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Energia

Nella trattativa Usa-Russia anche il “piano Warnig”: far ripartire il Nord Stream

Far ripartire Nord Stream? La clamorosa contropartita sulla guerra in Ucraina di cui si discute, secondo il Financial Times.
Nord Stream

La trattativa russo-americana sulla fine della guerra in Ucraina potrebbe prevedere anche l’impegno di Washington a riparare il gasdotto Nord Stream 2 che giace logoro nel Mar Baltico, sabotato nel settembre 2022 con ogni probabilità da un commando ucraino coordinato dalla Polonia e con il benestare delle intelligence dei Paesi della regione. A riportarlo è il Financial Times, che segnala le voci emerse ad altissimo livello nel negoziato avviato due settimane fa a Riad e riporta lla grande strategia di Matthias Warnig, 70 anni a luglio, Ceo della società russo-tedesca che gestiva il gasdotto.

Warnig non è un manager come altri. Nativo del Brandeburgo, è stato in gioventù agente della Stasi, la potentissima agenzia di spionaggio della Repubblica Democratica Tedesca, e in occasione della sua permanenza nell’intelligence avrebbe conosciuto anche un promettente e carismatico ufficiale sovietico del Kgb di tre anni più vecchio di lui e stanziato a Dresda, lavorandoci assieme: quell’ufficiale era Vladimir Putin.

Gl investitori Usa e il Governo tedesco

Abilissimo conoscitore di intelligence economica e finanziaria, pontiere delle relazioni economiche russo-tedesche nell’era post-Guerra Fredda, vicinissimo a Angela Merkel nei suoi sedici anni alla Cancelleria Federale, Warnig è stato uno dei registi della convergenza geoeconomica della cosiddetta “GeRussia”. Quest’ultima è stata una partnership durata fino all’invasione dell’Ucraina che prevedeva la complementarietà tra le esportazioni russe di gas naturale alla Germania e la vendita di beni industriali tedeschi in direzione opposta. Un rapporto di cui il gasdotto baltico era il simbolo. Ora Nord Stream 1, l’originale, vede il transito sospeso e Nord Stream 2 è un ammasso di ferraglia sul fondo del Baltico. E all’ombra della distensione bilaterale russo-americana, Warnig avrebbe pensato di iniziare la sua partita personale per coinvolgere gli Usa nella riparazione.

Secondo il Ft, “il piano di Warnig prevedeva di contattare il team di Trump tramite imprenditori statunitensi, come parte di iniziative secondarie per mediare la fine della guerra in Ucraina e, al contempo, approfondire i legami economici tra Stati Uniti e Russia” nei prossimi mesi e, en passant, annacquare la paura americana per la funzione originaria del gasdotto, percepito come una sfida alle esportazioni energetiche in Europa. Il Ft nota che “secondo alcuni funzionari di Washington, alcune personalità di spicco dell’amministrazione Trump sono a conoscenza dell’iniziativa volta ad attrarre investitori statunitensi e la vedono come parte di un’iniziativa volta a ricostruire le relazioni con Mosca”.

Quella che per ora è solo una voce di corridoio potrà prender piede? L’ipotesi è di quelle affascinanti, anche se tutt’altro che fattibile in tempi brevi. Da un lato, imporrebbe lo stop alle sanzioni americane ad aziende come Gazprom, che partecipano al consorzio Nord Stream, e una revisione delle politiche energetiche americane, volte a egemonizzare il mercato europeo. Dall’altro, dovrebbe essere pesato tanto con la volontà del futuro cancelliere tedesco, Friederich Merz, di compensare la sua posizione radicalmente antirussa con una maggiora apertura in materia quanto con il clima di guerra coperta che si respira nel Baltico dopo le sfide del sabotaggio di cavi sottomarini che hanno visto i Paesi della regione accusare la Russia. La realtà è che, se anche fosse fattibile, Warnig ora dovrebbe rivolgersi agli investitori americani. Nessun Governo europeo sembra interessato a chiedere il conto per i danni fatti a un’infrastruttura energetica del Vecchio Continente, in uno spillover della guerra d’Ucraina tutto interno al campo occidentale costruito per far saltare i ponti tra Oriente e Occidente.

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