A dispetto del diffuso trend europeo, l’Austria non sembra volersi, e forse neanche potersi, emancipare nel breve periodo dalla propria dipendenza dal gas russo. Infatti, al contrario della maggior parte degli stati europei, i quali all’indomani dell’invasione dell’Ucraina del febbraio 2022 hanno cercato di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento energetiche, l’Austria ha mantenuto le proprie forniture intatte, arrivando a dipendere energeticamente quasi totalmente da Mosca.
Secondo i dati del Ministero dell’Energia Austriaco, a dicembre 2023 la dipendenza di Vienna dal gas russo è arrivata a pesare per un 98% del totale delle importazioni, con un trend crescente negli ultimi due anni passando da un 80% di febbraio 2022 al 98% odierno. L’elevata percentuale è dovuta in parte anche al calo dei consumi, passando dai precedenti 100 TWh a 75 TWh nel 2023. Tuttavia il valore economico assoluto delle importazioni austriache non è indifferente. Nel 2022 in Austria è entrato gas per un valore di 7 miliardi di euro, mentre nel 2023, complice la diminuzione dei prezzi, si è arrivati ad una cifra pari a 3 miliardi.
Questa dipendenza viscerale ha portato a non poche critiche nei confronti di Vienna da parte degli alleati europei, anche in virtù del fatto che, rimanendo uno degli ultimi “clienti” a livello europeo, Gazprom ha fornito all’Austria prezzi molto più vantaggiosi rispetto ai potenziali competitor in ambito energetico. Lo scorso dicembre le tensioni sono arrivate ad un punto tale da portare Vienna a minacciare di far affondare il 12° pacchetto di sanzioni contro Mosca, il quale conteneva tra le altre cose le limitazioni sui diamanti russi. Il tutto dovuto al fatto che l’Ucraina manteneva nella lista dei “war sponsor” il gruppo bancario Raiffeisenbank, non essendo questo ancora fuoriuscito dalla Russia. Alla fine l’accordo si è raggiunto, ed il gruppo bancario è fuoriuscito dalla famigerata lista
Conscio dell’obiettivo europeo di liberarsi dalle importazioni di gas russo entro il 2028, il Ministro dell’Energia e dell’Ambiente Leonore Gewessler, esponente dei Verdi partner coalizione al governo, ha annunciato un piano in 3 fasi per liberarsi dalla dipendenza energetica russa. La prima prevedrebbe che i servizi pubblici dimostrino di poter aumentare le quote utilizzate di gas non russo, avvalendosi della piattaforma di acquisto comune dell’UE, AggregateEU. La seconda fase riguarderebbe un possibile piano di rottura dei termini contrattuali con Gazprom. Ed infine la terza porterebbe l’Austria ad includere il gas naturale nella strategia di sicurezza nazionale austriaca.
Per quanto il Ministro Gewessler abbia definito la dipendenza austriaca “un chiaro fallimento del mercato”, forse il suo piano in 3 fasi ha più di un ostacolo davanti a sé. Ad oggi Gazprom esporta un massimo di 60 TWh all’anno, i quali sono sufficienti a soddisfare quasi l’intero fabbisogno energetico del paese. Le forniture austriache odierne sono state contrattualizzate nel 2018 fino al 2040, motivo per il quale la risoluzione prematura del contratto tra Gazprom e la partecipata statale OMV non è cosa scontata. Inoltre,, il prezzo decisamente più vantaggioso del gas russo non invoglia Vienna a virare verso forniture alternative, come ad esempio ha fatto la Germania aprendosi al mercato globale con tutti i rincari che ne sono conseguiti.
Secondo alcune stime lo scioglimento anticipato del contratto porterebbe a delle penali per il governo austriaco dell’ordine del miliardo di euro. Onde evitare questo esborso di denaro, Vienna vorrebbe agire tramite una legge dello stato nell’impedire qualsiasi importazione di gas russo. Tuttavia, oltre a provocare un potenziale arbitrato internazionale da parte di Gazprom, una legge di questo tipo avrebbe bisogno di un ampio sostegno parlamentare, sostegno oggi non scontato visto il delicato clima politico austriaco. Infatti una qualsiasi norma come questa che porterebbe ad un aumento de facto dei prezzi del gas sarebbe un danno politico enorme sia per il Partito Popolare Austriaco (ÖVP) sia per i Verdi (DG), entrambi attualmente al governo. Specie con l’estrema destra del Partito della Libertà Austriaco (FPÖ) in netta crescita nei sondaggi.
Dallo scoppio delle ostilità in Ucraina questa è la prima volta che il governo di Vienna prova concretamente ad immaginarsi senza gas russo. Dall’immaginazione alla realtà tuttavia il passo è grande. Sarà da capire se a Vienna converrà nell’immediato svincolarsi da una dipendenza così profonda, soprattutto se pensiamo alle parole del cancelliere Karl Nehammer dell’ÖVP quando afferma che il mantenimento degli accordi con Gazprom rientra perfettamente negli interessi degli austriaci e che non ha alcuna intenzione di comprare gas a prezzi non vantaggiosi. Per Nehammer “si tratta di garantire il patrimonio statale e di mantenere i contratti esistenti il più a lungo possibile”. Questo tema porterà allo scontro tra ÖVP e Verdi, oltre che con i partner europei? Ai posteri l’ardua sentenza.

