Il summit di Vilnius della Nato ha determinato la fine dell’impasse tra Stoccolma e Ankara, la Turchia ha infatti accettato di ratificare attraverso il prorpio parlamento il protocollo di adesione della Svezia, processo sinora bloccato a causa di alcune dispute tra le due nazioni. L’ingresso di Stoccolma nella Nato rappresenta un successo per Joe Biden e un evento in grado di mutare gli equilibri di potere nel Mar Baltico.

L’impasse tra Turchia e Svezia

La politica estera svedese è stata improntata sin dalle guerre napoleoniche su una forte neutralità. L’invasione russa dell’Ucraina ha determinato un drastico cambiamento di tale paradigma, spingendo Stoccolma a richiedere l’ingresso nell’Alleanza atlantica, in virtù della necessità di mantenere tutelare la propria sicurezza. Sebbene la Svezia risponda pienamente ai requisiti richiesti per l’ingresso sanciti dallo studio sull’allargamento Nato del 1995, la domanda di adesione del Paese è stata bloccata a casa della mancata ratifica del protocollo di adesione da parte della Turchia e dell’Ungheria. Le motivazioni dietro tale decisione da parte di Ankara sono da ascrivere all’asilo che Stoccolma ha offerto a diversi ribelli curdi. Ciò si è incrociato con le costanti critiche espresse dalla Svezia alla situazione dei diritti umani in Turchia.

Sebbene Stoccolma avesse espresso la volontà di incrementare la cooperazione con Ankara circa il contrasto al terrorismo, le corti svedesi avevano bloccato diverse espulsioni di cittadini curdi. Contemporaneamente, la mancata ratifica del Protocollo di adesione svedese ha anche rappresentato un importante strumento negoziale nelle mani di Recep Tayyip Erdogan. La Turchia ha infatti costantemente richiesto agli Stati Uniti supporto volto a modernizzare la propria flotta aerea di F-16. In virtù del progressivo peggioramento delle relazioni tra Washington e Ankara negli ultimi anni, gli Stati Uniti hanno infatti escluso la Turchia dal programma F-35. Ciò si è incrociato con i forti danni che l’aeronautica di Ankara ha subìto in virtù delle purghe operate da Erdogan a seguito del tentato golpe del 2016. La Turchia ha pertanto richiesto a Washington la fornitura di aeromobili F-16 e di numerosi kit di modernizzazione per i velivoli già in suo possesso, tuttavia gli Stati Uniti si sono rivelati piuttosto cauti, mostrando ampie riserve sulla conclusione dell’accordo

Il summit di Vilnius

Il summit Nato di Vilnius ha rappresentato l’evento ideale per ricomporre tali diatribe. Erdogan ha tenuto fede alla sua posizione di duro negoziatore, riuscendo a strappare un accordo a lui nettamente favorevole. Il presidente turco ha infatti accordato di avviare il processo di ratifica del Protocollo di adesione della Svezia in cambio di nuove garanzie nella cooperazione svedese contro il terrorismo curdo. La Svezia ha infatti accettato di proseguire la propria cooperazione nel settore della sicurezza con Ankara all’interno del meccanismo trilaterale permanente istituito durante il summit Nato di Madrid e accordato la formazione di un un Security Compact bilaterale costituito da incontri interministeriali a cadenza annuale, il quale determinerà la creazione di gruppi di lavoro specifici.

Contemporaneamente Stoccolma ha asserito che durante il primo incontro del compact presenterà una roadmap volta alla piena implementazione del memorandum trilaterale siglato con Turchia e Finlandia, con specifico riferimento all’articolo 4, il quale impone a Helsinki e Stoccolma di porre fine al proprio supporto per il movimento curdo Ypg e il movimento di Fetullah Gulen. La Svezia accorda inoltre l’eliminazione degli ostacoli alla cooperazione nel settore della difesa e accetta un incremento della cooperazione economica con la Turchia. Contestualmente Biden ha rimarcato la sua volontà di procedere al trasferimento degli F-16 e dei relativi kit di modernizzazione alla Turchia, consultandosi costantemente con il Congresso e il Consigliere per la Sicurezza nazionale sullivan.

Come cambiano gli equilibri nel Mar Baltico

Pur presentando una forza militare di dimensioni ridotte, la Svezia dispone di sistemi d’arma altamente avanzati, nonché di una posizione strategica dall’elevata importanza. Stoccolma dispone infatti di missili anti nave RBS15, lanciabili dalle corvette classe Stoccolma, Goteborg e Visby e dai caccia JAS39 Gripen, nonché di una potente flotta sottomarina. Tali sistemi d’arma consentirebbero in caso di guerra tra la Nato e la Russia di colpire le forze militari russe presenti nella base di Kaliningrad e al contempo, anche grazie al controllo dell’isola di Gotland, di negare a Mosca l’accesso all’exclave di Kaliningrad, determinando in caso di conflitto il completo isolamento di quest’ultima. L’ingresso della Svezia nella Nato rappresenta quindi un duro colpo strategico per la Federazione russa. Mosca ha infatti sempre sofferto grandemente per il mancato accesso ai mari caldi, ora più che mai limitato. Contemporaneamente, l’obiettivo di preservare il libero accesso all’exclave di Kaliningrad, indicato dalle varie strategie navali russe, è ora molto più complesso da perseguire.

L’ingresso della Svezia

Il summit di Vilnius, pur avendo eliminato l’ostacolo più rilevante all’ingresso di Stoccolma nella Nato, non determinerà in automatico lo svolgimento di tale processo, in quanto attualmente è necessario attendere le tempistiche della Grande assemblea nazionale turca, la quale ovviamente vigilerà sull’implementazione dell’accordo. Contemporaneamente rimane ancora un nodo all’ingresso di Stoccolma nell’Alleanza atlantica, rappresentato dall’Ungheria. Budapest similmente ad Ankara non ha infatti ancora ratificato il Protocollo di adesione svedese. Ciò è avvenuto a causa della forte ostilità tra le due nazioni, espressa dalle critiche piuttosto dure che Stoccolma ha espresso negli ultimi anni a causa della progressiva erosione del rule of law in Ungheria. La posizione ungherese ha recentemente suscitato le ire degli Stati Uniti, concretizzatesi nel congelamento di un imponente pacchetto di armamenti per Budapest da parte del Senatore Jim Risch. Tuttavia, sebbene l’ingresso della Svezia non avverrà nell’immediato, la luce verde da parte di Ankara lascerà nel lungo termine l’Ungheria come il solo ostacolo all’adesione. Una posizione progressivamente sempre più insostenibile.