L’intelligenza artificiale e gli investimenti delle Big Tech possono stimolare una nuova primavera del nucleare. Ne sono convinti i produttori della tecnologia degli Small Modular Reactors (Smr), ritenuta dai suoi fautori più flessibile perché capace di mettere in campo un nucleare scalabile e costruibile in serie senza necessità di grandi e costose centrali e installabile vicino a centri notevolmente energivori come possono essere i data center e le centrali di calcolo dove si sdogana l’Ia.
La corsa al nuovo nucleare alimentata dall’Ia
Non a caso, alcuni grandi nomi del capitalismo contemporaneo si stanno muovendo. Ad oggi, le aziende che intendono portare nel mercato gli Smr hanno ottenuto nell’ultimo anno ben 1,5 miliardi di dollari di capitali per avviare ricerche e sperimentazioni. Come nota il Financial Times, “la più grande raccolta fondi da 700 milioni di dollari è stata conclusa questo mese da X-energy, uno sviluppatore statunitense che ha aggiunto Jane Street e altri investitori istituzionali a un registro che includeva il gigante della tecnologia Amazon, Ken Griffin, fondatore e amministratore delegato di Citadel e la società chimica Dow”.
Seguono altre aziende. Si segnala, in particolare, la promettente Newcleo, che ha raccolto 151 milioni di dollari a settembre. Fondata dal fisico italiano Stefano Buono e attenzionata dal presidente francese Emmanuel Macron nel maggio 2023 durante il summit di Versailles “Choose France” volto ad attrarre investimenti stranieri nel Paese, Newcleo opera di fatto come giovane campione transalpino. Per la Francia l’attività di aziende come Newcleo è complementare a quella di colossi quali il fondo emiratino Mgx, pronto a sostenere la compagnia nazionale Edf nel garantire un futuro al nucleare transalpino e spingere l’investimento da 109 miliardi di euro con cui Macron desidera offrire potenza di calcolo e scala all’Ia sovrana di Parigi, “Le Chat”, sviluppata dalla start-up Mistral.
Inoltre, il Ft ricorda che “Westinghouse, Rolls-Royce, Holtec International, GE Hitachi e TerraPower di Bill Gates sono tra le numerose aziende che investono in circa 60 progetti Smr nel mondo”. Negli Stati Uniti l’amministrazione di Donald Trump aspetta i finanziamenti dei big dell’energia per far correre progetti come Stargate, il piano da 500 miliardi di dollari per investire in potenza di calcolo, algoritmi e data center che secondo molti esperti dovrà comportare un enorme aumento della capacità di generazione energetica della superpotenza, impossibile senza un boom del nucleare.
La sfida italiana
In quest’ottica si inserisce la sfida italiana per il nuovo nucleare. Il 7 febbraio scorso è stato formalizzato l’accordo per la formazione di una joint venture partecipata al 51% da Enel, al 39% da Ansaldo e al 10% da Leonardo proprio sul campo dell’energia atomica. L’obiettivo è quello di sviluppare congiuntamente la tecnologia degli Small modular reactors e far tornare in pista il nucleare tricolore quarant’anni dopo il referendum che ne segnò la fine.
Vista l’attenzione data dall’Italia all’obiettivo di diventare un hub per i data center e la necessità di inserirsi in una competizione sempre più intensa per la frontiera infinita dell’innovazione, parliamo di un importante primo passo. A cui ne dovranno seguire altri: nucleare e Ia inevitabilmente andranno di pari passo. Pensare di competere sul fronte della seconda senza energia è irrealistico. Mirare a sviluppare il primo solo per ideologia è fuorviante. Solo facendo strategia e scala si potrà pensare il mondo di domani.

