L’India è a secco di gas: perché Delhi rischia di finire nel caos

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L’India è uno dei Paesi più colpiti dagli effetti della guerra in Medio Oriente tra Israele, Iran e Stati Uniti. Il motivo è semplice: dallo Stretto di Hormuz, area marittima cruciale per il commercio mondiale di combustibili fossili e adesso soggetta a forti limitazioni, transita il 40-50% delle sue importazioni di petrolio greggio, circa la metà di gas naturale liquefatto (Gnl) e la maggior parte delle sue spedizioni di gas di petrolio liquefatto (Gpl, 85%) destinate a Delhi.

Negli ultimi giorni, non a caso, gli abitanti della nazione più popolosa del mondo hanno dovuto affrontare una preoccupante carenza di gas da cucina. La situazione ha scatenato una corsa agli acquisti e ha costretto alcune attività, come i ristoranti, a chiudere temporaneamente i battenti.

Cosa sta succedendo in India? Il governo ha iniziato a dirottare il prezioso carburante dalle attività industriali, come mense, hotel e ristoranti, per alimentare i bisogni dei privati. Nel frattempo quattro petroliere indiane, con un carico totale di 1,6 milioni di tonnellate di greggio, sei petroliere con 320.000 tonnellate di Gpl e una nave con 200.000 tonnellate di gas naturale liquefatto sono bloccate nello Stretto di Hormuz.

I problemi dell’India

La guerra in Iran si è dunque trasformata in un serissimo problema per l’India. Già, perché nel tentativo di mantenere le proprie cucine operative, alcuni chef stanno cercando alternative o limitando determinate pietanze presenti nei loro menù. Alcuni si stanno addirittura orientando verso i piani cottura a induzione.

Peccato, come ha sottolineato la Cnn, che la cucina tradizionale indiana e le bobine elettromagnetiche non siano del tutto compatibili. La cucina indiana dipende infatti da un’alchimia fatta di calore intenso, pesanti padelle di ghisa e fiamme vive. Senza il fuoco di un fornello a gas, per esempio, il curry perde profondità, la marinatura tandoori non si isola a dovere e i samosa – croccante solo grazie al calore alto e costante dell’olio bollente – diventano poco invitanti.

Per far fronte alla carenza attuale, il governo ha annunciato che la produzione interna di Gpl da parte delle raffinerie è aumentata di circa il 38%. Sono inoltre in corso provvedimenti per “contrastare l’accaparramento e il mercato nero del Gpl in tutto il Paese”, mentre le autorità hanno sequestrato oltre 15.000 bombole.

L’ombra della crisi energetica si sta insomma allungando al punto da aver innescato una corsa agli acquisti di fornelli a induzione (la scorsa settimana su Amazon India vendite aumentate di oltre 30 volte).

Il rischio di una crisi energetica

I prezzi di Gpl sono schizzati alle stelle, le industrie hanno ridotto la produzione o sospeso le attività, e l’ansia si sta diffondendo: ecco lo scenario indiano che terrorizza Narendra Modi proprio mentre l’economia del Paese stava galoppando verso un futuro roseo.

Ristoranti e hotel, come detto, sono tra i settori più colpiti. Le associazioni di categoria stimano che circa un quinto dei ristoranti di Mumbai abbia chiuso o ridotto l’operatività. Disagi simili sono stati registrati anche in altre città e in altri comparti economici.

Il Guardian ha scritto che a Morbi, nel Gujarat, il secondo centro di produzione di piastrelle al mondo, la produzione è pressoché fermata. Quasi 450 delle 670 unità ceramiche della città hanno chiuso. Circa 430 fabbriche hanno invece deciso di sospendere le attività per almeno tre settimane.

In India, ma anche in Pakistan, Bangladesh, Nepal e Sri Lanka, dove il Gpl è fondamentale per cucinare ogni giorno, l’impatto del conflitto iraniano è stato dunque immediato.

Il rallentamento delle importazioni ha sostanzialmente messo a dura prova i sistemi di distribuzione, spingendo i governi a dare priorità all’approvvigionamento domestico e a limitare l’uso commerciale. E danneggiando, come nel caso di Delhi, un momento economico dorato.