Svezia, rivoluzione nucleare: dopo 40 anni, sceglie Rolls-Royce per installare tre reattori

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La decisione della svedese Videberg Kraft di affidarsi a Rolls-Royce SMR per il progetto di installazione di tre reattori modulari di piccola taglia rappresenta una vera e propria svolta strutturale per l’intera penisola scandinava. L’annuncio – formalizzato dall’utility di Stato Vattenfall AB insieme a Industrikraft i Sverige AB, che detengono congiuntamente la proprietà della società veicolo – rappresenta l’avvio del primo nuovo progetto per la generazione di energia atomica nel Paese da più di quattro decenni. L’infrastruttura – denominata ufficialmente Progetto Videberg – sorgerà sulla costa occidentale, nella penisola di Värö, in diretta prossimità del già esistente impianto nucleare di Ringhals, che costituisce attualmente uno dei pilastri fondamentali dell’approvvigionamento elettrico nazionale.

L’obiettivo industriale dell’operazione è chiaro: immettere circa 1,5 gigawatt (GW) di capacità energetica complessiva nella rete svedese, offrendo una risposta concreta al fabbisogno delle industrie pesanti e delle famiglie nelle regioni meridionali. Secondo la tabella di marcia condivisa dai partner, il primo dei tre reattori da 470 megawatt dovrebbe entrare in funzione indicativamente nel 2030, avviando un ciclo operativo standardizzato e garantito per almeno sessant’anni. Con questa mossa, la Svezia entra tra i primi Paesi europei ad aver selezionato la tecnologia del gruppo di Derby, dopo il percorso avviato nel Regno Unito nell’ambito del programma sostenuto da Great British Energy – Nuclear e l’accordo raggiunto nella Repubblica Ceca con il gruppo energetico statale ČEZ.

La gara industriale e i motivi del successo di Rolls-Royce

Questo traguardo commerciale è il risultato finale di un rigoroso processo di selezione tecnica durato tre anni. Durante questo periodo, il consiglio di amministrazione di Videberg Kraft ha vagliato ed esaminato oltre 70 diverse opzioni tecnologiche disponibili sul mercato globale, restringendo progressivamente il campo fino a un duello finale molto serrato. La competizione ha visto contrapposti il reattore ad acqua pressurizzata (PWR) proposto da Rolls-Royce SMR e il modello a ebollizione BWRX-300 sviluppato dal consorzio nippo-americano GE Vernova Hitachi. Come spiegato da Anna Borg – amministratore delegato di Vattenfall e membro del board della società di progetto – la scelta è caduta sul costruttore britannico per ragioni di stabilità tecnologica e per un’impostazione contrattuale commercialmente molto solida.

Il modello PWR adotta infatti lo stesso principio ingegneristico già ampiamente utilizzato oggi nel sito di Ringhals, offrendo una familiarità operativa che riduce sensibilmente i rischi legati alla manutenzione e alla gestione quotidiana. Inoltre, la dirigente di Vattenfall Desirée Comstedt e il membro del consiglio di amministrazione di Videberg Kraft e Industrikraft Tom Erixon hanno rimarcato i vantaggi del concetto industrializzato di Rolls-Royce: gran parte delle componenti verrà fabbricata all’interno di stabilimenti dedicati per poi essere trasportata sul sito per l’assemblaggio finale. Questo approccio – secondo quanto sostenuto – riduce l’incertezza legata ai cantieri tradizionali e mitiga il rischio di ritardi strutturali, poggiando su una rete di fornitori e subappaltatori prevalentemente situata in Europa.

La spinta politica di Stoccolma e il mercato dei sussidi statali

L’accelerazione impressa al Progetto Videberg non è un caso isolato, ma riflette un radicale cambio di rotta della politica energetica svedese: la svolta si ha nel 2022 con l’insediamento del governo di centro-destra, che ha rimosso alcuni dei precedenti vincoli normativi e rilanciato il ruolo dell’atomo nel mix energetico nazionale. Successivamente, Stoccolma ha pubblicato una roadmap nazionale molto ambiziosa, la quale prevede la costruzione di nuovi reattori nei prossimi decenni, così da coprire l’impennata dei consumi legata alla transizione elettrica.

A dare una scossa agli investimenti industriali è stata anche l’introduzione di strumenti pubblici di sostegno, tra cui garanzie e meccanismi finanziari destinati a favorire lo sviluppo del nuovo nucleare. Videberg Kraft si è mossa d’anticipo rispetto ai concorrenti, presentando la prima richiesta formale di aiuti pubblici. Tuttavia, l’intero comparto scandinavo mostra segni di forte vivacità: lo sviluppatore svedese Blykalla ha recentemente richiesto finanziamenti governativi per un piano da sei reattori nel sito di Norrsundet, mentre Studsvik ha presentato piani dettagliati per l’installazione di ulteriori 1.400 megawatt di capacità nucleare nel sud del Paese, delineando una vera e propria corsa nazionale all’atomo di nuova generazione.

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La nuova mappa dell’energia e la sovranità industriale europea

Il successo svedese permette a Rolls-Royce di rafforzare la propria posizione tra i principali sviluppatori occidentali di tecnologia SMR, una trasformazione strategica rivendicata con forza dall’amministratore delegato del gruppo Tufan Erginbilgic. Più in generale, la vicenda fa emergere un profondo mutamento nell’approccio delle nazioni occidentali verso la transizione ecologica. Di fronte alla marcata volatilità dei mercati delle materie prime, la sicurezza degli approvvigionamenti ha progressivamente assunto un ruolo centrale, imponendo una visione decisamente più pragmatica.

I piccoli reattori modulari si stanno ormai rivelando una delle opzioni maggiormente considerate dagli Stati intenzionati a proteggere la competitività delle proprie filiere manifatturiere senza dover affrontare i costi finanziari e i lunghi tempi di realizzazione delle centrali nucleari tradizionali. In questo scenario, la Svezia rappresenta uno degli esempi più evidenti della nuova fase del nucleare europeo, in cui gli SMR vengono valutati come strumenti determinanti per rafforzare la sicurezza energetica e sostenere la competitività industriale.