La pista ucraino-polacca è quella che in Germania governo, apparati di sicurezza, intelligence e investigatori stanno ritenendo come più plausibile per comprendere le origini dell’attentato a Nord Stream che ha messo fuori uso il gasdotto del Mar Baltico. A lungo simbolo del rapporto russo-tedesco, il gasdotto è stato sabotato con un attacco dinamitardo il 27 settembre scorso su cui a lungo si è dibattuto circa le reali responsabilità.

Tra accuse giunte dal campo atlantico verso Mosca e indagini giornalistiche come quelle del celebre reporter Seymour Hersh, che ha accusato gli Stati Uniti di insabbiamento del caso, la Germania è stata a lungo silente e ha tirato dritto. Berlino è stata colpita su più fronti ma non spezzata dalla tempesta a Est scatenata dalla guerra in Ucraina. Tra il conflitto sul campo, la battaglia energetica aperta dalla fine della predominanza del gas russo in Europa e la surrettizia guerra economica lanciata contro Berlino dagli Stati Uniti a colpi di sussidi a chip e industria per la transizione green la Germania è stata messa sotto assedio. La sua politica ne è uscita frastagliata, l’economia è andata in recessione ma non è affondata, il cancelliere Olaf Scholz è stato messo sotto accusa per la presunta debolezza politica.



Ora, però, su molti fronti il peggio sembra alle spalle e si può fare chiarezza anche su Nord Stream. Due i fronti su cui Berlino indaga: la mano, da un lato. La mente, dall’altro. In quest’ottica il tandem di una “mano” ucraina mossa da una mente polacca appare oggi quello maggiormente scrutinato in attesa di trovare una “pistola fumante”. Se l’ipotesi fosse confermata si tratterebbe dunque di un vero e proprio atto di guerra ibrida da parte di un Paese alleato della Germania, essendo Varsavia membro della Nato, con ricadute geopolitiche ed energetiche non secondarie.

“I metadati di un’e-mail inviata al momento del noleggio della barca a vela “Andromeda”, presumibilmente utilizzata per trasportare gli esplosivi, porterebbero all’Ucraina”, nota StartMag che cita dati della Procura federale e parla di un’inchiesta di Der Spiegel destinata a portare a Francoforte sull’Oder, cittadina del Brandeburgo dove il 25 maggio una cittadina ucraina sarebbe stata perquisita in casa in quanto in passato compagna di un sospetto, non identificato dai media, per la responsabilità nell’attacco, mentre “ulteriori indizi che puntano in direzione dell’Ucraina sarebbero i proprietari ucraini di una società polacca che sarebbe stata coinvolta nel noleggio della nave”.

Mano ucraina non vuol dire mano del governo ucraino. E Volodymyr Zelensky e il suo entourage, spesso entusiasticamente protesi a commentare ogni attacco alla Russia portato fuori dal territorio di Kiev, si sono ben guardati dal promuovere una campagna di comunicazione funzionale a rivendicarlo. Possibile esistano settori degli apparati ucraini di difesa e sicurezza più profondamente anti-russi e anti-tedeschi saldati alla strategia di Varsavia di aprire un solco tra Germania e Russia. E del resto, l’attacco al Nord Stream ha giocato agli interessi polacchi su più fronti.



In primo luogo, nelle stesse settimane in cui si indagava a caldo su Nord Stream entrava in funzione Baltic Pipe, il “tubo” Norvegia-Danimarca-Polonia che è stato inaugurato alla presenza del presidente polacco Andrzej Duda, ultra-conservatore e falco antirusso, la cui ratio è quella di un’infrastruttura energetica anti-russa e antitedesca. Ma non finisce qui.

In secondo luogo, l’area in cui il Nord Stream è stato sabotato è quella di Bornholm, nuovo pivot della catena baltica di contenimento della proiezione russa che è sotto la sovranità della Danimarca e nell’area di interesse della Svezia, Stato che in nome della russofobia ha accelerato il percorso d’avvicinamento alla Nato.

L’attacco al Nord Stream potrebbe essere giustificato non solo dalla volontà di colpire irrimediabilmente l’asse russo-tedesco ma anche dalla ricerca di un false flag per accelerare l’ingresso di Stoccolma nella Nato e, dunque, il contenimento antirusso a Est. Strategia totalmente avallata dalla Polonia e che non manca di ricevere assensi da parte di Copenaghen, la cui premier Mette Frederiksen è oggi tra le papabili candidate alla segreteria Nato dopo la fine del mandato di Jens Stoltenberg.

Infine, l’attacco al Nord Stream ha contribuito a aumentare i sospetti tra Germania e Russia da un lato e tra Berlino e gli Stati Uniti dall’altra. Potenziando dunque la strategia di divisione del campo europeo in cui la Polonia prospera sventolando da un lato alla Nato la minaccia di Mosca e ponendosi come “anti-Germania” davanti agli Stati Uniti col sostegno del suo alleato di ferro e protettore, il Regno Unito. Una mossa funzionale ad aumentare il peso di Varsavia nella Nato e l’appoggio da parte dell’alleanza della sua strategia militare.

Il coinvolgimento degli Stati Uniti, che sicuramente hanno avuto dei grattacapi e degli imbarazzi dalla strategia, non è ritenuto come necessario da molti studiosi. “Non c’è bisogno di avere grandi navi che vanno nella zona per mettere giù eventuali incursori, e avere un sacco di attrezzatura per riportarli su”, ha dichiarato a The Intercept lo studioso di forze speciali James Bamford. L’attacco si potrebbe anche compiere “usando droni sottomarini che sono armati, o che possono posare un’arma lungo il gasdotto, e potrebbero essere impostati per esplodere in un dato momento”.

Sia i polacchi che gli ucraini hanno a disposizione droni sottomarini di questo tipo. E dunque a un costo relativamente basso si potrebbe pensare a un attacco condotto in questa maniera. La pista che gli inquirenti tedeschi, del resto, stanno battendo. E che potrebbe sposarsi con i sospetti politici che vedono nel nuovo “gendarme” dell’Est Europa il mandante e in ucraini desiderosi di tagliare un’arteria vitale per il gas russo la mano. Anche questo, nel tutti contro tutti apertosi il 24 febbraio 2022, è un tracciato che vale la pena esplorare.