Perché l’Europa spende più per comprare gas dalla russia che per aiutare l’Ucraina

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L’estate 2024 sta portando con sé una situazione apparentemente paradossale nel mercato europeo del gas naturale. Da un lato, gli stoccaggi di gas sono pieni e sopra la soglia ottimale per avere un adeguato cuscinetto per l’inverno. Dall’altro, tuttavia, i prezzi per le forniture di gas al mercato europeo sono cresciuti da inizio estate nonostante una domanda dei mercati del Vecchio Continente sostanzialmente stazionaria.

Le tensioni europee sul gas naturale

Il motivo? Innanzitutto, le tensioni geopolitiche alle porte dell’Europa. Con l’Ucraina che ha rotto i contratti con Gazprom fermando i diritti di transito del gas russo, la guerra in Medio Oriente che continua e i carichi di gas naturale liquefatto (Gnl) provenienti dal Golfo Persico potenzialmente minacciati il gas sconta un “premio al rischio” dei suoi prezzi.

A ciò si aggiungono le incertezze sulla capacità dell’Europa di garantire sul medio-lungo periodo la promessa diversificazione che il distacco dalla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022 aveva portato a programmare. Tra incertezze sull’acquisto di gas dagli Usa per la minore spinta sull’export dell’amministrazione Biden, venti recessivi sulla Germania e ritorno del rigore è tutto da dimostrare che i progetti per rigassificatori e nuove infrastrutture energetiche potranno, negli anni a venire, sostituire la dipendenza da Mosca.

Questo combinato disposto di fattori si è manifestato in un boom del 20% da inizio estate al Ttf di Amsterdam. La borsa olandese ha visto i contratti scambiati a inizio settembre a circa 37 euro a megawattora contro i 31 €/MWh di inizio luglio. Un aumento che cozza con il riempimento degli stoccaggi al 90%, ovvero sulla soglia che genericamente i mercati europei attendono per l’1 novembre, inizio del cosiddetto “inverno termico” in cui in Europa settentrionale si inizia ad attingere massicciamente alle riserve per ragioni di riscaldamento.

La spinta al bilancio della Russia

Euractiv segnala come una vincitrice indiretta di questa evoluzione sia la Russia. La cui presenza nel mercato europeo dell’energia non è stata azzerata. Gazprom ha trasferito 2,5 miliardi di metri cubi in Europa ad agosto e si prevede che l’aumento del prezzo al Ttf garantisca alla Russia, che pesa ancora per il 15% nella quota di fornitura all’Ue, un tesoretto-extra di 400 milioni di euro al mese.

Nota Euractiv che la quota di risorse europee destinata all’acquisto di gas russo, ogni mese, è nettamente declinata “rispetto ai precedenti flussi finanziari (da 5,3 miliardi di euro a marzo 2022 a 1,5 miliardi di euro oggi), ma significa che, sebbene l’Ue abbia fatto molta strada nel ridurre la sua dipendenza dalla Russia, la manovra è ben lungi dall’essere finita”.

Anzi, dal febbraio 2022 i Paesi europei hanno speso più per comprare gas russo che per aiutare l’Ucraina, come spiega Euractiv: “Secondo un’analisi del think tank CREA , da quando il Cremlino ha lanciato l’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022, i Paesi dell’UE hanno pagato 200 miliardi di euro per i combustibili fossili russi, principalmente petrolio e gas. Nel frattempo, il sostegno complessivo dell’Ue e degli Usa al Paese devastato dalla guerra ammonta a 185 miliardi di euro, secondo quanto rilevato dal Kiel Institute for the World Economy”. Una discrasia che l’aumento dei prezzi del gas nei mesi in cui il futuro del sostegno all’Ucraina deve scontrarsi coi vincoli di bilancio, come dimostrano casi quali quello tedesco, potrà, nei prossimi mesi, ulteriormente consolidare.