Un nuovo fronte energetico nel Mediterraneo: la Grecia accelera sulle centrali nucleari galleggianti

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Nel cuore del Mediterraneo sta prendendo forma un progetto destinato a influenzare le dinamiche energetiche dell’intera regione: la realizzazione di centrali nucleari galleggianti, note come Floating Nuclear Power Plants (FNPP). Una soluzione che, nata per rispondere alle fragilità delle reti elettriche insulari e costiere, si sta trasformando in una possibile alternativa strategica per un’area esposta agli effetti combinati della crisi climatica e della domanda di elettricità in aumento.

La Grecia, con il suo mosaico di isole e la necessità di garantire forniture stabili anche nelle zone più remote, è diventata il centro del dibattito dopo un incontro ad Atene che ha riunito imprese, esperti e rappresentanti istituzionali attorno alla fattibilità del progetto. L’idea alla base delle FNPP è semplice nella forma e complessa nella realizzazione: costruire piattaforme marittime dotate di reattori nucleari modulari capaci di generare elettricità continua, senza emissioni di carbonio e con costi inferiori rispetto alle centrali tradizionali.

La prospettiva che queste infrastrutture possano essere posizionate al largo – senza consumo di suolo e con una gestione più flessibile delle operazioni – rappresenta un’opportunità per Paesi che puntano a diversificare le proprie riserve energetiche. La Grecia vede in questo progetto un possibile punto di svolta, anche alla luce dell’interesse internazionale per il Mediterraneo come hub energetico dedicato alle nuove tecnologie offshore in fase di sviluppo a livello globale.

Il modello PESTLE

L’incontro organizzato ad Atene a fine novembre ha visto la partecipazione di CORE POWER, ABS Hellas e Athlos Energy, tre realtà che da tempo lavorano sulla possibilità di trasferire in mare i principi della produzione nucleare avanzata. Il confronto si è concentrato sull’utilizzo del modello PESTLE, un approccio di analisi che valuta gli impatti politici, economici, sociali, tecnologici, legali e ambientali di un progetto di questa portata. Una scelta che riflette la consapevolezza che il nucleare galleggiante non può essere affrontato solo come un tema ingegneristico: richiede una visione integrata che tenga conto delle norme marittime internazionali, della percezione pubblica e delle implicazioni sui territori costieri.

Durante i lavori, i partecipanti hanno evidenziato il ruolo della leadership politica come fattore decisivo. Il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis, nei mesi precedenti, aveva espresso apertura all’idea di inserire l’energia nucleare all’interno del piano nazionale per l’energia e il clima entro il 2027. La posizione governativa, unita all’interesse degli operatori industriali, suggerisce quindi che il Paese potrebbe trovarsi in un momento di transizione in cui le FNPP non rappresentano più un concetto futuristico, ma uno scenario operativo da valutare con attenzione.

Il quadro PESTLE servirà anche come base per un rapporto del Deon Policy Institut e per un documento aggiuntivo dedicato al possibile dispiegamento delle FNPP negli altri Paesi mediterranei. Una prospettiva che mostra come questo progetto non sia limitato alla Grecia, ma venga osservato da tutto il bacino come un potenziale modello replicabile.

Le applicazioni delle centrali nucleari galleggianti

ABS aveva già anticipato parte del lavoro nel 2024, quando pubblicò i primi requisiti dettagliati per la costruzione di centrali nucleari galleggianti. Quel documento evidenziava un punto cruciale: molte delle tecnologie più avanzate destinate ai reattori marittimi non hanno ancora raggiunto piena maturità. Nonostante ciò, sottolineava anche come il principio del reattore modulare – adottato nella nuova generazione di sistemi nucleari – possa essere esteso alle FNPP con vantaggi considerevoli in termini di sicurezza, costi e rapidità di implementazione.

La modularità non rappresenta solo una caratteristica tecnica, ma una vera leva strategica: permette di adattare la potenza alle esigenze di porti, infrastrutture industriali, grandi attracchi commerciali e comunità costiere, oltre a rendere più gestibile la manutenzione e la logistica. Il consorzio composto da ABS, CORE POWER e Athlos Energy sta lavorando proprio a questo: definire i CONOPS (Concetti Operativi Originali), stabilire protocolli di funzionamento e valutare le aree idonee del Mediterraneo in base a profondità dei fondali, rotte navali, venti dominanti e presenza di infrastrutture di supporto.

Tra le applicazioni considerate rientrano la produzione di energia per le isole non interconnesse alla rete continentale, il supporto ai porti commerciali che devono ridurre le emissioni, l’alimentazione di impianti di desalinizzazione fondamentali in un Mediterraneo sempre più esposto alla scarsità idrica. L’obiettivo è rendere le FNPP strumenti flessibili, in grado di dare risposta a emergenze energetiche e a esigenze strutturali, trasformando il mare in un nuovo spazio di produzione sicura e programmabile.

Governance, rischi e nuovi equilibri

L’avanzamento del progetto delle centrali nucleari galleggianti apre scenari che vanno oltre la semplice innovazione energetica: portare reattori in mare implica la costruzione di un sistema di governance che integri norme marittime internazionali, responsabilità di sicurezza e processi autorizzativi ancora poco definiti per infrastrutture di questa natura.

Il consorzio coinvolto ha indicato che questi aspetti verranno affrontati attraverso un white paper ad accesso pubblico, con l’obiettivo di offrire agli Stati mediterranei un riferimento condiviso. La Grecia, da parte sua, si trova davanti a un’opportunità che potrebbe modificarne il peso strategico nella regione, ma anche a una serie di scelte che richiedono prudenza e una capacità di pianificazione di lungo periodo.

Se il progetto dovesse procedere, le FNPP potrebbero diventare non tanto un simbolo di trasformazione, quanto un vero e proprio strumento operativo capace di intervenire in modo concreto sulle vulnerabilità strutturali dell’area, garantendo un approvvigionamento stabile, una gestione più efficiente dell’acqua e il supporto alle infrastrutture critiche.