L’Inghilterra degli anni Settanta, il fumo di sigaretta nei locali dove si suona musica dal vivo; le sanguinose imboscate ai soldati dell’Armata rossa in Afghanistan al principio degli anni Ottanta; la Napoli criminale, il Libano della guerra civile, ma anche il Made in Italy, le tradizioni, l’Italia meno conosciuta. E poi gli assedi israeliani nella Striscia di Gaza; l’avanzata americana nel Kuwait invaso dalle truppe di Saddam Hussein; l’orrore nei Balcani dilaniati a metà anni Novanta. Una carriera poliedrica e ricca di avventura quella di Francesco Cito, napoletano classe 1949, fotografo insignito di alcuni tra i più importanti premi del settore, come il World Press Photo nel 1996 per le foto scattate durante il Palio di Siena. Una carriera che in quasi mezzo secolo è riuscita a toccare ambiti e situazioni apparentemente molto distanti tra loro, ma accomunate dall’essere state immortalate dal suo obiettivo.
Cito è uno dei protagonisti della settima edizione del Brescia Photo Festival, rassegna promossa da Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con il Ma.Co.f – Centro della Fotografia Italiana, con la curatela artistica di Renato Corsini, che da marzo porta nei luoghi espositivi più prestigiosi della città e della provincia un programma articolato di mostre con alcuni dei nomi più importanti e celebrati della fotografia italiana contemporanea.
Il titolo scelto per questa settima edizione è Testimoni, un termine che sottolinea la capacità dei fotografi di documentare il presente favorendo la lettura della storia attraverso il racconto che ne fanno le immagini. E con la sua mostra intitolata “Archive in progress – Editi e Inediti”, Francesco Cito dimostra di saper affrontare i temi sociali con la lucida consapevolezza di essere “testimone” di frammenti di Storia.
Una mostra che si prefigge di compiere vere e proprie incursioni nel lavoro di Cito, osservando dall’interno la cifra del suo pensiero creativo e offrendo ai visitatori la straordinaria opportunità di scoprirne l’evolversi.
In esposizione dal 18 maggio scorso al prossimo 30 settembre, la mostra si divide in due momenti: una prima parte affronta i reportage su temi di grande attualità, anche se esplorati negli anni ’80 e ’90: Palestina, coloni israeliani, Islam e Russia;
la seconda parte, che sarà inaugurata a fine luglio, approfondirà il lavoro del fotografo su suolo nazionale, dai vigneti della Franciacorta ai vicoli di Napoli. La raccolta comprende circa 150 fotografie in bianco e nero, tra editi e inediti, di grande e medio formato.
L’archivio che da il titolo alla mostra è quello costruito in anni di lavoro, una straordinaria cassaforte di emozioni, esperienze, incontri, storie. Fotografie pubblicate perché necessarie, altre rimaste nel cassetto. In ogni caso, preziose testimonianze di un modo di fare fotografia in modo impegnato.