Recep Tayyip Erdogan colpisce ancora e si prepara a aumentare le forniture di gas che la Turchia garantirà all’Europa. Concedendo, in nome delle esigenze energetiche del Vecchio Continente, una porta d’accesso indiretta al gas russo nelle settimane in cui l’Ucraina taglia i ponti con Gazprom per il transito sul suo territorio dell’oro blu di Mosca. E segnando, silenziosamente, un punto a suo favore nei rapporti con Bruxelles.
Parlando con la testata “Millet” il ministro dell’energia e delle risorse naturali Alparslan Bayraktar, vicino a Erdogan, ha annunciato che in Bulgaria arriverà presto un gas naturale “bollinato” col marchio turco di Turkish Blend e sarà prodotto unendo l’oro blu che il Paese importa da varie fonti. Ankara ha un consumo annuo di 50 miliardi di metri cubi e si prevede che la Turchia possa arrivare a inviare verso l’Unione Europea un valore di 7,5 miliardi di metri cubi sommando quelli ricevuti via spedizioni di gas naturale liquefatto (Gnl) e quelli ottenuti via tubo.
La strategia della Turchia
A sdoganare la capacità di immissione del Turkish Blend nella rete l’accordo firmato nel 2023 tra Turchia e Bulgaria per avviare la vendita di gas dal Paese anatolico a quello balcanico a esso confinante. Come ha ricordato la testata bulgara Novinite, “Nel gennaio 2023, il governo provvisorio della Bulgaria e il presidente Rumen Radev sono stati coinvolti nella firma di un accordo di 13 anni con il fornitore di gas statale turco BOTAŞ. In base a questo contratto, Bulgargaz, il fornitore di gas statale della Bulgaria , è obbligato a pagare quasi 500mila dollari al giorno per la capacità e l’accesso alla rete di trasmissione del gas, indipendentemente dall’utilizzo effettivo”. La Turchia si prepara a far passare gas che, in buona parte, potrebbe contenere tracce di oro blu russo.,
Il 40% delle forniture energetiche della Turchia sono infatti coperte dal gas russo tramite l’interconnettore TurkStream, mentre dalla Turchia si diramano anche il gasdotto Trans-Anatolico (Tanap), che porta nel Paese il gas azero pescato nel Mar Caspio e una cui diramazione corre proprio in direzione della Bulgaria, complementare a quella spinta verso l’Adriatico dal Tap che termina in Italia. Ad oggi circa il 3% del gas fisicamente acquisto dall’Ue via tubo arriva dalla Turchia, e c’è la prospettiva che l’accordo con Sofia aumenti la quota fino a farla raddoppiare se domande arriveranno da Paesi come Ungheria e Romania o, fuori dal blocco, da Serbia e Nord Macedonia. Ed è indubbio che il Turkish Blend conterrà anche una quota del gas russo comprato da Ankara, assieme al Gnl che arriva nel Paese da Usa, Qatar, Nigeria e Oman.
La porta del gas russo in Ue
Secondo Politico.eu, “TurkStream non solo facilita le continue esportazioni di gas russo, ma mina anche la diversificazione europea inondando il mercato con gas scontato. E questo gas russo a basso costo mette a repentaglio i progetti di produzione nazionale nel Mar Nero, ritardando anche le importazioni alternative di Gnl attraverso i terminali in Grecia, Croazia e Polonia“, rispetto alle quali il gas via tubo ha un indubbio vantaggio di costo.
La Commissione Europea ha messo al vaglio l’accordo, mirando a capire se l’esclusività del rapporto tra i due operatori, quello turco e quello bulgaro, sia una violazione delle norme di concorrenza. Un metodo per accendere il faro sulla conseguenza europea dei rapporti russo-turchi. A cui però sarà difficile rinunciare. Le maglie delle sanzioni sono ampie e il gas russo, del resto, ha già dimostrato di essere in Ue per restare. Erdogan, da fuori l’Ue, agisce pro domo sua. E l’Europa rincorre.

