Polonia, in arrivo i primi reattori modulari d’Europa: così Varsavia inaugura la nuova era del nucleare

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La compagnia statale polacca Orlen, attraverso la joint venture OSGE con Synthos Green Energy, ha annunciato la costruzione dei primi due reattori modulari nucleari (SMR) in Europa, con entrata in funzione prevista entro il 2035. L’impianto sorgerà a Włocławek, città industriale della Cuiavia-Pomerania caratterizzata da un’elevata domanda energetica legata alla produzione di fertilizzanti, plastiche e materiali chimici.

La scelta del sito risponde all’esigenza di garantire continuità di approvvigionamento in un’area strategica e di ridurre la dipendenza dal carbone, che ancora oggi copre circa il 60% del fabbisogno elettrico polacco. Il progetto prevede l’impiego della tecnologia BWRX-300 sviluppata da GE Vernova, già validata negli Stati Uniti, e si inserisce in un piano nazionale che combina grandi centrali nucleari tradizionali e una rete di SMR diffusi sul territorio.

Gli obiettivi dichiarati sono duplici: decarbonizzare i distretti industriali più energivori e avviare la costruzione di una filiera produttiva nazionale che consenta alla Polonia di porsi come apripista europeo nel settore. La decisione di Varsavia dunque, non si configura esclusivamente come un investimento infrastrutturale, ma anche come un segnale politico: indica la volontà di accelerare la transizione energetica e, al contempo, di rafforzare l’autonomia industriale e tecnologica del Paese.

Il nucleare nella strategia energetica polacca

Varsavia si trova di fronte a una sfida complessa: ridurre drasticamente l’uso del carbone, che ha garantito per decenni sicurezza energetica e occupazione, e al tempo stesso rispettare gli obiettivi climatici dell’Unione Europea. Se negli ultimi anni le rinnovabili – in particolare l’eolico – hanno guadagnato terreno, la loro natura intermittente non consente di garantire la stabilità della rete.

Per questo il governo polacco ha elaborato una strategia a doppio binario: da un lato la costruzione di grandi centrali nucleari, come il progetto di Lubiatowo-Kopalino in collaborazione con Westinghouse e Bechtel, dall’altro la diffusione di SMR più piccoli e flessibili, pensati per alimentare distretti industriali e comunità locali. In tale contesto, Włocławek rappresenta un caso pilota destinato a testare la sostenibilità economica e tecnica di questa tecnologia.

Se il progetto dimostrerà che tempi e costi possono effettivamente essere ridotti rispetto ai reattori tradizionali, il modello potrebbe essere replicato su larga scala, ridisegnando il sistema energetico polacco e accelerando la transizione verso un mix più bilanciato e decarbonizzato. Questo approccio consentirebbe, inoltre, di mantenere un equilibrio politico interno, attenuando le resistenze delle regioni carbonifere e offrendo prospettive di riqualificazione industriale.

Già nel 2023 il governo ha approvato la costruzione di 24 reattori modulari distribuiti in sei siti, con l’obiettivo di avviare una rete diffusa di SMR sul territorio. In parallelo, il grande progetto di Lubiatowo-Kopalino prevede investimenti superiori ai 14 miliardi di euro e dovrebbe essere operativo entro il 2033. Se i piani verranno rispettati, la Polonia potrà contare su un mix energetico più diversificato e competitivo.

Vantaggi e criticità della tecnologia SMR

Gli SMR sono presentati come una risposta alle criticità dei grandi impianti nucleari, grazie a moduli prefabbricati più rapidi da assemblare, a sistemi di raffreddamento passivo che aumentano la sicurezza e a una maggiore adattabilità ai contesti locali.

Le loro potenze, comprese tra i 10 e i 300 megawatt, li rendono ideali per accompagnare la crescita della domanda in modo modulare, installando nuove unità progressivamente. Ma ad ogni modo, le promesse devono ancora essere confermate dall’esperienza: i progetti finora realizzati hanno registrato forti sforamenti di costi, con aumenti stimati tra il 300% e il 700% rispetto ai piani iniziali. Nel mondo sono operativi solo tre SMR (in Russia e Cina), mentre altri, come quello in Argentina, sono ancora in costruzione.

Inoltre, la gestione delle scorie rimane un tema critico: sebbene la quantità assoluta sia minore rispetto a un grande reattore, il rapporto per unità di energia prodotta può risultare più elevato. Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, solo tra 10-15 anni i costi degli SMR potrebbero avvicinarsi a quelli di fonti come gas o eolico offshore, lasciando dunque aperto il dibattito sulla loro competitività. Per la Polonia, che intende avvalersi di questa tecnologia come pilastro della transizione, il successo o il fallimento dell’iniziativa avrà conseguenze decisive sia a livello economico che politico.

Il laboratorio del nucleare di nuova generazione

La scelta di Varsavia di puntare sugli SMR non ha solo un valore energetico, ma anche politico e strategico: la Polonia intende porsi come il primo Paese dell’UE ad avviare concretamente un programma di reattori modulari, distinguendosi da nazioni che ancora valutano ipotesi progettuali, come Italia, Svezia e Paesi Bassi.

L’iniziativa gode inoltre del sostegno finanziario statunitense, con linee di credito fino a 4 miliardi di dollari per promuovere la tecnologia BWRX-300 in Europa, rafforzando la cooperazione transatlantica e riducendo al contempo la dipendenza dalle fonti fossili russe. Se avrà successo, il progetto di Włocławek potrebbe fungere da catalizzatore per la nascita di una filiera industriale europea degli SMR e incoraggiare altri Stati membri a intraprendere lo stesso percorso.

Al contrario, eventuali ritardi o fallimenti rischierebbero di alimentare lo scetticismo e di frenare gli investimenti futuri. In ogni caso, la Polonia si candida a diventare un laboratorio continentale per valutare la reale sostenibilità tecnica, economica e sociale del nucleare di nuova generazione, ponendosi al centro del dibattito europeo sulla transizione energetica. Questo ruolo, oltre a consolidarne la leadership nell’Europa centro-orientale, può rafforzare la sua posizione negoziale all’interno dell’UE, proiettandola come attore di riferimento nelle scelte energetiche dei prossimi anni.