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A maggio il mondo sembra respirare: in Europa specialmente la morsa del coronavirus si è placata, i Paesi hanno iniziato ad uscire dal lockdown, la riapertura di bar e negozi ha riacceso la vita in tutto il vecchio continente. Ma le vicende legate al virus non hanno mai smesso di essere preminenti in cima all’informazione. E così non ci si è accorti fino in fondo delle importanti novità dal resto del mondo. In questo mese Teheran ha sfidato Washington a muso duro, inviando in Venezuela cinque petroliere per aggirare l’embargo Usa imposto tanto all’Iran quanto allo stesso governo sudamericano. Sempre a maggio, una ricerca anglo kenyota ha aperto le porte della sfida contro la malaria.

Le petroliere iraniane in Venezuela

Il 2020 era iniziato con un boato in grado di scuotere il 3 gennaio sia Baghdad quanto il resto del medio oriente. Un raid statunitense aveva infatti ucciso il generale iraniano Qassem Soleimani. Un colpo molto duro per Teheran. Il militare era il più importante stratega della politica estera della Repubblica Islamica, la sua morte ne ha fatto un vero e proprio martire sia per gli iraniani che per milioni di sciiti in tutto il mondo. La prima risposta da parte degli ayatollah è stata rappresentata da una serie di raid attuati l’8 gennaio, che però sono stati controproducenti tanto a livello politico quanto mediatico. L’Iran ha quindi voluto rispondere sul piano economico. Il braccio di ferro con Washington del resto è iniziato quando il presidente Usa Donald Trump ha deciso di inasprire nuovamente le sanzioni, stralciando l’accordo sul nucleare sottoscritto dal predecessore Barack Obama.

La contromossa di Teheran è stata quindi rappresentata dalla partenza dai porti del Golfo Persico di cinque petroliere. La loro destinazione era il Venezuela. In questo modo si raggiungeva un duplice scopo: vendere petrolio aggirando le sanzioni e infastidire Washington allacciando rapporti con uno dei governi più ostili agli Usa, quello cioè guidato dal presidente Nicolas Maduro. A sua volta anche Caracas infatti era sotto sanzioni imposte dalla Casa Bianca. Il 23 maggio la nave Fortuna è entrata nelle acque della zona economica esclusiva venezuelana. In quegli stessi giorni le altre quattro navi, Forest, Petunia, Faxon e Clavel, solcavano il canale di Suez. I mezzi arriveranno in sud America a giugno. Al loro interno tonnellate di benzina raffinata essenziali per un’economia, quale quella di Caracas, ridotta allo stremo.

La reazione Usa è stata di condanna, ma al tempo stesso da Washington l’arrivo delle prime navi in Venezuela è stato minimizzato. Una prima vera risposta si è avuta soltanto ad agosto, con il sequestro di altre quattro petroliere inviate dall’Iran.

La scoperta contro la malaria

Nell’anno contrassegnato dal coronavirus, una svolta nel mondo della medicina è arrivata nel mese di maggio da Nairobi. Qui un team di ricercatori kenyoti e inglesi, ha individuato un meccanismo in grado di fermare prima del tempo l’avvento della malaria. La malattia non è affatto sconfitta, nemmeno in Europa. A inizio anno ha destato scalpore la morte di una giornalista italiana di rientro dalla Nigeria proprio a causa della malaria. In Africa sono migliaia i casi registrati. La scoperta avvenuta in Kenya si basa su un principio molto semplice: evitare che il Plasmodium, il micro organismo iniettato dalle zanzare causa della malattia nell’essere umano, possa essere veicolato. Tutto ciò, secondo i ricercatori del Centre of Insect Physiology and Ecology di Nairobi, potrebbe avvenire grazie all’azione di un altro micro organismo: il Microsporidia Mb, una specie unicellulare parassita proprio delle zanzare.

Gli studiosi hanno osservato che le zanzare che convivono con il Microsporidia Mb sono immuni al Plasmodium. Quest’ultimo potrebbe in poche parole non attecchire sulle zanzare e, di conseguenza, non infettare l’uomo. Lo studio non ha chiarito il motivo di tale comportamento, tuttavia è stato accertato che l’agente infettante viene reso innocuo all’interno dell’insetto che fa da tramite con l’essere umano. La scoperta potrebbe portare nei prossimi anni alla possibilità di eradicare la malaria.

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