Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY

Qual è la verità nella Storia? Quella che ci arriva dalle immagini per illuderci dalla loro fascinazione o per angosciarci dalla loro brutalità? O ancora dalle innumerevoli ricerche, indagini, fonti storiche che con pazienza risaliamo parola per parola come un fiume alla scoperta del vero? Il Museo Civico Archeologico di Bologna propone, con coraggio, in questi tempi bui da Medioeveo, la mostra CHE GUEVARA tú y todos, un viaggio intimo, autentico nella vita di Ernesto Guevara de la Serna, universalmente conosciuto come Che Guevara. Il mito della generazione degli anni ’70: il Che! bello, impavido, sfacciato, coraggioso ma soprattutto difensore dei deboli, degli indifesi. Insomma un moderno Guglielmo Tell in un’epoca in cui si riusciva ancora a distinguere il bene dal male, il giusto dall’ingiusto, l’ideale dall’opportunista, l’occidente dall’oriente, la pace dalla guerra. La mostra nasce grazie alla stretta collaborazione con il Centro Studi Che Guevara de l’Avana e il prezioso supporto di Aleida March, moglie di Che Guevara e del figlio Camilo Guevara, scomparso nel 2022. La vita del Che inevitabilmente si incrocia con la storia di Cuba e del suo popolo dove tutto è bellezza e sacrificio. Cuba, una Shangri-La immaginaria, che inganna per la sua luminosa luce che sprigiona dal blu del mare, dal verde dei palmeti e dagli sguardi della gente, dalla sensualità nel sorriso di adulti e bambini. 

Ernesto Guevara con la sorella Celia ad Alta Gracia, Argentina. 1940©Centro de Estudios Che Guevara
La famiglia Guevara a Mar de la Plata (Argentina)1945©Centro de Estudios Che GuevaraChe Guevara

Il pubblico viene introdotto alla mostra da pannelli che raccontano la storia di Cuba dal 1492 al 1952, anno dell’inizio della dittatura di Fulgencio Batista. Si prosegue con il racconto, attraverso alcuni Album interattivi sfogliabili, delle tappe significative della vita del giovane Ernesto prima di diventare il Che. Penso che il mito nasca dall’uomo, dal giovane studente poco più che ventenne, entusiasta, desideroso di conoscere, di sapere. Come non ricordare il film I diari della motocicletta di Walter Salles con un bravissimo Gael Garcia Bernal che interpreta Ernesto Guevara mentre attraversa l’America Latina insieme all’amico Alberto Granado sulla ormai famosa motocicletta Norton battezzata “Poderosa II”.

Ernesto Guevara alla partenza per il viaggio in bicicletta per le provincie dell’Argentina. 1950©Centro de Estudios Che Guevara
Ernesto Guevara con degli amici prepara la motocicletta la Poderosa. 1951©Centro de Estudios Che Guevara

È in quel viaggio che il Che prende coscienza delle diseguaglianze sociali, della povertà dei contadini indigeni, delle malattie, delle ingiustizie sociali, dello sfruttamento sul lavoro e soprattutto della mancanza di libertà. Inizia a prendere vita la forma del mito proprio dalla sua storia personale e poi politica, dall’incoscienza di chi vuole conquistare il mondo lasciandosi trasportare dalla propria sensibilità fragilità. Le sue azioni, la sua anima si miscelano in un impasto dove il giovane medico diventa un volontario che si trasforma in rivoluzionario, in uomo politico mentre scrive, denuncia, trascina folle e sventola su bandiere con le immagini fatte da grandi fotografi.  Il Curatore del progetto Davide Zambelli dichiara che: “La mostra CHE GUEVARA tú y todos si propone di superare l’immagine stereotipata dell’eroe rivoluzionario chiuso nella sua rigidezza per rivelare l’uomo. Attraverso documenti inediti, diari, lettere e registrazioni, emerge un Che intimo, fragile e determinato, combattuto tra ideali e affetti. La tenerezza e la passione, il dolore e la malinconia che traspaiono dai suoi scritti più personali ribaltano l’immagine del combattente imperturbabile…… Le sue parole, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà, rivelano un uomo guidato da un forte senso di giustizia sociale ma attraversato da dubbi, contraddizioni e amare riflessioni.”

