Due strategie diverse, due approcci contrapposti, due visioni del mondo completamente divergenti. Possono essere sintetizzate così le posizioni di Cina e Stati Uniti sul dossier energetico, un tema che riguarda da vicino l’intero pianeta e dal quale dipende il futuro dell’umanità.
Da un lato abbiamo Pechino che in patria, lo scorso anno, ha installato più turbine eoliche e pannelli solari di tutto il mondo messo insieme. L’energia pulita è infatti il nuovo mantra del Partito Comunista Cinese e delle aziende del Dragone. L’espansione green alimentata dal gigante asiatico è ben visibile all’ombra della Città Proibita – dove, per fare un esempio, la mobilità nelle grandi metropoli è ormai pressoché elettrica – ma anche oltre confine – dove, altro esempio, le società cinesi stanno costruendo fabbriche di Ev e batterie a ritmi sorprendenti.
Sul fronte opposto ecco invece gli Stati Uniti di Donald Trump che, come ha sottolineato il New York Times, stanno facendo pressioni su Giappone e Corea del Sud affinché investano trilioni di dollari in un progetto per il trasporto di gas naturale in Asia, spingono forte sul petrolio e considerano le auto elettriche un cavallo di Troia della Cina. Per la cronaca, Washington è il maggiore produttore mondiale di petrolio e il maggiore esportatore di gas naturale.
L’approccio della Cina
La Cina che investe sull’energia pulita e la vende al mondo intero contro gli Stati Uniti che puntano forte su petrolio e gas. La corsa per definire il futuro dell’energia è appena iniziata e queste sono le due traiettorie possibili, mentre all’orizzonte incombe il grande problema del riscaldamento globale.
Attenzione però, perché se è vero che Pechino è decisamente più green friendly degli Usa, è altrettanto vero che la Cina sta perseguendo una strategia definita anche e soprattutto da preoccupazioni economiche e di sicurezza nazionale (e non solo da preoccupazioni inerenti alla crisi climatica). Già, perché il Dragone sogna un mondo alimentato da elettricità a basso costo ricavata dalle rinnovabili, e che si affida alle aziende cinesi per acquistare pannelli solari e turbine ad alta tecnologia a prezzi accessibili. Del resto il gigante asiatico non dispone di petrolio o gas facilmente accessibili in proporzione alla sua enorme popolazione, e dunque vuole eliminare la propria dipendenza dai combustibili fossili importati.
Gli esperti sono chiari: nonostante la Cina bruci ancora più carbone del resto del mondo, ed emetta più inquinamento climatico di Stati Uniti ed Europa messi insieme, la sua svolta verso alternative più pulite sta tuttavia avvenendo a una velocità vertiginosa.
Così il Dragone sfida gli Usa
La Cina domina attualmente la produzione globale di pannelli solari, turbine eoliche, batterie, veicoli elettrici e tanti altri settori dell’energia pulita. Non solo: con il passare dei mesi Pechino sta ampliando il suo vantaggio tecnologico.
Altri due aspetti da considerare: il Dragone detiene quasi 700.000 brevetti per l’energia pulita, più della metà del totale mondiale, e la sua ascesa come colosso dell’energia pulita sta cambiando le economie nei Paesi emergenti (come Pakistan e Brasile) attratti dall’opzione energetica low cost Made in China.
Per concludere, la Cina sta anche adottando misure che potrebbero rendere difficile per tutte le altre nazioni – in primis gli Stati Uniti – recuperare terreno. Lo scorso aprile, i decisori cinesi hanno limitato l’esportazione dei potenti magneti di “terre rare“, un settore nel quale detiene il primato.
La risposta della Casa Bianca? L’amministrazione Trump intende alimentare il flusso di petrolio e gas Made in Usa, in una completa inversione di tendenza rispetto agli sforzi effettuati da Joe Biden per allontanare l’economia americana dai combustibili fossili.