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Nessun embargo totale, ma un piano graduale di distacco dei mix energetici europei dalla dipendenza dalla Russia: la via già tracciata sul carbone, con la graduale sostituzione delle forniture australiane a quelle russe, potrebbe essere la strategia segnata anche sul fronte del petrolio e, in prospettiva, del gas naturale per rompere la trappola della dipendenza da Mosca.

Parola d’ordine: “phasing out”. Ovvero “eliminazione graduale”. Questo il termine tecnico con cui, in economia dell’energia, si analizza la possibilit√† di sostituire una fonte con un’altra in un mix energetico. Tradizionalmente, il¬†phasing out¬†√® la fase con cui un sistema economico adotta politiche volte a gestire la fase di transizione da un combustibile a un altro. Il caso pi√Ļ celebre √® quello per il riequilibrio dei mix dopo la graduale dismissione di combustibili come il¬†carbone¬†o di fonti come il nucleare. Ma in questo caso il termine va inteso con un’accezione diversa: a parit√† di fonte, si intende infatti la sostituzione di un tipo di importazione, quella dalla Russia, con altre giudicate politicamente pi√Ļ affidabili.

Questo appare ancora pi√Ļ urgente in una fase in cui l’Ue si prepara alla stretta finale sulle nuove sanzioni anti-russe che potrebbero essere approvate alla fine della prossima settimana. Misure che includeranno il petrolio russo. Uno stop all’import da subito √® praticamente impossibile. Le ipotesi di lavoro si apprende, sono pi√Ļ di una. La prima √® adottare per il petrolio lo stessa schema usato per il carbone, ovvero una eliminazione graduale (phasing¬†out) dell’import che verrebbe azzerato solo tra qualche mese. L’altra via √® l’introduzione di un ‘price cap’ al petrolio: l’obiettivo, in questo caso, sarebbe evitare che il Cremlino faccia pi√Ļ cassa, finanziando la sua guerra. Le complessit√† legate a manovre di questo secondo tipo per motivi di concorrenza e uniformit√† del mercato europeo rendono il phasing out una strategia pi√Ļ praticabile.

L’Ue non ha di recente trovato l’accordo per eliminare entro il 2027, con una strategia impostata, le importazioni dalla Russia di gas e petrolio, ma di fronte a s√© ha i casi di¬†Stati Uniti, Regno Unito e Germania¬†che hanno imposto il¬†phasing out¬†dal petrolio russo con obiettivo fine 2022 o 2023. Stessa strategia quella che l’Italia sta portando avanti per eliminare, nelle intenzioni del governo Draghi, entro il 2025 (o pi√Ļ realisticamente nel 2026-2027) la¬†dipendenza dal gas russo¬†cercando accordi con Paesi come Algeria, Nigeria, Congo, Azerbaijan. Tutte queste politiche sono ascrivibili a strategie gradualiste di¬†phasing out,¬†unite dal fatto che la risorsa-obiettivo o l’importatore che si vuole ridimensionare non sono colpiti da un embargo immediato, ma bens√¨ gradualmente depotenziati nella loro rilevanza sul mix energetico complessivo.

E ora anche Bruxelles pare convinta a sottoscrivere piani di questo tipo. Segnando di fatto un alt a chi, come i Paesi baltici, chiedeva una rottura totale imemdiata, e un via libera alla strategia pragmatica voluta dal cancelliere tedesco Olaf Scholz, fautore numero uno di un approccio capace di rifiutare ogni drammatica rottura con la Russia essendo a capo del Paese maggiormente esposto ai rischi di una disruption delle forniture da Est. In prospettiva questo muove delle prospettive interessanti.

Innanzitutto, se l’Ue facesse della “de-russificazione” una strategia comune e graduale nel quadro delle sanzioni a Mosca si aprirebbe la strada alla ricerca di piani per gli¬†acquisti comuni¬†di gas e petrolio volti a sostituire, in prospettiva, le forniture da Mosca. Questo per sbilanciare il diverso potere contrattuale dei singoli Stati membri e i ritardi delle diverse strategie nazionali rispetto ai Paesi pi√Ļ avanzati in quest’ottica.

In secondo luogo, l’Ue darebbe cos√¨ implicitamente via libera alla¬†transizione energetica in un’ottica di gradualit√†. Non chiudere all’energia fossile ma scegliere la via pragmatica impone una scelta simmetrica anche nel quadro della ricerca di un mix energetico pi√Ļ decarbonizzato in futuro.

Infine, l’Europa vuole minimizzare i danni delle sanzioni alla sua stessa economia, e questo appare chiaro. Ogni svolta radicale ora pi√Ļ che mai creerebbe contraccolpi sulla crescita e lo sviluppo del Vecchio Continente. Prospettiva questa che le recenti uscite di¬†Joe Biden¬†sul prezzo da pagare per l’Europa in caso di rottura economica con Mosca hanno sottolineato ma che i Paesi del Vecchio Continente non vogliono veder materializzata. In sostanza, dunque, il¬†phasing out¬†√® la strategia meno costosa sia politicamente che economicamente. E potrebbe essere il compromesso pragmatico in grado di rimandare in l√† i costi industriali, sociali, strategici e anche elettorali che i governi dell’Ue pagheranno in caso di escalation del conflitto russo-ucraino e della conseguente tempesta economica.

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