Gli ultimi contadini di Lorenzo Cicconi Massi ne “Il Respiro della Terra”

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Fotografia /

Ha per titolo “Il respiro della terra”, la mostra di Lorenzo Cicconi Massi e Christian Tasso, che Villa Baruchello di Porto Sant’Elpidio ospita fino al 31 dicembre 2024. A vedere la mostra m’è sembrato di leggervi il cuore del mondo e dell’Italia.  Titolo “vero”, e chiaro, fin troppo, capace di esprimere il linguaggio del mondo, il suo vivere, la grande famiglia dei contadini, che meglio di chiunque sanno leggere il processo esistenziale del quotidiano, quel vivere che fu già raccontato da Rocco Scotellaro nel suo “Contadini del Sud” e da Carlo Levi in “Cristo si è fermato a Eboli”; la mostra  trova nella villa settecentesca di Porto Sant’Elpidio nelle Marche la sua collocazione ideale, entrambe sono infatti promotrici di un’attenta valorizzazione del territorio locale.

L’esposizione curata da Alessia Locatelli, racconta l’esistenza dell’ultima comunità contadina locale, profondamente legata a tradizioni antiche, alla stagionalità e al proprio territorio. Tutto parte dall’ intento di mettere in luce il patrimonio culturale marchigiano e i suoi artisti, sicchè il progetto si fa portavoce di un grido collettivo, di un urlare d’esserci, di un essere fondamentali. Sebbene così piccola, la regione Marche è infatti capace di attrarre turisti da tutto il mondo, ed è patria di numerosi artisti; Loreto, Recanati, Falconara, Senigallia, Fermo, Porto Sant’Elpidio, Feltria, Macerata, Cingoli, Corinaldo, Esanatoglia, Frontino, Gradara, Grottammare, Mercatello sul Metauro, Mondavio, Mondolfo, Monte Grimano Terme, Montecassiano, Montecosaro, Monte Vidon Corrado, Montefabbri, Montefiore d’Aso, Montelupone, Moresco, Offagna, Offida, Pergola, San Ginesio, Sarnano, Sassoferrato, Servigliano, Torre di palme, Treia, Visso, ecc.  È dunque qui che, affiancando un contesto prolifico e in continua evoluzione, la piccola comunità contadina si staglia come in un amaro gioco di contrasti, un mondo geografico e regionale che aveva prima interessato il grande fotografo Mario Giacomelli (Senigallia 1925 – 2000) e oggi muove e movimenta già da tempo Lorenzo Cicconi Massi. 

Con una serie di oltre 60 bianchi e neri incisivi, scatti potenti e a tratti malinconici, i due fotografi mostrano dignitosamente una realtà ormai destinata a scomparire. Nella campagna marchigiana, sempre più invasa dalle nuove tecnologie, persiste una concezione altra della vita, più lenta e ancorata al rispetto della natura, io stesso ho ancora nella mente e nei ricordi i campi e le colline arate a Loreto negli anni Cinquanta del Novecento, quando i contadini aravano con l’aratro trainato da buoi. I contadini che abitano la campagna marchigiana hanno sposato la loro terra, le sue risorse e uno stile di vita ereditato da generazioni. Ecco ritratti, tradizioni, vita in casa, stili di vita, religiosità tra vita e morte, tutta una civiltà contadina trasuda da questi scatti. Sono pochi oggi i contadini e ne sono ben consapevoli, assistono con impotenza all’inesorabilità degli eventi, consci che in un futuro prossimo tutto questo scomparirà.

Con un racconto visivo di rara bellezza, di una magia incantevole, di una calma invasiva, i due artisti marchigiani (Lorenzo Cicconi Massi è di Senigallia, mentre Christian Tasso è originario di Macerata) testimoniano le radici del loro paese attraverso una vena poetica e allegorica. Le immagini esposte, fine art su cornice bianca, superano i confini visivi e diventano metafora, storia e tradizione. Osserva Lorenzo Cicconi Massi: “Gli ultimi contadini. Non fanno che ripetere che sono rimasti pochi, che in giro non c’è più nessuno e che una volta la vita era diversa. Sposati con la terra, con gli animali, con gli alberi e le piante. Si muovono ancora bene, malgrado tutti gli anni piegati a toccare la propria ombra. Sono diffidenti, eppure alla fine ti raccontano le vicende della loro esistenza come fossi un amato fratello. Sono vecchi e depositari delle nostre radici. Il loro futuro però si esaurisce nell’attesa della prossima alba. Potremmo pensarli come figure provenienti da un passato lontano, sovrumane, eroiche e allo stesso tempo familiari.  Sono gli ultimi contadini e sono la nostra memoria. Il lavoro è cominciato nell’inverno del 2010. Sospeso per molti anni è ripreso nel gennaio del 2019 fino alla primavera del 2024”. “Il set up avrà dimensioni di stampa e montaggio differenti, per dare un senso ritmico allo spazio espositivo della Limonaia, dal piccolo formato dei ritratti al grande photowall che costituisce il landscape (paesaggio) su cui si muovono le piccole storie individuali raccontate dai due fotografi” rivela Alessia Locatelli, curatrice della mostra, e ancora: “Una serie di foto di medio formato galleggeranno al centro dello spazio della prima sala, e andranno a completare l’allestimento, che, come per la mostra storica di Steichen, ci ricorda che facciamo tutti parte della grande famiglia degli uomini”.