Skip to content
Energia

Repsol e Eni tornano in campo, riparte la corsa dell’Europa al gas e al petrolio del Venezuela

Per le due grandi compagnie europee una scelta strategica e la possibilità di sfruttare la riforma venezuelana del mercato degli idrocarburi.
Venezuela

Grandi manovre attorno al petrolio e al gas naturale del Venezuela per Eni e Repsol, che stanno pian piano rimettendo radici nel Paese latinoamericano. Il Cane a sei zampe, attivissimo in queste ultime settimane dalle Americhe all’Asia, ha caricato un milione di barili di petrolio in una spedizione destinata all’Europa e diretta in Spagna, la prima spedita nel 2026 dal colosso di San Donato Milanese. La spagnola Repsol ha annunciato nella giornata di giovedì 16 aprile che riprenderà il controllo operativo dei pozzi venezuelani di petrolio e approfitterà dell’allentamento delle sanzioni Usa a Caracas per mirare ad ampliare i suoi investimenti, che comprendono la quota del 40% nel giacimento petrolifero di Petroquiriquire.

“Fino a marzo 2025, Repsol riceveva dallo Stato carichi di greggio venezuelano come pagamento per il petrolio e il gas forniti per la produzione di energia elettrica”, nota il Financial Times, che aggiunge come “le pressioni statunitensi su Caracas e la revoca da parte di Trump delle licenze operative in Venezuela hanno interrotto tali pagamenti”, fino alle recenti svolte. Il ritorno delle compagnie si è consoldiato dopo l’attacco statunitense del 3 gennaio scorso che ha portato alla cattura del deposto presidente Nicolas Maduro,all’ascesa al potere della vice Delcy Rodriguez e al graduale ralliement sul fronte energetico tra Washington e Caracas.

Approfittare della riforma

A febbraio alle due compagnie europee, che vantavano un credito complessivo di 6 miliardi di euro verso la controllata nazionale venezuelana Pdvsa a causa dell’impossibilità di incassare proventi per le sanzioni Usa, è stato concesso dal Dipartimento del Tesoro un apposito salvacondotto ed è stato concesso di tornare ad operare, in un contesto in cui la strategia originale di portare in mano americana le risorse del Paese caraibico si è scontrata con l’indisponibilità dei petrolieri a stelle e strisce a attivare investimenti per 100 miliardi di dollari in Venezuela.

In tal senso, per Eni e Repsol la presenza in loco e il fatto di operare congiuntamente in un impianto gasiero, quello del giacimento offshore Perla-Cardon IV, decisivo per la generazione energetica del Venezuela, hanno fornito un incentivo per rafforzare il radicamento dopo l’apertura di una fase di mercato favorevole. La scelta di Eni e Repsol di non sabotare l’industria energetica venezuelana e di operare in sostanziale perdita per non lasciare il mercato latinoamericano negli anni più duri delle sanzioni americane oggi diventa un volano per rendere più concreti i loro investimenti. Per un’Europa in bolletta energetica, il rilancio della produzione venezuelana di petrolio (oggi a soli 800mila barili al giorno) è vitale e anche il gas può giocare un ruolo.

Non dovendo effettuare maxi-investimenti di start-up, Eni e Repsol potranno beneficiare anche della riforma del mercato degli idrocarburi promossa da Rodriguez dopo la caduta di Maudro. “La riforma, approvata dall’Assemblea Nazionale a gennaio, prevede maggiori garanzie, allenta il controllo statale e apre il settore petrolifero a una maggiore partecipazione di società straniere e private, con l’obiettivo di attrarre capitali, aumentare la produzione e diversificare i partner commerciali”, nota Cinco Dias. Eni e Repsol si provano a inserire nel nuovo trend energetico di Caracas. Ed è una scommessa su una stabilità tutta da costruire nel Paese caraibico.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.