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Nelle ultime settimane la crisi energetica prima e la guerra in Ucraina poi hanno messo in evidenza la necessità per l’Europa di gestire delle dinamiche estremamente complesse sul fronte del gas. In particolare sono diverse le esigenze a cui l’Unione Europea deve far fronte:

  • L‘Europa è innanzitutto strutturalmente dipendente dal gas russo, che costituisce il 40% delle forniture totali.
  • In secondo luogo, non essendo sede di importanti giacimenti l’Europa è price-taker, complici le difformità nella domanda tra i vari Paesi per effetto delle divergenze nelle caratteristiche geografiche, climatiche e socio-economiche tra i vari Paesi.
  • I singoli Paesi stipulano, di solito, contratti individuali riducendo il loro potere contrattuale di fronte ai Paesi fornitori.
  • I prezzi subiscono l’influenza di dinamiche finanziarie non legate agli scenari ordinari di mercato.

Per ovviare a queste problematiche nelle ultime settimane tra i Paesi europei da tempo si ragiona di due questioni cruciali: da un lato, la gestione di una politica comune di acquisti energetici volta a creare una riserva comune di gas paragonabile, sotto alcuni punti di vista, alla Strategic Petroleum Reserve con cui gli Stati Uniti gestiscono un retroterra strategico sul campo del greggio; dall’altro, un tetto ai prezzi volto a calmierare il mercato dagli scossoni più estremi. Due politiche che hanno visto l’Italia in prima linea a sostegno per far sì che il prezzo delle bollette pagato da imprese e famiglie si ridimensioni e le più “selvagge” dinamiche di mercato siano raffreddate.

“Se vogliamo costruire una vera Unione dell’energia, diversificare le fonti e affrancarci dalla Russia, serve coraggio, superando una volta per tutte le divisioni e la frammentazione del mercato europeo del gas”, ha sottolineato l’eurodeputato di Forza Italia e membro del Partito popolare europeo Massimiliano Salini, a seguito dell’intervento al dibattito di giovedì 31 marzo alla Commissione Industria di Strasburgo in una discussione sugli stoccaggi di gas.



Ad oggi appaiono complessivamente difficili da raggiungere congiuntamente i due obiettivi che la Commissione europea ha proposto agli Stati di centrare nel 2022 sul gas. Da un lato, la riduzione di due terzi delle importazioni di gas russo entro la fine dell’anno (102 miliardi di metri cubi all’anno su 155 totali) attraverso la diversificazione dei fornitori; dall’altro, il riempimento al 90% degli stoccaggi nazionali di gas entro il 1 ottobre, ogni anno. La Germania, a tal proposito, al Bundestag ha già approvato una mossa per vincolare gli operatori sul secondo punto. Con un mix di politiche più strutturato e operativo, però, questo tema può essere ridiscusso, specie perchè emergenze nuove richiedono politiche nuove.

“Dalle famiglie e dal mondo delle imprese – ha notato Salini – si moltiplicano gli allarmi: i costi dell’energia hanno raggiunto livelli insostenibili. Senza stoccaggi Ue condivisi, acquisti comuni e un tetto europeo al prezzo del gas, è a rischio la tenuta del sistema produttivo. All’impatto già grave della pandemia, si è aggiunto quello drammatico della guerra in Ucraina. Le istituzioni europee devono sforzarsi di rendere concretamente sostenibile sul piano industriale, sociale ed economico un quadro energetico e finanziario difficilissimo, che rischia di chiudere gli spiragli della ripresa, mettendo in ginocchio famiglie ed imprese”. Lasciare in mano alle dinamiche umorali del mercato, alle scommesse degli operatori e al caos gestionale l’energia europea sarebbe una scelta assai deleteria. Specie se consideriamo il fatto che la battaglia del gas si inserisce in altre tre partite stategiche: il rincaro dei prezzi dei permessi d’inquinamento, le incertezze e l’aumento dei costi e dei risvolti geopolitici della transizione energetica e, partita derivata, la questione dell’inflazione galoppante (vicina al 6% a febbraio) che colpisce l’Ue.

In particolare “per quanto riguarda la transizione – aggiunge Salini – l’Ue dovrà ripensare e riprogrammare con realismo i target del Green Deal e del piano Fit-for-55. Le azioni immediate riguardano prezzi e stoccaggio del gas: è necessario riempire gli impianti di storage in modo coordinato e individuare un tetto Ue al prezzo del gas, delineando una politica condivisa di approvvigionamento che consenta ai 27 Paesi membri di aumentare la capacità di acquisto sul mercato, evitando negoziati bilaterali che, alla fine, indebolirebbero gli Stati europei”. Il punto di fondo è la costituzione dell’autonomia strategica del Vecchio Continente che non può non passare per tre pilastri: si parla molto di tecnologia e difesa, presupposti fondamentali, ma anche sull’energia è necessario procedere con ordine. E l’Italia può e deve giocare un ruolo chiave in forma sistemica: costruendo l’hub energetico del Sud Europa, aprendo a un rilancio infrastrutturale capace di integrare sistematicamente esplorazioni, importazioni via gasdotto, Gnl, facendo da perno sul tema del rilancio politico sul fronte del controllo di prezzi e agenda comune europea. Il tempo stringe e decisioni vanno prese al più presto. I due pilastri in questione possono essere un punto di partenza su cui vale la pena puntare energie politiche.

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