QatarEnergy ha sospeso ha sospeso la produzione di gas naturale liquefatto nel suo importante terminal di Ras Laffan, l’hub più strategico del mercato mondiale dell’oro blu che viaggia via nave, dopo che sul territorio dello Stato del Golfo Persico l’Iran ha effettuato attacchi con droni a partire dal 28 febbraio, giorno in cui è iniziata l’operazione militare congiunta israelo-americana per decapitare il regime di Teheran. Fermo anche Mesaieed, che assieme a Ras Laffan contribuisce a circa un quinto dell’offerta mondiale di Gnl.

Un colpo durissimo che ha acuito le tensioni economiche emerse oggi. Il prezzo del gas naturale alla borsa di Amsterdam, il Ttf, ha raddoppiato la sua crescita, passando dal +22 al +45% in poco tempo nelle valutazioni intra-day, a testimonianza della gravità dello shock in atto. QatarEnergy è un attore strategico per i mercati energetici globali e da essa dipendono dal 12 al 14% circa delle forniture di Gnl europee a seconda delle stime e poco meno del 7% del gas complessivo acquistato dall’Italia.

L’industria energetica italiana è ben presente in Qatar. Da Ras Laffan QatarEnergy ed Eni hanno previsto nel 2023 di inviare, a partire da quest’anno, 1 milione di tonnellate di Gnl all’anno estratte nel giacimento North Field East del Qatar da una joint venture comune per mezzo di un accordo dalla durata di 27 anni che ha seguito l’ingresso del Cane a Sei Zampe nel progetto Nfe e preceduto la comune sinergia dei due gruppi per la corsa al petrolio libico. La tempesta energetica che rischia di scatenarsi per effetto della chiusura bellica è una conferma del fatto che la guerra di Usa e Israele contro l’Iran minaccia serissime conseguenze per i Paesi dipendenti dalle forniture energetiche. Tra cui si segnalano quelli di un’Europa che ha superato la dipendenza dal gas russo puntando anche su quello via nave. E potrebbe trovarsi ora costretta a acquistare quote maggiori dagli Usa per supplire la mancanza di gas del Qatar. A testimonianza del fatto che questo conflitto rischia di rappresentare un colpo durissimo per le prospettive economico-industriali di un continente già in ambasce sul piano produttivo.

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