Con le bollette alle stelle e la guerra in Ucraina, l’Italia sta cercando di aumentare le importazioni di gas da Paesi come Algeria e Qatar per compensare una possibile, disastrosa interruzione delle forniture di gas della Russia. Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, lo ha detto chiaramente: “La diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico è un obbiettivo da perseguire indipendentemente da quello che accadrà alle forniture di gas russo nell’immediato. Non possiamo essere così dipendenti dalle decisioni di un solo Paese. Ne va anche della nostra libertà, non solo della nostra prosperità”. Se la Russia taglia il gas all’Italia, inserita nella lista nera dei Paesi ostili a Mosca, bisogna trovare almeno 30 miliardi di metri di gas annuali.

Non è facile per almeno due motivi: primo, i contratti per l’acquisto di gas (specialmente quelli a lungo termine) sono frutto di lunghe e complicate negoziazioni e non si possono sottoscrivere o modificare dall’oggi al domani; secondo, l’Italia soffre di una carenza di infrastrutture di gas naturale liquefatto (Gnl), motivo per cui la capacità di importazione è attualmente limitata. “Le possibili interruzioni/riduzioni russe dei flussi di gas naturale e petrolio verso l’Europa (di cui copre rispettivamente il 35-40 per cento e il 20-25 per cento dei fabbisogni) non possono essere sostituite in toto e/o in parte dai Paesi rentier della sponda sud o sud-est del Mediterraneo per una serie svariata di motivi”, spiega a Insideover Giuseppe Dentice, Head del desk Mena presso il Centro Studi internazionali (Cesi).

Più gas dall’Algeria

Poco dopo le parole di Draghi, il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione, Luigi Di Maio, accompagnato dall’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, si è recato in visita in Algeria e in Qatar, rispettivamente secondo (21,2 miliardi di metri cubi) e terzo (7,28 miliardi) fornitore di gas dell’Italia dopo la Russia (28,2 miliardi di metri cubi) nel 2021. L’Italia importa gas dall’Algeria attraverso il TransMed, il gasdotto anche noto come Enrico Mattei, che passa anche per la Tunisia. La condotta ha una capacità totale di 30,2 miliardi di metri cubi l’anno, ma non è sfruttata al massimo.

L’Algeria potrebbe fornire un terzo del gas aggiuntivo di cui abbiamo bisogno, ma non ci siamo solo noi. Gli algerini stessi hanno un crescente fabbisogno di idrocarburi e la Spagna come cliente. Secondo l’Agenzia Nova, “l’Algeria ha dato disponibilità per fornire all’Italia gas aggiuntivo nel breve, medio e lungo termine”. In particolare, secondo fonti della compagnia Sontrach, l’Algeria “potrebbe garantire un massimo di 2 miliardi di metri cubi aggiuntivi entro le scadenze attuali”, cifra confermata al Sole 24 Ore dall’ambasciatore algerino a Roma, Abdelkrim Touahria. Nova parla anche di un possibile “compromesso, con una quantità concordata nei contratti a lungo termine e la possibilità di acquisire forniture aggiuntive spot”, cioè a prezzi di mercato (oggi altissimi).

Carenza di infrastrutture

Di Maio si è recato anche in Qatar, terzo fornitore di gas dell’Italia. Per aumentare le forniture dal piccolo Stato del Golfo perisco, tuttavia, è necessario investire nei rigassificatori: l’Italia non ne ha abbastanza. Gli impianti di Rovigo (8 miliardi metri cubi all’anno), Panigaglia (3,5 miliardi di metri cubi) e Livorno (3,75 miliardi di metri cubi all’anno di capacità autorizzata) arrivano insieme a 16,25 miliardi di metri cubi, lontano dal target per compensare il gas russo. Si parla ora di nuove piattaforme di rigassificazione galleggianti entro giugno.


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Ma c’è un altro problema: il Qatar ha abbastanza gas per rifornire l’Europa se la Russia chiude i rubinetti? La risposta è probabilmente no, anche perché esistono altri clienti, come ad esempio la Cina, che Doha non può certo lasciare a secco. “Come confermato dal ministro dell’Energia del Qatar, Saad Sherida al Kaabi, durante la conferenza del Forum dei Paesi esportatori di gas al mondo, anche una realtà come Doha, principale esportatore globale di Gnl, potrebbe portare la sua quota di approvvigionamenti europei dal 5% ad un massimo del 10-15 %”, ha detto ancora Dentice.

Le altre fonti

Un altro Paese fornitore di gas dell’Italia è la Libia. L’ex Jamahiriya di Muammar Gheddafi ha esportato 3,231 miliardi di metri cubi nel nostro Paese durante il 2021, in calo del 27,6% rispetto all’anno precedente. Eppure, tramite il GreenStream, il “cordone ombelicale” che collega i giacimenti libici alla Sicilia, potremmo importare fino a 11 miliardi di metri cubi all’anno. Ma la Libia è uno Stato profondamente instabile e che rischia di ripiombare nella guerra civile per lo scontro tra due coalizioni rivali: da una parte il Governo di unità nazionale (Gun) del premier Abdulhamid Dabaiba, riconosciuto dalle Nazioni Unite; dall’altra il Governo di stabilità nazionale (Gsn) dell’ex ministro dell’Interno Fathi Bashagha, a sua volta appoggiato dal generale Khalifa Haftar.

In questa fase, dunque, è complicato anche solo mantenere l’attuale livello di forniture libiche. Certo, ci sono altre possibilità: l’Azerbaigian, l’Egitto, Israele o persino l’Iran (ancora sotto sanzioni internazionali) potrebbero teoricamente fornire gas aggiuntivo all’Europa. Non tutti, però, vogliono pestare i piedi alla Russia. “Qualsiasi aiuto energetico potrebbe essere bloccato o ostacolato dall’azione di Mosca, membro dell’Opec+.  Tale disponibilità potrebbe indispettire il Cremlino e irrigidire i rapporti bilaterali nell’area, mettendo a rischio le numerose commesse esistenti nel comparto energia (si pensi ai progetti sul nucleare civile egiziano e nell’offshore mediterraneo) con ripercussioni a catena in tutti gli altri contesti interessati”, afferma ancora Dentice.

Aumento della produzione nazionale?

Un ultimo elemento di riflessione riguarda il possibile aumento della produzione di gas in Italia. Il governo punta ad estrarre 2,2-2,5 miliardi di metri cubi l’anno in più, scommettendo soprattutto sui giacimenti del Canale di Sicilia. Secondo le stime citate da Il Sole 24 Ore, “nel sottosuolo d’Italia sono nascosti (tra riserve certe e possibili) 1,8 miliardi di barili di petrolio e 350 miliardi di metri cubi di gas”, a cui si aggiungono “altre grandi riserve sotto il fondale dello Ionio e sotto il mare a nord-ovest della Sardegna”. Meglio tardi che mai? “Siamo in ritardo rispetto agli altri sulla catena di differenziazione degli approvvigionamenti, a cui si aggiungono anche i ritardi strutturali (politici, burocratici e di opinione pubblica) negli investimenti in infrastrutture energetiche (ad es. rigassificatori) utili a facilitare lo sviluppo di una visione strategica coerente. Senza dimenticare, tra le altre cose, la scarsa propensione ad aumentare la quota di produzione gasifera e petrolifera nazionale, i problemi di varia natura nelle rinnovabili che aiuterebbero nel mix energetico e nella diversificazione delle fonti, nonché una integrazione ancora non adeguata alla rete europea”, conclude Dentice.

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