Mentre Bruxelles ribadisce l’obiettivo di azzerare le importazioni di gas russo entro il 2027, i dati dei primi quattro mesi del 2026 raccontano una realtà più complessa e, per molti versi, paradossale. Le esportazioni di gas naturale liquefatto (Gnl) dalla Russia verso l’Unione Europea sono aumentate del 20,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo i 6,4 milioni di tonnellate.
A rivelarlo è un’analisi del gruppo londinese LSEG, ripresa martedì da Reuters e citata dalla Berliner Zeitung in un articolo della giornalista Liudmila Kotlyarova. Secondo i dati preliminari, le esportazioni totali di Gnl russo – incluse le forniture verso Asia e altre destinazioni – sono cresciute dell’8,6%, toccando gli 11,4 milioni di tonnellate tra gennaio e aprile. Come spesso accade, l’Europa predica bene e razzola male.
Arctic LNG 2: un progetto sanzionato ma operativo
Il dato più sorprendente riguarda il progetto Arctic LNG 2 del produttore privato Novatek. Nonostante le sanzioni statunitensi che ne hanno complicato le operazioni e la ricerca di acquirenti, l’impianto continua a immettere volumi sul mercato. Secondo la Berliner Zeitung, Mosca è riuscita a dirottare una parte crescente di queste forniture verso l’Asia, ma anche il continente europeo ha beneficiato indirettamente della maggiore disponibilità di GNL russo. Parallelamente, il progetto Yamal LNG (sempre controllato da Novatek) ha registrato una lieve flessione delle esportazioni, mentre Sakhalin-2 (di Gazprom) ha aumentato moderatamente le proprie consegne. Tra gli importatori europei spicca la società berlinese Sefe (ex Gazprom Germania), che continua a ricevere volumi significativi dal progetto Yamal.
Il boom di aprile e la flotta ombra
Particolarmente significativo è l’andamento del solo mese di aprile: le esportazioni totali di GNL russo sono aumentate del 13,2% rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 2,92 milioni di tonnellate. Un incremento che la Berliner Zeitung definisce «ironico» proprio mentre l’UE avvia il conto alla rovescia verso il bando definitivo del gas russo, approvato dagli Stati membri lo scorso gennaio.
Per aggirare le restrizioni, la Russia starebbe ampliando la cosiddetta «flotta ombra» dedicata al progetto Arctic LNG 2, replicando un modello già sperimentato con il petrolio. Le navi metaniere, come la Alexey Kosygin gestita da Sovcomflot (immortalata in una foto di Lev Fedoseyev che accompagna l’articolo), continuano a operare nonostante i divieti occidentali.
Il trend conferma quanto riportato dal nostro giornale nelle scorse settimane. Come abbiamo raccontato, secondo una recente analisi del think tank finlandese Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA), riportata dalla Berliner Zeitung, l’Unione Europea non solo non ha ridotto la dipendenza ma sta anzi incrementando gli acquisti, con la Spagna in veste di nuovo grande acquirente.
Confermato il trend
A marzo, le importazioni di gas russo in Spagna sono letteralmente esplose: +124% rispetto a febbraio, per un valore di circa 355 milioni di euro. Il terminale di Bilbao ha fatto da traino, mentre l’impianto di Sagunto ha ricominciato a ricevere carichi russi per la prima volta da agosto 2024. Con questi numeri, Madrid ha scavalcato Parigi, diventando il primo importatore europeo del combustibile del Cremlino.
Il caso spagnolo non è isolato ma il sintomo di una tendenza di fondo. Nonostante la retorica bellica e le pressioni per smantellare il “regime di Putin”, il think-tank finlandese rivela che circa il 49% delle esportazioni mondiali di LNG russo finisce proprio nei porti europei – una quota doppia rispetto a quella che arriva in Cina. Francia e Belgio restano attori di primo piano (287 e 219 milioni di euro rispettivamente), mentre l’Ungheria si conferma fedelissima al gasdotto TurkStream, con acquisti fossili da Mosca per 297 milioni di euro, piazzandosi al secondo posto nell’Ue.
Questa è la realtà – impietosa – dei dati rispetto alla follia ideologica di certe posizioni, soprattutto – ma non solo – in Italia. Nelle scorse settimane, Claudio Descalzi, ad di Eni, ha spiegato, con il consueto pragmatismo, che l”Europa non può permettersi il bando al gas russo previsto dal 1° gennaio 2027“. Una voce fuori dal coro, ad oggi inascoltata.