Nucleare, la scommessa di Bill Gates: otto reattori negli Usa entro il 2035

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Il progetto nucleare sostenuto da Bill Gates entra nel vivo: TerraPower – la società del cofondatore di Microsoft e dedicata allo sviluppo di tecnologie nucleari avanzate – ha annunciato due nuovi accordi con importanti aziende sudcoreane per accelerare la commercializzazione dei suoi reattori Natrium, portando così avanti un programma che punta a trasformare una tecnologia ancora in fase di sviluppo in una flotta di impianti destinati a operare negli Stati Uniti e, successivamente, anche in altri mercati.

Il passaggio più rilevante riguarda Hyundai Engineering & Construction (HDEC), che TerraPower ha selezionato come appaltatore per le attività di ingegneria, approvvigionamento e costruzione di otto futuri impianti Natrium, con garanzie relative ai costi, alle prestazioni e al completamento dei lavori, elementi pensati per facilitare il ricorso al finanziamento commerciale.

L’accordo è arrivato al termine degli incontri tenuti a Seul dalla leadership di TerraPower con esponenti del governo e dell’industria sudcoreana e si accompagna a una seconda intesa con SK Innovation, attraverso la quale le due società intendono portare avanti il progetto del primo impianto commerciale Natrium della Corea e valutare nuove possibilità di collaborazione internazionale. Per TerraPower il punto non è soltanto costruire un singolo reattore dimostrativo, ma creare le condizioni industriali e finanziarie per replicare il progetto su scala maggiore, semplificando progettazione e costruzione e rafforzando al tempo stesso la catena di approvvigionamento necessaria alla realizzazione di più impianti.

Come funziona il Natrium

La tecnologia sviluppata da TerraPower nasce da una diversa gestione del rapporto tra produzione di calore e generazione elettrica e punta soprattutto sulla possibilità di modulare rapidamente l’elettricità immessa nella rete senza dover modificare allo stesso modo il funzionamento del reattore. Il sistema utilizza un reattore veloce raffreddato a sodio da 345 megawatt elettrici, mentre il calore prodotto dalla fissione viene trasferito attraverso il sodio liquido e può essere immagazzinato in un sistema separato basato su sali fusi. È proprio questa combinazione a costituire uno degli elementi centrali del progetto: quando la richiesta di elettricità è più bassa, il reattore può continuare a operare in maniera stabile mentre una parte dell’energia termica viene conservata nei sistemi di accumulo, per essere poi utilizzata quando la domanda aumenta.

In questo modo, la potenza elettrica dell’impianto può salire temporaneamente fino a 500 MW senza richiedere al reattore di seguire direttamente le oscillazioni della domanda. La tecnologia viene quindi presentata da TerraPower come una soluzione capace di mantenere una produzione di base costante e, allo stesso tempo, aumentare rapidamente l’elettricità disponibile nei momenti di maggiore necessità. È un aspetto particolarmente importante per una nuova generazione di centrali chiamata a confrontarsi con una domanda elettrica in costante aumento e con la necessità di garantire continuità della produzione. Nel caso del Natrium, dunque, l’elemento distintivo è proprio l’integrazione fra reattore e accumulo termico, che permette di separare almeno in parte la produzione di calore dalla successiva generazione di elettricità.

Dal Wyoming alla flotta americana

Il primo vero banco di prova sarà a Kemmerer, nel Wyoming, dove nel 2026 è iniziata la costruzione della parte nucleare dell’impianto dopo il via libera della Nuclear Regulatory Commission statunitense. Il completamento è previsto nel 2030 e il progetto – sviluppato attraverso l’Advanced Reactor Demonstration Program del Department of Energy – è destinato a diventare la prima centrale nucleare avanzata su scala utility negli Stati Uniti. Nel frattempo, TerraPower sta già pensando alla fase successiva: la società ha infatti raggiunto l’accordo con Meta per sviluppare fino a otto impianti Natrium negli Stati Uniti, con le prime unità previste dal 2032 e un programma che – secondo le informazioni diffuse dall’azienda –  punta fino a otto impianti entro il 2035.

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La sfida della commercializzazione

Il vero banco di prova per TerraPower sarà trasformare gli accordi in cantieri e, soprattutto, dimostrare che la tecnologia può essere replicata su larga scala senza perdere sostenibilità economica e tempi di realizzazione. L’accordo con HDEC viene presentato proprio come uno strumento per rendere più semplice questo salto, attraverso una maggiore standardizzazione dei processi, una maggiore efficienza nella progettazione e nella costruzione e il rafforzamento delle catene di approvvigionamento.

Il primo impianto del Wyoming dovrà rappresentare la prima verifica concreta per una tecnologia che punta a combinare produzione nucleare stabile e capacità di risposta ai picchi della domanda; se il progetto di Kemmerer procederà secondo i tempi indicati e le intese con Meta, HDEC e SK Innovation si tradurranno nei successivi impianti commerciali, il Natrium potrebbe passare dall’essere un progetto avanzato a rappresentare una piattaforma replicabile negli Stati Uniti e in altri mercati.

È proprio questa possibilità di replicazione, più ancora del singolo reattore da 345 MW, a spiegare l’importanza degli ultimi accordi: il vero obiettivo di TerraPower è creare le condizioni perché il primo impianto non rimanga un caso isolato, ma diventi il punto di partenza di una nuova generazione di centrali nucleari.

Fonti:

PR Newswire, TerraPower Accelerates Natrium Reactor Deployment Following Landmark Meetings with Korean Leaders, 2026. Disponibile su: https://www.prnewswire.com/news-releases/terrapower-accelerates-natrium-reactor-deployment-following-landmark-meetings-with-korean-leaders-302851765.html

World Nuclear News, TerraPower expands cooperation with Korean partners, 2026. Disponibile su: https://world-nuclear-news.org/articles/terrapower-expands-cooperation-with-korean-partners