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L’aumento del prezzo dell’elettricità unita alla crisi della catena logistica nel mondo rischia di costituire una miscela esplosiva per la ripresa post-Covid. Due temi che stanno agitando i pensieri di numerose cancellerie del mondo, con il primo, in particolare, a essere in cima all’agenda dei governi europei. Perché il prezzo dell’energia, il rischio per le scorte di gas e il periodo dell’anno rischiano di scatenare un pericolo effetto domino sul Vecchio Continente. Un effetto non solo economico, ma anche politico. E in questa partita rientra anche (se non soprattutto) la Russia di Vladimir Putin.

La Commissione europea, che in questi giorni sta vagliando le varie opzioni a disposizione di Bruxelles per calmierare i prezzi del gas evitando impennate deleterie per i cittadini e per le imprese dell’Unione, ha puntato il dito contro il Cremlino. I documenti in arrivo dall’organo Ue parlano apertamente solo di Gazprom in quanto azienda che rifornisce l’Europa di gas in arrivo dai giacimenti russi, ma è chiaro che il messaggio sia rivolto principalmente al governo di Mosca. “Sebbene abbia adempiuto ai suoi contratti a lungo termine” si legge nella nota della Commissione “Gazprom ha offerto poca o nessuna capacità ulteriore per allentare la pressione sul mercato del gas in Ue”. Una frase che indica che per Bruxelles la soluzione temporanea del problema del gas sia proprio nelle mani della controllata del Cremlino, che non avrebbe fatto nulla per adempiere alle richieste aggiuntive del continente pur “rispettando i suoi obblighi contrattuali e le forniture di gas all’Europa”.

L’accusa dunque è che Putin stia di fatto utilizzando il gas come un’arma negoziale. Un’accusa che il presidente russo ha rispedito al mittente bollandola come “nonsenso”, a tal punto che il capo del Cremlino ha addirittura parlato al forum “Russian Energy Week” di un aumento di consegne di gas all’Europa. Ma nello stesso tempo, Putin ha voluti lanciare una serie di messaggi che rivelano una partita molto complessa per quanto riguarda il Risiko energetico occidentale.

Il primo, è che la Russia è disposta ad aumentare la fornitura di energia all’Europa manifestando la propria vicinanza ai Paesi del Vecchio Continente. Mosca non ha intenzione di bloccare questo transito di gas fondamentale tanto per la sua economica che per quella dell’Unione europea, e non c’è motivo – secondo i russi – di frenare questo continuo flusso di energia dai giacimenti della Federazione verso ovest. Ma per aumentare la quantità di gas trasportato in Europa centrale e occidentale, il presidente russo ha fatto capire una cosa: non può (o non vuole) farlo attraverso l’Ucraina. Ipotesi che preoccupa e non poco Kiev dal momento che i diritti di passaggio sul proprio territorio rappresentano un introito non indifferente per le sue casse, ma anche la conferma dell’importanza strategica del Paese.

Secondo il leader russo, il problema sarebbe prima di tutto infrastrutturale: aumentare il transito di gas attraverso i gasdotti ucraini potrebbe al collasso delle rotte energetiche locali. E per Putin è molto probabile che il sistema di trasporto ucraino del gas possa “esplodere completamente”. Un’eventualità che mettere a rischio anche l’Europa. “Il deterioramento del sistema di trasporto del gas ucraino è dell’80-85%. Prima di immettere più gas, è necessario portare questo sistema a una condizione standard”, ha affermato Putin, concludendo che Mosca è pronta a mantenere in vita l’accordo anche dopo il 2024 “se ci saranno le condizioni economiche ed ecologiche”. Per Kiev si tratta di un problema già riscontrato con il contratto concluso dai dirigenti di Gazprom con il governo ungherese. Budapest ha concluso un accordo con Mosca per ricevere gas senza passare per l’Ucraina, ma prendendolo direttamente dalle condotte che passano per il Mar Nero e per i Balcani come prolungamento del TurkStream. Una scelta rivendicata dal ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto, durante la Russian Energy Week, dicendo che nessuno “ha il diritto di interferire con la sovranità del nostro Paese”.

Ma per Putin, aumentare la fornitura di gas all’Europa vuol dire anche farlo attraverso il Nord Stream 2, il raddoppio del gasdotto che collega la Russia alla Germania e che è il vero grande giro di boa della politica estera russa. Alexander Novak, vice primo ministro russo, ha detto che è tutto pronto per il lancio del gasdotto e che si attendono le decisioni sul suo utilizzo da parte dei regolatori tedeschi. Un via libera che, anche secondo il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, servirebbe a calmierare i prezzi dell’energia. In audizione alle commissioni Ambiente di Camera e Senato, il ministro ha confermato che “se entra il North stream” ci sarà un calo delle bollette a marzo. Una svolta che per Putin significherebbe anche far ripartire il dialogo con l’Unione europea congelato a causa delle diffidenze da parte di Bruxelles nei confronti di Mosca e che andrebbe di pari passo con la ripresa delle comunicazioni con la Nato e con Joe Biden. La partita del Cremlino è molto più complessa di quanto ci possa credere.

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