Mini reattori nucleari, il Giappone firma un accordo con… Rolls-Royce

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI
Energia /

Fumata bianca, anzi, bianchissima. Il Giappone ha appena siglato un accordo con il Regno Unito per costruire dei mini reattori nucleari in grado di alimentare fabbriche, centri dati e basi militari. L’intesa si è concretizzata a Londra, in occasione di un incontro tra la prima ministra giapponese, Sanae Takaichi, e il suo omologo britannico, Keir Starmer, durante la quale i due leader hanno concordato di rafforzare la reciproca cooperazione energetica. In che modo? Le aziende giapponesi investiranno oltre 9 miliardi di sterline in infrastrutture e servizi finanziari in Uk e altrettanti nell’energia eolica offshore britannica, creando decine di migliaia di posti di lavoro. Di pari passo Rolls-Royce collaborerà con il National Nuclear Laboratory e il Japan’s Atomic Energy Agency, ossia l’Agenzia giapponese per l’energia atomica, per sviluppare tecnologie nucleari di nuova generazione.

Il grande obiettivo dichiarato coincide con la realizzazione di reattori modulari avanzati (Amr) – e il combustibile necessario per alimentarli – entro il 2030. Ricordiamo che Tokyo sta testando da anni un reattore ad alta temperatura raffreddato a gas, ma tale tecnologia non è ancora stata collaudata a livello commerciale.

Il deal energetico del Giappone

L’intesa tra le parti si è concretizzata in un momento particolare, ossia mentre le aziende nucleari di tutto il mondo sono impegnate in una corsa per essere le prime a commercializzare la tecnologia Amr. Come ha spiegato il Telegraph, Rolls-Royce ha avuto colloqui con il governo britannico in merito a un potenziale sostegno che potrebbe includere prestiti garantiti dai contribuenti, finanziamenti tramite debito e investimenti diretti da parte del Fondo nazionale di ricchezza.

Chris Cholerton, presidente del gruppo Rolls-Royce, ha spiegato che la suddetta intesa tra Londra e Tokyo rappresenta “un momento fondamentale” che apre le porte alla “crescita industriale, alla creazione di posti di lavoro qualificati e alla sicurezza energetica per le nostre nazioni”. Entusiasta anche Masanori Koguchi, presidente dell’Agenzia giapponese per l’energia atomica: “Spero che, grazie alla nostra esperienza nelle tecnologie dei reattori a gas ad alta temperatura, questa collaborazione porti a una loro rapida implementazione, un passo significativo verso le emissioni nette zero”.

Le centrali nucleari rappresentano un pilastro fondamentale del piano governativo giapponese per raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nette di carbonio. Il motivo principale di un simile interesse? A differenza degli impianti eolici e solari, sono in grado di fornire un approvvigionamento stabile di energia elettrica in qualsiasi momento della giornata. I reattori Amr di Rolls-Royce, nello specifico, dovrebbero funzionare a temperature di 700 gradi o superiori e produrre tra 15 e 35 megawatt di elettricità.

Le ambizioni nucleari di Tokyo

I reattori Amr consentirebbero al Giappone di avere calore ed energia per processi industriali ad alta intensità energetica, come la produzione di acciaio o di idrogeno verde, cemento e prodotti chimici come plastica e fertilizzanti. In base all’accordo, Rolls-Royce e i laboratori nazionali dei due Paesi hanno anche concordato di esplorare le opzioni per la fornitura del nuovo tipo di carburante che verrà utilizzato dagli stessi Amr.

Di cosa parliamo? Conosciuto come combustibile a particelle isotrope tristrutturali (Triso), questo prodotto è considerato dagli scienziati intrinsecamente più sicuro del combustibile nucleare convenzionale perché può essere lasciato raffreddare autonomamente. Per la cronaca, il combustibile Triso viene realizzato prendendo frammenti di uranio delle dimensioni di un seme di papavero e avvolgendoli in strati di materiale ceramico che è quasi resistente quanto il diamante. Questi pellet vengono poi compattati in blocchi esagonali delle dimensioni di una palla da biliardo, che possono essere caricati in un reattore nucleare.

In passato il Giappone era uno dei maggiori utilizzatori di energia atomica al mondo, ed è arrivato a generare circa il 30% dell’elettricità nazionale da 54 reattori. Il disastro di Fukushima, nel 2011, ha tuttavia scatenato una reazione negativa da parte dell’opinione pubblica e oggi solo 15 dei 33 reattori operativi sono in funzione.

Il risultato? Tokyo è fortemente dipendente dalle importazioni di petrolio e gas naturale liquefatto dal Medio Oriente e dagli Stati Uniti. Ecco perché, in un momento in cui la crisi con l’Iran ha fatto impennare i prezzi a livello globale, il Giappone ha intenzione di tornare a scommettere forte sul nucleare.