Perché il nucleare di quarta generazione fa bene alle rinnovabili, alle bollette e all’economia italiana

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L’Europa sta facendo da front runner per la decarbonizzazione e la transizione energetica. Tra i macro trend più evidenti anche allo scopo di ridurre le emissioni e svincolarci sempre più dai combustibili fossili, si registra un processo sempre più spinto di elettrificazione guidata principalmente dalla digitalizzazione (per esempio i data center), le pompe di calore e l’elettrificazione dei trasporti. A differenza infatti dal settore dei combustibili fossili, che oggi trova ancora poco economici i suoi sostituti da fonti rinnovabili (per esempio i bio combustibili), la produzione di energia elettrica a zero emissioni trova ad oggi molte alternative competitive come eolico, idroelettrico, solare e nucleare. In particolare negli ultimi anni abbiamo assistito ad un vertiginoso calo dei costi di produzione da eolico e fotovoltaico, grazie anche ai grandi volumi di potenza installata che sono stati installati in Europa. 

La crescita di eolico e fotovoltaico in Europa

La crescita di eolico e fotovoltaico è stata il principali fattore trainante dell’aumento di produzione di energia a zero emissioni negli ultimi vent’anni. Il problema di queste fonti di energia è legato alla aleatorietà dipendente dalle condizioni meteorologiche e alla scarsa produttività in rapporto alla potenza installata. Se installiamo un pannello da 1 kW, questo produrrà 1kW di potenza solo in piena estate con le condizioni ottimali di irraggiamento solare. Viceversa, man mano che ci si avvicinerà all’inverno il suo profilo di produttività scenderà parecchio, per non parlare del fatto che di notte la produttività sarà pari a zero.

In un anno, quindi, se un motore a gas di 1kW potrà produrre tranquillamente 8500 kWh funzionando giorno e notte in continuo per 8500 ore, un pannello fotovoltaico produrrà in base all’esposizione 1500-1800 kWh, anche se i cavi elettrici e la rete elettrica dovranno in ogni essere dimensionati per gestire comunque 1kW di potenza, con i conseguenti costi infrastrutturali. Stesso discorso vale per l’eolico, che avrà picchi di potenza con venti forti e cali in assenza di vento, seguendo le variazioni stagionali e giornaliere.

Se si vogliono raggiungere quote importanti di produzione di energia da queste fonti, sarà quindi necessario installare una quantità di potenza molto superiore al suo equivalente da fonti programmabili come quelle fossili o nucleari. Nel 2025 in Europa si stimano 1200 GW di potenza installata di cui circa 550 GW di eolico e solare (45,8%), ma da queste fonti è stato prodotto solo il 28% dell’energia (circa 800 TWh). 

Costi di rete e bilanciamento in crescita esponenziale

La diffusione di rinnovabili aleatorie impone inevitabilmente maggiori costi di bilanciamento con riserve rapide, servizi di frequenza e tensione, potenziamento della rete e sistemi di stoccaggio per l’eccesso di produzione. Secondo ENTSO-E, i costi di balancing in Europa sono più che raddoppiati tra il 2015 e il 2022, passando da circa 3 miliardi l’anno a oltre 7 miliardi, e continuano a crescere con l’aumentare della quota di rinnovabili aleatorie.

Questi costi crescono esponenzialmente con l’aumentare della percentuale di potenza installata poiché la resilienza della rete, data proprio dalla possibilità di poter modulare gli altri carichi programmabili “dando gas e togliendo gas”, perde di efficacia quanto minore è il numero delle centrali connesse alla rete che possono farlo. Per gestire le rinnovabili saranno quindi necessari sistemi reattivi che intervengano rapidamente per poche ore all’anno (per esempio, turbogas), che ovviamente venderanno l’energia a prezzi molto alti sul mercato dei servizi di dispacciamento. Stessa cosa vale per sistemi di stoccaggio con batterie o tecnologie alternative.

