Russia e Iran hanno compiuto un nuovo passo nella loro cooperazione energetica firmando un memorandum d’intesa sulla costruzione di piccole centrali nucleari in territorio iraniano. L’annuncio è arrivato da Rosatom, la società statale russa per l’energia atomica, che ha definito l’accordo un “progetto strategico”. Il documento è stato firmato a Mosca dal direttore generale di Rosatom, Aleksei Likhachev, e dal massimo funzionario iraniano per il nucleare, Mohammad Eslami, attuale vicepresidente iraniano e capo dell’Organizzazione per l’energia atomica dell’Iran (AEOI).
Il memorandum rappresenta un progresso non di poco conto rispetto a negoziati rimasti a lungo sul tavolo: già nel 2014, infatti, era stato annunciato un piano per costruire otto centrali nucleari in Iran, ma per oltre un decennio la cooperazione tra i due Paesi era rimasta limitata ad accordi quadro e intese preliminari. Con la firma del 22 settembre 2025, Mosca e Teheran hanno formalizzato l’impegno a entrare in una fase operativa, rilanciando un dossier che negli anni aveva subito rallentamenti legati al contesto geopolitico e alle pressioni internazionali.
Secondo quanto dichiarato dall’agenzia ufficiale IRNA, la firma del documento è avvenuta a margine di un incontro bilaterale che ha visto la partecipazione delle delegazioni di entrambi i Paesi. Rosatom ha sottolineato che il memorandum “delinea i passi specifici” per l’attuazione del progetto, che si colloca all’interno della cooperazione storica tra i due Stati.
I piani di Teheran: otto centrali per 20 GW di energia
Secondo le dichiarazioni di Mohammad Eslami ai media statali iraniani, l’obiettivo di Teheran è costruire otto centrali nucleari per raggiungere una capacità totale di 20 gigawatt entro il 2040: quattro di questi reattori dovrebbero sorgere a Bushehr, città che già ospita l’unica centrale nucleare attualmente operativa del Paese, costruita dalla Russia e con una capacità di circa 1 GW.
L’Iran soffre da anni di carenze di elettricità, soprattutto nei mesi di picco della domanda, e considera l’energia nucleare un tassello essenziale per soddisfare il fabbisogno energetico interno. La centrale di Bushehr, inaugurata nel 2010 e messa in funzione nel 2011, ha rappresentato la prima tappa concreta della cooperazione atomica con Mosca, nonostante le forti obiezioni degli Stati Uniti. La seconda e la terza unità della stessa centrale – che al momento conta un solo reattore – sono in costruzione dal 2019 e dovrebbero entrare in funzione tra il 2026 e il 2027.
Il memorandum appena firmato amplia così l’orizzonte della collaborazione bilaterale, inserendosi in un progetto a lungo termine che riflette sia le ambizioni energetiche di Teheran sia la volontà della Russia di consolidare la propria influenza nel settore del nucleare civile a livello globale.
Eslami ha parlato di un progetto che punta a diversificare il mix energetico nazionale, riducendo la dipendenza dal gas naturale e aumentando la quota di energia prodotta dal nucleare. Ha inoltre ribadito che l’Iran intende sviluppare il programma esclusivamente per scopi civili, sottolineando il “diritto non negoziabile” del Paese all’energia atomica. Secondo fonti iraniane, la scelta di Bushehr per ospitare parte dei nuovi reattori è legata anche alle infrastrutture già esistenti, che permettono di ottimizzare costi e tempi di realizzazione.
Un’eredità di cooperazione e tensioni internazionali
La cooperazione nucleare tra Mosca e Teheran ha radici che risalgono al 1992, quando i due Paesi firmarono i primi accordi sull’uso pacifico dell’energia atomica e sul completamento della centrale di Bushehr, originariamente avviata da una società tedesca negli anni Settanta e interrotta dopo la Rivoluzione islamica del 1979.
Oggi, la Russia conferma il proprio sostegno all’Iran in un contesto internazionale contrassegnato da tensioni esplosive: Mosca ha più volte condannato gli attacchi statunitensi e israeliani contro siti nucleari iraniani, condotti con l’obiettivo dichiarato di impedire a Teheran di acquisire la capacità di costruire un’arma atomica. Da parte sua, l’Iran respinge queste accuse, ribadendo di non avere intenzione di sviluppare armi nucleari e rivendicando il diritto a un programma civile.
Ad ogni modo, Stati Uniti e Israele continuano a sostenere che Teheran, oltre ad arricchire uranio a livelli senza applicazioni civili, abbia portato avanti attività compatibili con uno sviluppo militare e parallelamente potenziato un vasto arsenale missilistico. La Russia – pur dichiarandosi contraria a un Iran dotato di armi atomiche – difende il diritto di Teheran a utilizzare la tecnologia nucleare per fini civili, presentando la cooperazione bilaterale come un esempio di uso pacifico dell’energia atomica.
Prospettive future e ambizioni energetiche
Il memorandum tra Russia e Iran non è soltanto un’intesa tecnica: rientra in una cornice geopolitica segnata dall’isolamento internazionale di entrambi i Paesi. Mosca, alle prese con le sanzioni europee, vede nella cooperazione con Teheran un’occasione per rafforzare i propri legami strategici al di fuori della sfera occidentale. Per l’Iran, il partenariato con la Russia offre invece un sostegno tecnologico e politico utile a sviluppare infrastrutture energetiche di lungo periodo e a dimostrare la propria capacità di resistere alle pressioni esterne.
L’accordo rilancia anche il dibattito sulla sicurezza regionale: la prospettiva di otto nuovi reattori in Iran, pur dichiarati civili, alimenta le preoccupazioni dei Paesi che da anni guardano con diffidenza al programma nucleare iraniano. Le sfide rimangono numerose, dalla realizzazione concreta delle centrali – che richiederà ingenti risorse finanziarie e tempi lunghi – alle possibili reazioni della comunità internazionale, con gli Stati Uniti e Israele che continueranno a monitorare con attenzione ogni sviluppo.
Quel che appare certo è che il memorandum appena firmato sancisce un momento chiave nella lunga storia della cooperazione atomica tra Mosca e Teheran: se tradotto in progetti concreti, potrebbe trasformare il profilo energetico dell’Iran entro i prossimi decenni e consolidare ulteriormente l’asse russo-iraniano in un contesto globale sempre più frammentato.