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Nell’antica fortezza medievale di Castiglia di Saluzzo vive una bellissima mostra di Ferdinando Scianna, primo fotografo italiano a entrare nella prestigiosa agenzia Magnum Photos, che ne racconta l’anima e il percorso più autentico. Ha per titolo “Ferdinando Scianna. La moda, la vita” e riunisce ben 90 fotografie, alcune delle quali inedite, che esplorano un capitolo ancora oggi meno conosciuto ma fondamentale della sua carriera, vale a dire la moda. Un mondo avvicinato da Scianna con lo sguardo del reporter, letto, guardato e ripreso da estetica patinata a racconto di vita vera, con l’occhio che ne ha colto luoghi, incontri e memorie.

Fulminante, iconica, strepitosa, bellissima in questo percorso è la storica campagna per Dolce&Gabbana con la modella Marpessa, ambientata nei paesi della Sicilia, dove la moda si intreccia con la strada, con le piazze e con la realtà quotidiana. Accanto a questo capitolo, la mostra riunisce le grandi serie dell’artista: da Paradossi ad A partire dall’ombra, da Moda senza modelli a Modelli senza moda, fino a Lamerica ed Europa tra due epoche, offrendo un ritratto completo della sua capacità di fondere etica e stile, fotografia e letteratura, memoria e invenzione. Il titolo “La moda, la vita” riassume perfettamente questo approccio; la fotografia di moda, per Scianna, non è mai superficie o artificio, ma racconto umano, poesia e verità.

Il progetto espositivo dedicato a Ferdinando Scianna si lega strettamente alla mostra “Helmut Newton. Intrecci” (Il Filatoio – Caraglio, 23.10.2025 -01.03.2026) sempre nella zona di Saluzzo e vi dista solo 30 minuti, che vede protagonista un altro grande maestro della fotografia del Novecento. Due mostre in dialogo tra loro che approfondiscono aspetti inediti o poco esplorati nelle carriere dei due autori, offrendo al pubblico due visioni complementari della moda, vista da Scianna come racconto della vita e da Newton come provocazione dell’immaginario.

Ferdinando Scianna è nato a Bagheria, in Sicilia, nel 1943. Proprio nella sua città inizia a dedicarsi alla fotografia ancora giovanissimo, agli inizi degli anni Sessanta, raccontando per immagini la cultura e le tradizioni della sua terra d’origine. Decide molto presto di diventare fotografo, sconvolgendo i progetti dei propri genitori che lo volevano avvocato o medico. Già i primi ritratti delle persone di Bagheria, che Scianna ritrae con tono curioso e partecipe, risultano carichi d’intensità. Nel 1961 si iscrive a Lettere e Filosofia all’Università di Palermo, mentre la sua passione per la fotografia inizia a strutturarsi.

Diventa allievo del grande critico Cesare Brandi e mostra le proprie foto a Enzo Sellerio che gli farà scoprire l’universo culturale bressoniano. Sono anche gli anni in cui si forma una coscienza politica determinante per l’evoluzione della sua fotografia, così come il vincolo con la propria terra d’origine e le tradizioni siciliane. Circa due anni dopo, un incontro fondamentale per la sua vita professionale e personale: entra in contatto con Leonardo Sciascia, lo scrittore con il quale a soli 21 anni pubblica il saggio Feste Religiose in Sicilia, libro che ottiene il prestigioso Premio Nadar.

Il volume crea molte polemiche, soprattutto a causa dei testi di Sciascia, che mostra l’essenza materialistica delle feste religiose. Ma anche le foto del giovane Scianna hanno il loro impatto. “La fotografia era la possibilità del racconto di una vicenda umana. Questo il mio maestro mi fece capire, e mi introdusse ad una certa maniera di vedere le cose, di leggere, di pensare, di situarsi nei confronti del mondo” Sull’onda del successo del libro, Scianna si trasferisce a Milano dove lavora per l’Europeo come fotoreporter, poi inviato speciale e corrispondente da Parigi, dove vive per 10 anni. A Parigi inizia anche a dedicarsi con successo alla scrittura. Collabora con varie testate giornalistiche, fra cui Le Monde Diplomatique e la Quinzaine Littéraire.

“Mi ritrovavo più a scrivere che a fotografare, ma sapevo di essere un fotografo che scrive”, racconta Scianna. Proprio nella capitale francese, il suo lavoro viene particolarmente apprezzato, da Henri Cartier-Bresson, che nel 1982 lo inviterà a presentare la sua candidatura all’agenzia Magnum Photos, da lui fondata nel 1947. Torna a Milano e lascia l’Europeo per dedicarsi alla fotografia: “L’agenzia è lo strumento di un gruppo di fotografi indipendenti, una struttura in grado di valorizzare il tuo lavoro tanto meglio quanto più sai utilizzare questo strumento. Magnum continua a sopravvivere secondo l’utopia egualitaria dei suoi fondatori, in modo misterioso riesce a far convivere le più violente contraddizioni”. A Milano lavora per vari giornali. Inizia anche a fotografare per due giovani designer emergenti, Dolce e Gabbana.

Un incontro casuale, che darà vita ad una delle collaborazioni meglio riuscite nella fotografia di moda. A Scianna viene richiesto di realizzare un catalogo inserendo la splendida modella Marpessa nel contesto della sua Sicilia. Scianna riesce a mescolare magistralmente i registri visivi del mondo della moda con l’esperienza del fotoreporter, creando un risultato originale che spezza la monotonia patinata della fotografia di moda. É un successo che lo porterà a collaborare con prestigiose riviste internazionali e a realizzare altri servizi di moda in cui affianca con maestria artificio ed autenticità. Questa improvvisa ed inaspettata svolta, apre il mondo fotografico di Scianna a nuove esperienze, parallele a quelle piú tradizionali del fotogiornalismo: pubblicità e fotografie commerciali, senza mai però abbandonare il reportage sociale, i ritratti ed il giornalismo: “Adesso, con immutata passione, divertimento ed ironia, opero nei campi più diversi. Faccio un po’ di moda, un po’ di pubblicità, il reportage e cerco piú che mai di fare ritratti. Inoltre recupero materiale dal mio archivio fotografico per numerosi progetti. Nelle mostre non faccio distinzioni tra le immagini nate dal lavoro di fotoreporter a quelle di moda, per esempio. Le inserisco tutte, in una continuità che é poi quella della mia pratica professionale”.

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