Si sostiene che, raggiunte quote attorno a 60–70% della capacità installata da fonti non programmabili, i costi marginali di bilanciamento esplodono andando a gravare in maniera rilevante sul costo finale dell’energia, per non parlare di disservizi e black out che a quel punto diventerebbero sempre più difficili da evitare. Un esempio eloquente in data recente è il black out del 28 aprile 2025 che ha interessato Spagna e Portogallo. Questi Paesi, che negli ultimi anni si sono distinti per la forte crescita di impianti wind e solar, hanno vissuto un blackout esteso dovuto a una sovrapproduzione di energia rinnovabile che, combinata con la scarsa disponibilità di riserva sincronica, ha innescato una cascata di disconnessioni.

Il nucleare come opportunità strategica

Per far fronte al problema descritto è evidente che l’energia nucleare potrà svolgere un ruolo cruciale, fornendo al parco di produzione elettrica la giusta resilienza data dalla programmabilità della fonte, senza andare a gravare sulle emissioni di CO2, la dipendenza dall’import e, a lungo termine, la fine dei combustibili fossili. In questo contesto, il nucleare può rappresentare una soluzione strategica per l’Italia, con benefici su più livelli.

1. Bilanciamento della rete
Il nucleare fornisce una produzione stabile e prevedibile di energia elettrica, ideale per compensare l’intermittenza di solare ed eolico. Avere centrali nucleari sul territorio permetterebbe di ridurre i costi di bilanciamento e aumentando la resilienza del sistema elettrico nazionale.

2. Indipendenza dai combustibili fossili
L’Italia importa gran parte del gas e del petrolio che alimentano la generazione flessibile a combustibili fossili. Il nucleare elimina questa dipendenza, contribuendo alla sicurezza energetica e alla stabilità dei prezzi dell’elettricità, un vantaggio competitivo per famiglie e imprese che si somma all’inevitabile fatto che un giorno queste fonti finiranno.

3. Peso tecnologico globale con la quarta generazione
Investire nel nucleare di quarta generazione offre all’Italia la possibilità di acquisire un ruolo tecnologico di rilievo a livello mondiale. Queste tecnologie, più sicure ed efficienti, sono al centro di strategie globali per l’energia pulita e permettono di esportare know-how e soluzioni innovative, generando valore economico e occupazionale.

4. Know-how italiano di eccellenza
Nonostante l’Italia non abbia centrali operative sul proprio territorio, il Paese possiede competenze e aziende di livello internazionale. Nuclitalia (joint venture tra Ansaldo, ENEL e Leonardo), insieme a realtà innovative come Newcleo, mostra come il nostro tessuto industriale sia già pronto a sviluppare e realizzare progetti nucleari avanzati. A ciò si aggiungono le competenze scientifiche dell’ENEA, che vanta conoscenze dieccellenza nella sicurezza nucleare, nei materiali avanzati e nella progettazione di reattori. Questo patrimonio permette all’Italia di partecipare alla catena del valore globale senza partire da zero.

5. Rilancio industriale ed economico
Il nucleare può diventare un driver di sviluppo per settori strategici dell’economia italiana. A fronte di un ritardo nella digitalizzazione e della flessione dell’automotive, l’energia nucleare offre opportunità per rafforzare competenze avanzate, generare occupazione qualificata e trainare una filiera industriale ad alto valore tecnologico.

6. Riduzione scorie e prospettive di lungo periodo

Il nucleare di quarta generazione ha la peculiarità di utilizzare plutonio invece che uranio come combustibile. I vantaggi che ne derivano sono principalmente tre: produrre una quantità di scorie molto inferiore; la possibilità di smaltire le scorie di plutonio prodotte dalle centrali ad uranio usandole come combustibile; e consumare circa un decimo del combustibile a parità di energia prodotta. Questo fa si che si troverebbe una soluzione per le scorie esistenti, migliorando la sostenibilità ambientale di questo settore che, con queste nuove efficienze, potrebbe produrre energia per l’umanità, stando alle risorse accertate presenti sul pianeta, per migliaia di anni. In sintesi, il nucleare non è solo una risposta tecnica alla variabilità delle rinnovabili, ma una strategia integrata per sicurezza energetica, autonomia industriale, innovazione tecnologica e sviluppo economico.