La “tregua d’inverno” accettata dal presidente russo Vladimir Putin su proposta dell’omologo statunitense Donald Trump porterà Mosca a sospendere per una settimana i raid sulle città ucraine e a ridurre la pressione sugli impianti energetici e di generazione elettrica di Kiev, nel pieno della morsa del gelo sul Paese ex sovietico.
Nei prossimi giorni si prevede che a Kiev la colonnina di mercurio oscillerà tra i -10 e i -25 gradi, in quello che è sicuramente il più rigido inverno dall’invasione russa del 2022. Ebbene, mentre la guerra si prepara a doppiare il suo quarto anniversario il prossimo 24 febbraio, questo stop sicuramente ridurrà la pressione sul Paese invaso ma non migliorerà sostanzialmente la capacità di resistenza della popolazione ucraina: gli attacchi russi contro l’infrastruttura energetica sono stati una costante da fine 2022 a oggi, ma nel 2025 hanno raggiunto un’inusitata proporzione, con raid di droni e missili orientati proprio a lasciare al buio (e al gelo) l’Ucraina.
Lo scenario russo è chiaro: Mosca sa che una vittoria totale sul campo di battaglia è remota, pur in una fase di indubbio vantaggio tattico, e dunque la via maestra per il successo o per forzare Kiev a concessioni di pace più estese passa per lo scenario “novembre 1918”, ovvero per un crollo del fronte interno analogo a quello che accelerò il collasso della Germania nella Grande Guerra.
L’ora più buia per l’Ucraina
Green Deal Ukraina, un think tank specializzato nello studio dei dossier energetici del Paese, ha rilevato come nonostante l’aumento di capacità installata, soprattutto nel solare, in Ucraina nel 2025 la rete resti il vulnus critico per il Paese guidato da Volodymyr Zelensky e la dipendenza energetica di Kiev dall’estero è tornata ad acuirsi ad ottobre, in parallelo a quanto successo gli anni scorsi sulla scia dell’assalto russo agli impianti energetici. A metà gennaio, il report di Gdu sottolineava che buona parte del Paese arrivava a sperimentare dalle 8 alle 12 ore di interruzione energetica al giorno e tutto questo nonostante il lavoro estremo degli operatori di rete nazionali.
Il Kyiv Independent segnala invece che l’80% del Paese subirà in questi giorni tagli alla fornitura energetica quotidiani e il 15% delle abitazioni di Kiev risulta scollegato dalla rete. Nel quadro dei progetti di futura ricostruzione dell’Ucraina, l’idea della resilienza crescente della rete dovrà rientrare nel quadro dei progetti degli operatori. Il Paese, che ha perso il controllo della centrale nucleare di Zaporizhzhia che lo rendeva un esportatore netto di energia prima della guerra, oggi è nell’ora più buia. Di fronte alla prospettiva incerta della guerra, alle problematiche strategiche legate alla governance delle finanze pubbliche, sempre più precaria, e alla stanchezza da guerra della popolazione, l’Ucraina sa che la pressione russa sulla rete energetica, se rinnovata, può rendere difficile sostenere il prosieguo dell’inverno. La tregua accettata da Putin evidenzia, piuttosto che lenire, queste fragilità ucraine. E dopo la sua fine bisognerà capire se l’Ucraina saprà resistere ad ulteriori attacchi, mentre il freddo non molla la sua presa.

