“Resilienza” è una parola molto utilizzata, spesso abusata, nel discorso pubblico ma che sottende un concetto estremamente importante e degno di nota: la capacità di assorbire shock esterni e di rispondervi in maniera celere e adattiva per consentire a un sistema complesso di non collassare di fronte a contesti di crisi. Una necessità che, oggi più che mai, si applica al settore dell’energia e della produzione e distribuzione di elettricità.
Oggi più che mai parlare di energia non significa parlar solo di generazione e mix produttivi. Significa parlare attivamente di reti, di sicurezza, dunque di resilienza. Il mix energetico più efficace e ottimale per un sistema sociale ed economico può essere compromesso da una rete che non sappia governare la complessità e le minacce, nuove e vecchie, che i flussi devono affrontare in una società che vive grazie all’elettricità e dall’elettricità dipende in ogni suo aspetto. Lo hanno imparato sulla loro pelle Spagna e Portogallo il 28 aprile scorso, giorno del maxi-blackout che ha lasciato al buio la Penisola Iberica e messo in ginocchio l’economia e la società dei due Paesi. Il collasso delle infrastrutture ha prodotto un caos sistemico il cui studio può essere utile a capire come ormai le reti siano sotto pressione da più fronti e urge governare la loro decentralizzazione e la loro integrazione in modo tale che la resilienza non sia più solo un oggetto di discussione ma un obiettivo concreto.
Il fatto scatenante il guasto del 28 aprile, ancora sotto studio e oggetto d’analisi, è sostanzialmente secondario ai fini del discorso: dai cambiamenti climatici agli attacchi informatici, le reti elettriche devono essere sempre più resilienti e pronte a tutto. Un sistema di generazione può essere colpito in un suo nodo da un attacco hacker ma essere in grado di continuare a funzionare sfruttandone altri; un evento estremo di carattere naturale può condizionare il flusso dell’energia in un’area geografica ma chi governa la rete deve essere in grado di far sì che non si interrompa. Le tecnologie di avanguardia devono fornire un monitoraggio costante delle vulnerabilità, gli operatori un’analisi attenta, precisa e dettagliata dei maggiori rischi securitari.
Molti operatori industriali e tecnologici sono in prima linea per l’individuazione e la messa a terra di processi e soluzioni che sappiano abilitare una conformazione di security-by-design alle reti e contribuire a sdoganare una maggiore resilienza dei sistemi elettrici su tutta la filiera. Tra queste aziende c’è CESI, multinazionale italiana partecipata Enel e Terna, basata a Milano e leader nel settore della certificazione dei sistemi, del testing degli strumenti operativi per le reti “intelligenti” e la loro digitalizzazione e della consulenza per la messa a terra di progetti legati a questi specifici ambiti. La società contemporanea è quella della combinazione tra rivoluzione digitale, transizione energetica e nuove sfide securitarie, e CESI opera per sdoganare tanto la massima capacità ed efficienza quanto l’entrata in operatività di sistemi e tecnologie abilitanti capaci di alzare gli standard securitari delle reti.
Attraverso la sua divisione KEMA Labs, CESI è all’avanguardia per offrire testing e certificazione alle reti ad alta tensione, ai dispositivi che abilitano le reti intelligenti di distribuzione (come gli smart meters) e gli apparecchi chiamati ad operare ad alta tensione e in ogni condizione atmosferica e naturale per mantenere perennemente sotto controllo la “società dell’elettricità”. CESI è attiva per anticipare cambiamenti che si preannunciano impetuosi. CESI evidenzia che la rete elettrica italiana è una rete molto efficiente. Tuttavia, occorre investire per renderla ancora più resiliente rispetto a questi eventi estremi.
Sul numero di marzo di Energy Journal, la testata pubblicata da CESI per divulgare i temi più caldi legati al settore energetico, si legge che “il World Energy Outlook 2024 dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) evidenzia come il crescente impatto dei cambiamenti climatici, l’accelerazione della transizione energetica e le caratteristiche delle tecnologie per l’energia pulita stanno rimodellando il modo in cui viene percepita la sicurezza energetica”, diventato ora ormai un sistema a trecentosessanta gradi che include l’impegno per “la trasformazione sicura del settore elettrico e la resilienza delle catene di approvvigionamento dell’energia pulita”.
L’AIE “sottolinea che investimenti sostenuti in reti e stoccaggio sono essenziali per la continua crescita dell’energia pulita e che entro il 2040 si prevede che gli investimenti in reti e stoccaggio uguali ai finanziamenti per le energie rinnovabili”, dunque la resilienza infrastrutturale sarà paragonabile a quella del mix generativo. Si capisce, dunque, la salienza dell’attività di aziende che, come Cesi, operino sulla frontiera sempre più comune tra mix energetici e connessioni strategiche, tra dinamiche di mercato e scenari securitari. La vera resilienza è saper far marciare assieme tutto questo. E avere le tecnologie sicure e affidabili per permetterne la compenetrazione.
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