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Non c’è nulla che funzioni nella strategia energetica della Germania in piena crisi economica, politica, strategica. Dopo aver subito il doppio danno della fine degli acquisti di gas russo via tubo e, nel settembre del 2022, del sabotaggio del gasdotto Nord Stream passante per il Mar Baltico, ora emerge che Berlino continua a ricevere l’oro blu di Mosca ma in forma più costosa e macchinosa. Per la precisione, da Dunkerque, nel Nord della Francia. Vicino alle spiagge in cui nel 1940 la Wehrmacht di Adolf Hitler si lasciò sfuggire il colpo decisivo contro la forza di spedizione britannica in fuga dalla Francia occupata, oggi, in forma più lieve, si consuma una nuova beffa a Berlino da parte di un Paese ritenuto avversario, la Russia.

Il cortocircuito della Germania

Il Financial Times ha infatti riportato la notizia che la compagnia energetica nazionale tedesca Sefe ha acquistato 58 carichi di Gnl russo partiti dal terminal di Yamal, in Siberia, e giunti a Dunkerque, nel 2024, a fronte dei soli dieci acquistati nel 2023. Angelos Koutsis, responsabile della politica energetica presso il think-tank belga Bond Beter Leefmilieu, ha dichiarato al Ft che “la Germania ha proibito l’importazione di Gnl russo nei suoi porti. Ma le importazioni ufficialmente provenienti da Francia e Belgio sono in realtà composte in parte da gas russo”. Siamo lontani dall’antica egemonia russa nel mix energetico tedesco, ma il Ft calcola che Berlino “riceve ancora tra il 3 e il 9,2 percento del suo approvvigionamento di gas dalla Russia tramite altri Paesi”.

Il Gnl russo non se ne va dall’Ue

Nel 2024 i carichi di Gnl russo in Europa hanno raggiunto il record storico di acquisto, con oltre 17 miliardi di metri cubi di oro blu giunto via nave e un terzo dei carichi acquistati col sistema dei contratti negoziati giorno per giorno al prezzo marginale (i cosiddetti carichi “spot”) che portano le navi ad essere “acquistate” col loro carico dopo essersi già messe in mare. Sfruttando economie di scala favorevoli, la Russia può così sottrarre quote di mercato agli Stati Uniti, al Qatar e alla Norvegia nella corsa al Gnl europeo, facendo rientrare dalla finestra parte del gas messo fuori dalla porta in Unione Europea.

In prospettiva, dopo aver aumentato del 500% i suoi acquisti di Gnl russo nel 2024 e essersi sobbarcati costi maggiori per il trasporto dalla Francia, Berlino, che si trova con la sua industria in bolletta, potrebbe essere uno dei maggiori contributori, indirettamente, al boom di domanda di gas russo via nave emersa nei primi quindici giorni del 2025, periodo in cui, come ricordato su Sky Insider, “l’Europa ha acquistato dalla Russia oltre 837mila tonnellate di Gnl, in aumento del 10% rispetto allo stesso periodo del 2024 e del 23% rispetto al 2023”.

Per la Germania questo è l’ennesimo interrogativo circa le sue strategie politiche, che riguarda sia il governo uscente di Olaf Scholz che il suo più probabile successore, il leader della Cdu Friederich Merz, che fa campagna elettorale puntando aggressivamente il dito contro Mosca. Ma potrebbe doversi trovare, in caso di vittoria il 23 febbraio, a gestire l’ennesimo cortocircuito di Berlino in questi tre, lunghi anni.

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