Autoritratto di Ernesto Guevara a Buenos Aires. 1951©Centro de Estudios Che Guevara

Ritorno alla fotografia per il suo ruolo centrale nella nascita di un mito come quello rivoluzionario di Che Guevara. Molte sono le foto famose come quella iconica di Alberto Korda “Guerrillero eroico” del 1960. Sarà Giangiacomo Feltrinelli che dopo aver comprato la foto nello studio di Korda decide di farne un manifesto lasciando solamente il ritratto del Che in primo piano e tagliando dall’immagine gli elementi presenti ai lati nella foto originale. Godibile in mostra! Sarà quel manifesto divulgato in milioni di esemplari a rendere noto il Che e la sua vita. Usata e riprodotta per scopi simbolici, artistici e pubblicitari, è stata definita dal Maryland Institute College of Art come la foto più celebre di sempre. Ma non concessa la pubblicazione! A 39 anni, nel 1967 Ernesto Che Guevara muore in Bolivia ma viene immortalato qualche anno prima, da René Burri a Cuba quando era diventato ministro dell’agricoltura. Ecco un’altra immagine destinata ad entrare nella storia, un ritratto memorabile. Burri sosterrà: “quella fotografia è entrata nel nostro immaginario grazie al Che e al suo grande sigaro, non al mio lavoro”. E sarà sempre la fotografia, quella del suo cadavere – fatta dai militari boliviani che inconsapevolmente hanno citato il Cristo Morto di Mantegna – a trasformalo in un martire, in un eroe. Il merito però di questa esposizione è che permette di scoprire Che Guevara non solo come rivoluzionario e guerrigliero ma anche come padre, amico, marito innamorato e figlio. In una lettera alla madre si legge: “Qualche tempo fa, […] un giovane leader cubano mi ha invitato a entrare nel suo movimento, un movimento che era di liberazione armata nella sua terra, e io, naturalmente, ho accettato. […] Il mio futuro è legato alla rivoluzione cubana. O vinco con loro o muoio.” (Ernesto Guevara, lettera ai genitori – 6 luglio 1956). La natura di molti fotoreporter è proprio quella di cercare di affrontare la complessità umana e come sostiene Federico Rios Escobar, fotoreporter colombiano: “a inseguire l’umanità in continua lotta. Cerco di vedere il lato umano delle persone. Di tutte le persone. Un membro di una gang o un guerrigliero delle FARC è un essere umano: è anche un ragazzo, un amico, un marito, un figlio, un fratello…..”

Ernesto che Guevara con Aleida March. 1959 ©Centro de Estudios Che Guevara
Che Guevara con Aleida, Aleida, Camilo e Ernesto. 1965©Centro de Estudios Che Guevara

Loro, i fotografi, possono farlo ma io oggi posso godermi questa straordinaria esposizione e anche giudicare il mio mito. Riprendo – da un incredibile incontro sulle Rivoluzioni avvenuto con Ivo Saglietti – e condivido le parole di Domenico Quirico: “Che resta dopo tanti anni di storia di questa breve ma intensa vita del Che? Quanto ha resistito del mito allo sbriciolarsi impietoso della creatura politica Cuba a cui aveva legato se stesso? Il bohémienne innocente e curioso sempre a mezza strada tra don Chisciotte e il condottiero resiste ancora quasi non appartenesse agli errori e agli orrori di Fidel Castro finito, il líder máximo, se non per alcuni irriducibili nella pattumiera della storia? L’apologetica del Che non ha occultati l’uomo autoritario e brutale che ordinava con il sigaro in bocca i plotoni di esecuzione dopo la vittoria. L’economista pasticcione impermeabile al dubbio, il rivoluzionario rimasto senza popolo dal Congo alla Bolivia, marxista approssimativo. In fondo è la morte precoce che ha preservato l’eroe positivo al creatore di sogni cui si perdona tutto anche di non esser eguale al suo mito. In fondo l’unica grandezza che resiste è di aver resistito alle lusinghe deleterie del privilegio e del potere. Non è poco!”

Che Guevara in Congo 1965©Centro de Estudios Che Guevara
Che Guevara prima di morire in Bolivia. 1967©Centro de Estudios Che Guevara

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto