassman nel 1938 – lavorano su una idea di movimento, mistero, inafferrabilità, sperimentazione e costante ricerca di innovazione. Sono convinta che le influenze di pensiero tra di loro, unite a quelle più personali della Bassman con Richard Avedon e Hoyningen-Heune – che le svela i segreti della camera oscura – siano fondanti alla realizzazione dello stile così unico e personale della Bassman. Da fotografa di moda asserisce: “Il mio contributo consiste nel fotografare la moda vista con gli occhi di una donna, destinandola alle sensazioni intime di una donna.” Ritrovo ancora oggi quelle mie sensazioni intime che non mi hanno mai abbandonato: una femminilità indescrivibile, leggera, magica, senza tempo, silenziosa ma consapevole di un equilibrio precario, di un sogno costante ad occhi aperti. 

© lilian Bassman It’s a Cinch, Carmen, lingerie by Warner’s, 1951
© Lilian batsman Dress by Thierry Muller, 1998
@ Lilian Bassman Born to dance, Margie Cato in
a dress by Emily Wilkins, New York, 1950
© Lilian Bassman Du Pont, Maria Newell, c. 1950

Ecco le silhouette che Lilian Bassman anticipa nelle sue realizzazioni creando icone che nel tempo altri maestri prenderanno come spunto per i loro linguaggi fotografici. Esiste una abilità che va oltre alla scelta della modella, dell’abbigliamento. Esiste uno sguardo nuovo per gli anni in cui lei realizza queste meravigliose immagini, uno sguardo capace di cogliere un desiderio innato, molto intimo, di bellezza racchiuso – a mio parere – in tutte le donne. Esiste uno sguardo in grado di giocare con l’astrazione delle forme create dal movimento, dalle linee degli abiti, delle braccia, dei volti. Il suo lavoro ha lasciato un segno indelebile sulla storia della fotografia: immagini poetiche, avveniristiche, magiche e vellutate. Esse rendono, come giustamente notava Richard Avedon, “visibile quello straziante luogo invisibile che sta tra la comparsa e la scomparsa delle cose.” Il risultato è sempre frutto di scambio di pensieri, di conoscenza, di condizionamenti. “Le modelle che mi hanno incuriosito di più sono quelle che avevano i colli più belli e che muovevano le mani in maniera espressiva. A un certo punto ho scoperto la pittura di El Greco, e da allora il suo modo allungato di vedere è diventato anche il mio.” 

© Lillian Bassman, Barbara Mullen, New York, 1958
@Lilian Bassman Born to dance, Margie Cato in a dress by Emily Wilkins,
New York, 1950
© Lilian Bassman Suzy Parker Harper’s Bazaar, April 1952

Il linguaggio usato dalla Bassman era strettamente connesso ad una sua esigenza artistica che non era, e non doveva essere, mera e meccanica riproduzione della realtà: “Volevo pensare a un modo di stampare tutto mio, ancor prima di cominciare a fotografare …… ho sempre cercato di ottenere qualcosa di particolare da ciò che fotografavo. Mi sono presto stancata dei primi risultati e ho cercato altro. Un giorno ho iniziato a lavorare sui negativi, decolorandoli e sperimentando gli effetti ottenuti. Sono riuscita a creare nuove forme, nell’immagine sono apparse nuove materie.” Il tentativo quindi di bruciare con cura alcune aree o sbiancare sezioni della fotografia per creare immagini che sembrano un incrocio tra un acquerello e una fotografia. Una tecnica chiamata sbiancatura che ha consentito di creare un’estetica unica e distintiva: Volevo che tutto avesse dei contorni soffusi, mi piaceva creare un nuovo tipo di visione oltre a ciò che la telecamera vedeva”. A metà del XX secolo, quando la fotografia di moda stava prende forma, Lilian Bassman non è una fotografa come le altre: lei è un’apripista, un’artista che vede il mondo attraverso un obiettivo diverso. Ogni sua fotografia, ogni sua immagine accuratamente realizzata, racconta una storia di eleganza, grazia, movimento.

© Lillian Bassman Mesh cap, California, C. 1950’S

Lilian Bassman è una donna che evolve, cambia e negli anni ’70 non si ritrova più nell’ambiente sempre più commerciale della moda e decide di eliminare buona parte dei suoi negativi soprattutto quelli legati alla pubblicità. Negli anni ’90 grazie ad uno storico di moda Martin Harrison, ritrova alcuni negativi abbandonati nelle scatole, che convince l’artista a riprenderli e a condividerli con il resto del mondo. Le sue “eroine” sono le mie e davanti al mio specchio di adolescente quante volte avrei voluto scappare tuffandomi – come abilmente è riuscita a riprendere in una serie di Lilian dal titolo Wonders of water – nella meraviglia dell’acqua fresca lontano dai giudizi, dai rimproveri di essere donna, di voler essere solamente me stessa.

© Lilian Bassman Wonders of Water- Model
Unknown, New York, Harper’s Bazaar, 1959