Il Consiglio Europeo di giovedì sera ha avuto un vincitore in Robert Fico, il primo ministro slovacco che è riuscito a muoversi attivamente tra le diplomazie d’Europa e a portare a casa un risultato importante: nelle conclusioni del summit emergenziale, assieme a piani di riarmo e sostegno alla pace in Ucraina “attraverso la forza” i Ventisette hanno trovato modo di prendere posizione per andare incontro alle rivendicazioni di Bratislava.
Il colpaccio di Fico
Il punto 12 del comunicato finale, nel passaggio riguardante l’Ucraina, cita espressamente che “il Consiglio europeo invita la Commissione, la Slovacchia e l’Ucraina a intensificare gli sforzi per trovare soluzioni praticabili alla questione del transito del gas, tenendo conto nel contempo delle preoccupazioni sollevate dalla Slovacchia“. Un risultato non secondario in un clima che vede le istituzioni europee nettamente schierate dalla parte di Kiev. Sostanzialmente, Fico ha fatto mettere nero su bianco all’Europa che è possibile pensare al ritorno del gas russo via tubo nel Vecchio Continente nella forma più diretta a tre mesi dallo stop del flusso attraverso la conduttura passante per l’Ucraina.
Lo stop al transito via Ucraina è stato decretato dopo la rottura dell’accordo tra Kiev e Gazprom, che era rimasto attivo per ben tre anni durante l’invasione russa. Ciò aveva causato ferme rimostranze da parte di Fico, che aveva criticato il governo di Volodymyr Zelensky per un atteggiamento ritenuto ricattatorio e dannoso verso le capacità di resistenza dell’economia slovacca. Il 22 dicembre Fico si era recato a Mosca da Vladimir Putin cercando, invano, una mediazione in extremis. Zelensky aveva chiuso a ogni trattativa in tal senso. Come scritto su Sky Insider, “Fico ha denunciato le chiusure di Kiev al transito di gas come una minaccia alla sicurezza economica slovacca e minacciato di rispondere tagliando le forniture di energia elettrica all’Ucraina, mentre Zelensky ha accusato il leader populista di sinistra di esser legato da accordi equivoci con Mosca”.
Il gas russo ripassa dalla finestra
L’Ue, sostanzialmente, sta dicendo alla Slovacchia che può avere il sostegno comunitario nella ricerca di soluzioni per il transito di gas (russo!) via Ucraina verso l’Europa. Tutto questo mentre si impegna l’Europa ad armarsi per alzare la deterrenza verso Mosca, che Fico contesta senza però porre veti come l’omologo ungherese Viktor Orban. Il gioco delle parti è chiaro: Orban, poliziotto cattivo, gioca a viso aperto. Fico media, incassa lo stop a politiche radicalmente filo-ucraine e conquista la menzione speciale della Slovacchia come Paese da garantire nel suo sviluppo e nella sua tenuta economica.
Del resto, nota il Moscow Times, Bratislava non aveva perso tempo e, sul gas russo, si era già mossa: “la Slovacchia riceve ora gas russo attraverso la Turchia dopo che l’Ucraina ha interrotto le consegne attraverso il suo territorio”, nota la testata anglofona di Mosca, ricordando che “il gasdotto TurkStream corre per 930 chilometri (580 miglia) sotto il Mar Nero dalla città turistica russa di Anapa a Kiyikoy nella Turchia nordoccidentale. Si collega poi ai gasdotti in superficie che riforniscono Ungheria e Slovacchia attraverso i Balcani”. Difficile biasimare Fico in un’Europa che sta comprando, altrove, gas naturale liquefatto da Mosca a ritmi record. E la mediazione del premier slovacco mostra la pluralità delle anime dell’Europa. E anche una certa sua schizofrenia che i leader più acuti politicamente non mancano di far emergere.

