Secondo i dati di LSEG, l’Arabia Saudita è diventata il principale acquirente di olio combustibile e gasolio sottovuoto (VGO) esportati via mare dalla Russia. Le esportazioni russe di questi prodotti petroliferi sono cresciute del 6% rispetto al mese precedente, raggiungendo circa 4,26 milioni di tonnellate metriche, secondo i calcoli di Reuters basati sui dati LSEG. Da quando l’Unione Europea ha imposto un embargo totale sui prodotti petroliferi russi nel febbraio 2023, a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina, i Paesi asiatici e del Medio Oriente, tra cui l’Arabia Saudita, sono diventati i principali acquirenti di olio combustibile e VGO russi. Un cambiamento che sottolinea l’importanza crescente dell’Asia come mercato strategico per l’export energetico russo.
India diversifica le sue fonti
Parallelamente, l’India non è più il maggiore acquirente di petrolio greggio russo. Secondo il Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA), le importazioni indiane di greggio russo sono crollate del 55% a novembre 2023, registrando il livello più basso da giugno 2022. Ciò nonostante, la Russia continui a offrire il suo petrolio a prezzi scontati. Questo calo riflette la crescente volontà dell’India di diversificare le proprie fonti energetiche. Durante una visita in Guyana lo scorso mese, il Primo Ministro indiano Narendra Modi ha sottolineato l’importanza strategica del Paese sudamericano per la sicurezza energetica dell’India. In una seduta speciale del Parlamento della Guyana, Modi ha dichiarato che il suo governo incoraggerà le grandi aziende indiane a investire nel settore energetico della nazione, consolidando un nuovo asse di collaborazione tra i due Paesi.
Il legame sempre più stretto da Mosca e Riyad
Arabia Saudita e Federazione russa stanno rafforzando i propri legami politici, economici e diplomatici. Nel 2022, l’invasione russa dell’Ucraina ha messo da parte di Mosca ha messo alla prova le relazioni tra la Russia e Riyad, ma i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) , di cui fa parte anche l’Arabia Saudita, hanno resistito alle pressioni degli Stati Uniti per condannare apertamente l’attacco e isolare Mosca. Sebbene questi Paesi abbiano votato a favore della risoluzione ONU contro l’invasione dell’Ucraina, si è trattato di un gesto perlopiù simbolico, senza un reale impegno politico e senza conseguenze concrete.
Non solo. L’introduzione del meccanismo di price cap da parte dell’UE e dei paesi del G7, sottolinea un’analisi del Carnegie Endowment for International Peace, volto a limitare le entrate petrolifere della Russia, ha suscitato preoccupazioni in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti. Tali misure sono state percepite come potenzialmente pericolose, poiché potrebbero essere applicate in futuro ad altri esportatori di petrolio, minacciando la loro sovranità economica.
La crescente cooperazione tra Mosca e i Paesi del Golfo è inoltre rappresentata dal fatto che nell’agosto 2023 Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti sono stati tra i sei Paesi invitati a unirsi all’organizzazione intergovernativa BRICS. Sebbene i Paesi del Golfo non vogliano abbracciare completamente un blocco alternativo a quello occidentale guidato da Washington, essi vedono nell’adesione ai BRICS un’opportunità per diversificare le loro alleanze e ridurre la dipendenza dagli stessi Stati Uniti, con cui mantengono un ruolo di partner subordinati.

