“Raccontare la realtà, oggi, non è affatto facile”. È con queste parole che Sara Paci, direttore organizzativo del Dig festival, ha presentato ieri a Milano la nuova edizione della rassegna internazionale dedicata al giornalismo investigativo.

Dopo l’annata nera del 2018 che ha visto finire in carcere più di 250 giornalisti in svariate zone del mondo (il numero più alto degli ultimi 20 anni), torna per il quinto anno consecutivo a Riccione la manifestazione che assegnerà un premio alle migliori inchieste e reportage video dell’anno. Il festival è promosso dall’associazione Dig e dal Comune di Riccione, in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna e quest’anno sarà dedicato alle “Personal matters” (questioni personali).

“Oggi più che mai, nell’era dei social e delle fake news – afferma il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini – è necessario promuovere un giornalismo di qualità, che sappia approfondire le notizie, accertarne le fonti, indagare sui fatti. Un giornalismo di inchiesta che possa far luce sulla nostra realtà in modo indipendente”.

E così dal 30 maggio al 2 giugno, si terranno a Riccione una cinquantina di proiezioni pubbliche, 14 incontri, 12 seminari e sei tra concerti, spettacoli e mostre. Il tutto con uno sguardo particolare all’attualità.

“L’elemento che più mi piace – afferma a InsideOver il sindaco di Riccione, Renata Tosi – è l’opportunità che andiamo a creare a favore di quelli che credono in questo lavoro del giornalismo di indagini e di inchiesta, così troveranno anche i mezzi per poter realizzare il proprio sogno”.

I protagonisti di quest’anno

Tra i nomi più in vista di questa quinta edizione c’è quello di Naomi Klein (presidente della giuria del premio), che assieme ad altri 13 professionisti di livello internazionale, tra cui Charlie Phillips (che ha fondato e dirige la divisione Documentari del Guardian), dovrà decretare i vincitori delle 7 sezioni del concorso Dig Awards, scegliendoli tra 26 lavori già selezionati, sulle 300 candidature provenienti da ogni parte del mondo. Molto attesi, anche, Matthew Caruana Galizia, ingegnere informatico e giornalista, figlio della reporter Daphne Caruana Galizia – uccisa a Malta nell’ottobre del 2017 – e Marco Gualazzini, che quest’anno ha vinto il World Press Photo (categoria ambiente) con il suo reportage sul Lago Ciad.

Attesa, in particolare, per la sezione Dig Pitch, riservata ai progetti in fase di sviluppo o pre-produzione, che mette in palio un premio di produzione da 15mila euro, assegnato al termine di un incontro tra gli autori e importanti produttori internazionali: un format che negli anni passati ha portato alla realizzazione di molte delle inchieste giunte alla selezione finale.

Chi sono i finalisti

Come riportato dal sito ufficiale del festival, sono stati da poco rivelati i finalisti di quest’anno. Nella categoria Investigative Long vanno Generation Hate, un’inchiesta sotto copertura condotta da Al Jazeera per un anno intero tra le frange più violente dell’estrema destra francese. Myanmar’s Killing Fields, un viaggio nella Birmania sconvolta dalle persecuzioni alla minoranza rohingya, con materiali video esclusivi del reporter australiano Evan Williams. E Online Crooks, Stealing Hearts (and Wallets), della giornalista svizzera Isabelle Ducret, è un’inchiesta sulla rete internazionale delle truffe “sentimentali” ai danni di uomini e donne in cerca di compagnia.

Nella categoria Investigative Medium, invece, i finalisti sono “Artificial Pitch, Damned Turf?”, in cui Emmanuel Morimont della tv pubblica belga Rtbf analizza i rischi per la salute e per l’ambiente delle fibre usate nei campi sintetici. How Steve Bannon’s Far-Right “Movement” Stalled in Europe, in cui Paul Lewis del Guardian studia la rete europea e italiana di Steve Bannon e President’s Bodyguards Wealth di Roman Anin, già nel team d’inchiesta dei Panama Papers, film che indaga sulle ricchezze delle guardie del corpo di Putin.

In finale nella sezione Reportage Long anche Francesca Mannocchi e Alessio Romenzi con il documentario Isis, Tomorrow, sui ragazzi cresciuti nelle terre dell’Isis. Nella sezione Short, invece, il team di BBC Africa Eye firma Anatomy of a Killing, indagine capace di individuare i colpevoli e il luogo esatto di un delitto commesso in un luogo imprecisato in Africa: diventato celebre per un video divulgato online, il crimine è stato ricostruito a migliaia di chilometri di distanza usando tecnologie sofisticate, tutte open source.

Accanto a tanti reporter, il Dig Festival ospiterà anche artisti e protagonisti del mondo della cultura. Un primo assaggio è offerto dal manifesto di questa edizione, affidato a uno dei più apprezzati street artisti italiani, Ericailcane, che ha reinterpretato in chiave personale il simbolo di Dig e del giornalismo d’inchiesta: l’inconfondibile watchdog, il cane da guardia della democrazia. Tra gli ospiti del Dig Festival, ci sarà anche Elio Germano, che presenta il suo nuovo progetto “Segnale d’allarme”.

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