Mentre il mondo intero conta i danni provocati dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, dal mancato invio di milioni di barili di petrolio, dagli incassi evaporati e dalle numerose commesse cancellate, c’è qualcuno che sta facendo affari d’oro. I riflettori sono puntati su Sinokor Group, una compagnia di navigazione sudcoreana che, surfando le turbolenze in Medio Oriente, ha raccolto ingenti profitti trasportando preziosi carichi di oro nero all’interno della regione martoriata dalle tensioni.
Decisiva la strategia di investimento di Sinokor in petroliere di grandi dimensioni (Vlcc, Very Large Crude Carrier), investimento iniziato prima del conflitto e adesso culminato in una flotta comprendente oltre 150 navi del genere. I taxi dell’armatore sudcoreano funzionano così. Le imbarcazioni del gruppo, molte delle quali inviate nel Golfo Persico poche settimane prima dello scoppio della guerra, effettuano brevi viaggi per caricare petrolio dall’area, navigano attraverso Hormuz e scaricano la mercanzia nei punti di trasferimento nave-nave nel Golfo dell’Oman.
Affari d’oro nello Stretto di Hormuz
Emblematica l’analisi dei dati di tracciamento navale effettuata dalle società di intelligence Vortexa, Equasis e Signal Group. Lo scorso settembre, le navi di Sinokor hanno trasportato 105,6 milioni di barili di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz. Calcolatrice alla mano si tratta di quasi il 40% del petrolio transitato da quelle parti nello stesso mese e di una quantità superiore alla somma dei carichi movimentati dalla saudita National Shipping, dalla Kuwait Oil Tanker Company e dalla divisione di trasporto marittimo della Abu Dhabi National Oil (97,3 milioni di barili).
Cosa sappiamo di Sinokor? Innanzitutto che è gestita da un riservatissimo magnate sudcoreano, Ga Hyun Chung, un signore il cui patrimonio stimato si aggira intorno agli 1,5-2 miliardi di dollari. Il gruppo, formato da una delle flotte di superpetroliere più grandi del pianeta, ha iniziato a far parlare di sé in seguito alla crisi di Hormuz.
Il motivo è presto detto: qualche settimana prima della guerra in Irain, Mr. Chung ha inviato un’enorme quantità di Vlcc (ottenute in precedenza tramite acquisti o noleggi a lunga durata a prezzi stracciati) nel Golfo Persico. Con la chiusura dello Stretto di Hormuz queste petroliere sono state utilizzate, ovviamente a peso d’oro, dai produttori del Golfo che avevano bisogno di caricare petrolio o che rischiavano di restare senza spazio di stoccaggio.
Come ha spiegato Bloomberg, le navi di Sinokor si sono trasformate prima in depositi galleggianti, poi in vettori di invio. Le sue navi hanno trasportato petrolio greggio dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti, e hanno effettuato spedizioni anche verso Iraq e Qatar.
La strategia dell’armatore sudcoreano
Fondata nel 1989 nel settore del trasporto marittimo di container, l’azienda è oggi guidata da Chung Tae Soon, ex presidente dell’Associazione degli armatori coreani. Suo figlio, il richiamato Chung Ga Hyun, è la mente che ha diretto la strategia di acquisizione delle petroliere.
Altro aspetto rilevante: al fianco di Sinokor troviamo MSC, il gruppo fondato dal miliardario italiano Gianluigi Aponte, che attraverso una controllata ha ottenuto il controllo congiunto del gruppo coreano insieme a Hyun. L’operazione, emersa da un documento dell’autorità antitrust cipriota, ha così consolidato i legami tra due dei protagonisti più riservati del settore marittimo.
“Le mosse di Sinokor durante la guerra con l’Iran sono rivoluzionarie”, ha dichiarato Matt Wright, analista principale del settore noli di Kpler, a Fortune. “Creando un contesto favorevole alla loro posizione negoziale, stanno aumentando le tariffe per tutti gli armatori. Sono inoltre disposti a operare in segmenti di mercato in cui gli armatori potrebbero ancora essere cauti, e stiamo assistendo ai primi segnali di ripresa del mercato proprio grazie a questo”, ha aggiunto l’esperto. Detto al trimenti, Sinokor continua a puntare forte su Hormuz mentre tutti ci girano al largo.