In un momento del genere, con la guerra in corso tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, il dossier cubano non è proprio in cima all’agenda cinese. Certo, Pechino segue con attenzione (e interesse) le mosse degli Usa in America Latina e Caribi, e sostiene, almeno idealmente, le cause dei propri partner locali.
Washington ha chiuso i rubinetti del petrolio venezuelano che rifornivano l’Havana, minacciando tariffe aggiuntive ai Paesi che avessero venduto la preziosa risorsa a un’isola sempre più in evidente difficoltà economica. Dal canto suo, la Cina, per bocca del suo ministero degli Esteri, ha dichiarato di sostenere Cuba “nella salvaguardia della sua sovranità e sicurezza nazionale”, e di opporsi alle “interferenze straniere”.
Lin Jian, portavoce del suddetto dicastero, ha aggiunto una frase rilevante: “Forniremo sempre supporto e aiuto alla parte cubana al meglio delle nostre capacità”.
Nel corso di un incontro tra il presidente cubano, Miguel Diaz-Canel, e l’ambasciatore cinese a Cuba, Hua Xin, sono stati formalizzati l’invio di 80 milioni di dollari in assistenza finanziaria e una donazione di 60.000 tonnellate di riso da parte del gigante asiatico. Ma è sul fronte energetico che l’asse Pechino-Havana appare particolarmente dinamico.

Il supporto energetico della Cina a Cuba
La tenaglia statunitense che si è chiusa attorno a Cuba ha provocato effetti devastanti. Il prezzo del cibo, per esempio, è schizzato alle stelle così come quello dei trasporti. La benzina, senza più il sostegno venezuelano, è stata razionata tramite un’app; sul mercato nero il costo di un litro può toccare gli 8 dollari, ben più del prezzo ufficiale di poco più di un dollaro.
La carenza di oro nero ha costretto numerosi bus, in primis quelli turistici, a fermarsi. Gravi problemi anche per le compagnie aeree impossibilitate a rifornirsi. Che fare? Accelerare, nei limiti del possibile, la transizione verde affidandosi ai pannelli solari e alle batterie made in China.
Nel dicembre 2024, l’Avana e Pechino hanno sottoscritto un’intesa per la realizzazione di sette parchi solari, per una capacità installata complessiva di 35 MW. Come ha evidenziato il Guardian, il governo cubano ha inoltre fissato l’obiettivo di portare a 92 il numero degli impianti fotovoltaici entro il 2028, raggiungendo una capacità totale di 2 GW (con un ruolo determinante degli investimenti cinesi).
Secondo i dati ufficiali, all’ottobre 2025 sull’isola risultavano già operativi 35 parchi solari, in grado di garantire una capacità massima di generazione pari a 750 MW e di consentire un risparmio stimato di 111.620 tonnellate di combustibili fossili. Nel periodo compreso tra l’aprile 2024 e l’aprile 2025, ha inoltre registrato il think tank Ember, l’import cubano di pannelli solari cinesi è cresciuto di 34 volte.

Necessità energetica
Cuba intende arrivare al 2035 soddisfacendo il 26% del proprio fabbisogno elettrico nazionale con fonti rinnovabili (contro il 5% del 2024).
La Cina, come detto, è in prima fila ed è ben felice di aiutare l’Havana. Servono tuttavia risorse perché Pechino non intende accollarsi l’intero costo della transizione enrgetica cubana (costo stimato: tra gli 8 e i 10 miliardi di dollari in dieci anni).
C’è poi un altro problema, perché i pannelli solari da soli non bastano a completare l’opera. È necessario produrre energia solare, ma anche trovare un modo efficace ed efficiente per trasmetterla nell’intero Paese e immagazzinarla.
Qui entrano in campo le batterie cinesi anche se, come ha spiegato l’Economist, un kit solare domestico di Copextel, un rivenditore statale che vende pannelli solari e scaldabagni, costa circa 5.000 dollari, una cifra fuori dalla portata della maggior parte delle famiglie cubane.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

