Saipem-Subsea7, il nuovo gigante europeo dei servizi all’energia ha il cuore italiano

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Un gigante europeo in arrivo dopo un’operazione all’americana. La fusione tra l’italiana Saipem e la norvegese Subsea7 è una delle più importanti manovre volte ad accrescere e potenziare il settore energetico del Vecchio Continente creando un polo dei servizi integrati per la logistica, dalle piattaforme di estrazione petrolifere ai parchi eolici offshore.

Saipem-Subsea7, un’operazione di sistema

L’operazione porterà all’emersione di un attore da almeno 20 miliardi di euro di fatturato, dal nome di Saipem7, con 43 miliardi di euro di ordini in pancia e capace di fare economie di scala, innovazione grazie a 9mila ingegneri su 45mila dipendenti, e concorrenza vera ai campioni di oltre Atlantico, in un’epoca in cui fonti di energia rinnovabili come l’eolico e apparati come le infrastrutture per il gas naturale liquefatto genereranno un mercato diversificato.

La sede sarà tutta italiana: Saipem7 prenderà casa a Milano. E nel nuovo gruppo, dove i due conglomerati entreranno in forma paritetica, ci sarà un marchio del capitale pubblico italiano: Cassa Depositi e Prestiti, controllata dal ministero dell’Economia e delle Finanze, ha il 12,82% di Saipem mentre Eni, a sua volta avente Via XX Settembre come azionista di riferimento, detiene il 21,9%. Si tratta della seconda operazione in poche settimane riguardante le attività strategiche del Paese a portare il marchio del capitale pubblico dove la scalata ai cavi sottomarini di Sparkle compiuta assieme all’operatore di rete italiano Retelit. Non secondario anche il fatto che l’advisor dell’operazione sia stato Intesa San Paolo, che si consolida nel ruolo di banca partner delle grandi aggregazioni di sistema. Anche Mediobanca ha benedetto finanziariamente l’operazione, annunciando in un report il fatto che la saldatura tra due nicchie di mercato diverse può generare valore.

Un colosso solido con sede a Milano

Qual è la situazione dei conti delle due aziende? Il Fatto Quotidiano li ha ricostruiti, sottolineando che “Saipem ha chiuso l’esercizio 2023″, ultimo di cui c’è un dettaglio completo, “con il ritorno all’utile (179 milioni) dopo una crisi scoppiata tre anni prima. Il risultato, insieme a ricavi in crescita del 19% a 11,87 miliardi e nuovi ordini per 18 miliardi, ha indotto il gruppo ad annunciare il ritorno della cedola nel 2025”, mentre Subsea7, “si prepara ad annunciare i risultati del 2024 il 27 febbraio, ha chiuso il 2023 con ricavi per 6 miliardi di dollari (5,73 miliardi di euro), nuovi ordini per 7,4 miliardi di dollari (7,07 miliardi di euro) e un utile netto di 10 milioni di dollari (9,56 milioni di euro)”.

Nel settore dei servizi per l’energia si va dunque nella direzione di un maggiore consolidamento operativo, secondo un quadro chiaro che vede le aggregazioni prendere piede in vari campi della competizione economica in settori strategici. Vale per la finanza, dove è l’Italia il Paese-laboratorio; vale per il mondo della Difesa con i progetti comuni; sta valendo, con alterne fortune, per le telecomunicazioni. Ora l’affare Saipem-Subsea7 apre prospettive interessanti sull’energia. E l’Italia, con Milano, si troverà di fronte alla possibilità di avere ora tre colossi stanziati nell’area del capoluogo lombardo con respiro internazionale. A Eni e alla multinazionale “regina” dei gasdotti, Snam, si aggiungerà ora Saipem7. A testimonianza della capacità del sistema-Paese garantito dal capitale pubblico di saper fare industria anche nell’era contemporanea.