“Siamo pronti”: Francia e Germania pronte a un duro braccio di ferro con la Russia dopo che il presidente russo Vladimir Putin ha firmato l’ordine di accettare da domani unicamente pagamenti in rubli per le forniture energetiche dai Paesi definiti “ostili”. Putin rilancia le sue minacce di interrompere la forniture di gas verso l’Europa se non verrà pagato in rubli. Francia e Germania hanno risposto in tempo reale dicendosi pronte a questa evenienza.

Mentre i prezzi subivano un nuovo choc, salendo istantaneamente dell’1,5% in borsa, la prima reazione ufficiale è arrivata dal Ministro dell’Economia francese Bruno La Maire e dal collega tedesco Robert Habeck in una conferenza stampa congiunta tenutasi a Berlino. I due sono i ministri più ostili negli ultimi tempi verso Mosca: Le Maire ha parlato di sanzioni in grado di provocare il crollo dell’economia russa, Habeck ha a denti stretti accettato nelle scorse settimane di non promuovere l’embargo energetico indiscriminato. Francia e Germania quindi si preparano nel caso in cui la Russia bloccasse le forniture di gas. Secondo quanto ha affermato Le Maire, “potrebbe esserci una situazione in cui domani, in circostanze particolari, non ci sarà più il gas russo. Sta a noi preparare questi scenari e ci stiamo preparando”.

I due ministri hanno comunque ribadito che Francia e Germania non accetteranno ‘in alcun modo di pagare il gas in altre divise rispetto a quelle sancite dai contrattì. In quest’ottica, fuori dall’Ue, è arrivato il sostegno del governo britannico La Gran Bretagna non ha al momento alcuna intenzione di pagare il gas russo in rubli. Lo ha detto il portavoce del premier Boris Johnson, aggiungendo che il governo sta monitorando le implicazioni delle richieste del presidente russo Vladimir Putin per il mercato europeo. I governi dei due Paesi guida dell’Ue, hanno spiegato ancora Habeck e Le Maire, “si coordineranno in modo stretto e quotidianò per reagire all’aumento dei prezzi e allo shock energetico”. Come extrema ratio, i due Stati sono pronti a valutare il blocco dell’import di gas dalla Russia. Un vero e proprio schiaffo a Putin a cui i governi sperano di non arrivare. Ma che ormai è fuori dalle categorie delle eventualità remote.

Cosa possono fare, concretamente, i due Paesi? In primo luogo, la reazione congiunta alla mossa segnala una scelta tutt’altro che improvvida: mostrare coesione di fronte all’azzardo russo per non disunire il campo.

In secondo luogo, l’Europa deve essere pronta a affrontare il rischio di una disruption nelle forniture. Habeck si è già portato avanti negoziando gli accordi sul Gnl col Qatar. Le Maire e la Francia di Emmanuel Macron possono gestire uno scenario ben più liquido non dovendo subire la gravosa dipendenza energetica da Mosca, che contribuisce solo al 13% delle importazioni di Parigi. Ebbene, su uno scenario di breve termine per Berlino e Parigi il gioco chiave potrebbe essere quello di dare fondo alle riserve per calmierare i prezzi.

In terzo luogo, una manovra che si può compiere è cercare di delineare, in parte, un abboccamento con Putin sul fronte della gestione delle sanzioni. Putin contesta il fatto che l’Europa ha ricevuto sostanzialmente parte del gas russo gratuitamente, avendolo pagato in euro e congelando i conti russi in questa valuta. Il capo dello Stato russo ha aggiunto che questa situazione non può andare avanti, anche perchè “potrebbero essere bloccate anche le nuove entrate finanziarie in euro o dollari” derivanti dalle esportazioni di gas dalla Russia. In quest’ottica qui, risulta fondamentale capire a che punto vuole arrivare l’Europa con delle sanzioni che hanno mostrato di essere una rete bucata proprio dalla dipendenza energetica. E nel quadro di un accordo negoziato proprio un’apertura sul congelamento dei conti potrebbe dare sponda a un ammorbidimento russo.

Vi è poi l’opzione finale del muro contro muroil blocco delle importazioni del gas se non varranno per l’Europa le eccezioni al decreto. Il che significherebbe far perdere la faccia a Putin. Il decreto sul pagamento del gas in rubli firmato da Vladimir Putin prevede la possibilità che alcuni versamenti non siano effettuati nella valuta di Mosca in casi specifici che – ha riportato l’agenzia Tass – saranno individuati dalla commissione governativa che vigila sugli investimenti stranieri. Putin ha dato quindi istruzioni per approvare la procedura di autorizzazione di tali permessi entro dieci giorni. In questi dieci giorni si gioca il futuro della strategia monetaria di chi in Russia, Elvira Nabiullina in testa, non vuole la guerra valutaria totale con l’Ovest e teme che in caso di muro contro muro la Russia possa uscire perdente. Certo, l’Occidente ha bisogno dell’energia russa. Ma la stagione fredda sta finendo e presto la dipendenza della Russia dal denaro occidentale potrebbe superare quella europea dal gas russo. Francia e Germania potrebbero usare l’arma della guerra economica indiscriminata anticipando il taglio alle importazioni russe per rendere di fatto insostenibile a Putin la sua strategia.

La Russia, secondo i dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia è il secondo produttore mondiale di gas naturale, dopo gli Stati Uniti, possiede le maggiori riserve ed è il più grande esportatore: nel 2021 il Paese ha prodotto 762 miliardi di metri cubi di gas naturale e ha esportato circa 210 miliardi di metri cubi tramite gasdotti e Gnl. Rinunciare alla rendita dovuta a questo tesoretto energetico sarebbe sul medio periodo un suicidio per l’economia russa capace di pregiudicare ogni strategia geopolitica di ampio respiro. E proprio su questo dato si fonda la sicurezza di Francia e Germania sul fatto che l’Europa possa leggere: presto sapremo se la mossa della Russia è a fini strategici o un bluff destinato ad esser smascherato presto.

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