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La Cina ha deciso di interrompere gli acquisti di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti dal momento in cui Donald Trump ha imposto i primi dazi contro Pechino, nella giornata del 2 febbraio. Da circa settanta giorni, dopo le prime sanzioni addizionali del 10% sui beni cinesi messe in campo da Trump, Pechino ha risposto con un set di misure di contenimento degli Stati Uniti passanti, tra le altre cose, anche su misure ben più elaborate dei dazi. E la mossa sul Gnl ne è il perfetto esempio.

Lo stop cinese al gas via nave degli Usa

Pechino da anni importa grandi quantità di gas via nave per soddisfare la domanda delle sue industrie, situate principalmente nelle regioni costiere. Il Center on Global Energy Policy dell’Università Columbia ha ricordato che la Cina è diventata una delle prime mete di esportazione del Gnl a stelle e strisce da quando nel 2018 la prima amministrazione Trump decise di puntare con forza sulla strategia di conquista dei mercati gasieri da parte degli States.

Washington nel 2024 ha rappresentato il quarto fornitore della Cina, con oltre 4 milioni di tonnellate di Gnl fornite per un controvalore di poco meno di 2,5 miliardi di dollari. E su questa quota oggi la Cina lavora per sostituirla con altri fornitori, assetando dunque un settore-chiave per l’America e Trump.

Due mesi di forniture azzerate

L’ultimo carico, secondo il Financial Times, è stata una petroliera da 69mila tonnellate partita da Corpus Christi, Texas, e giunta nel Fujian il 6 febbraio. Da allora è calato il buio totale. Il Ft ricorda che nonostante la quota di mercato degli Usa nelle importazioni di Gnl cinesi sia scesa dall’11% al 6% negli ultimi tre anni “alcune aziende cinesi tra cui PetroChina e Sinopec hanno firmato 13 contratti a lungo termine per l’acquisto di Gnl dai terminal Usa, alcuni dei quali validi fino al 2049″, accordi “essenziali per far decollare i progetti di espansione dei terminal Gnl negli Usa e in Messico”.

La pressione cinese sul Gnl e le risposte geopolitiche

In particolare, Freight Waves ricorda che gli Usa hanno quattro piani in atto per nuovi terminal Gnl: a Plaquemine, in Louisiana, e a Brownsville, Port Arthur e Sabine Pass, in Texas. En passant, sia Louisiana che Texas sono Stati saldamente repubblicani dove il presidente Trump è molto popolare.

La Cina dimostra di poter colpire gradualmente e con un crescendo gli Usa con una serie di azioni molto più elaborate dei dazi: dalla sfida a Boeing, da cui sono stati bloccati tutti gli ordini, all’ombra delle future manovre sulle terre rare, passando per la fine dell’importazione di Gnl il set di mosse a disposizione di Pechino per alzare la posta è notevole. E sul fronte energetico può creare un duplice sbocco alla sfida del Gnl.

Da un lato, un rinnovato asse tra Pechino e la Russia per forniture via tubo e Gnl è ipotizzabile, anche alla luce della prospettiva del raddoppio del gasdotto Power of Siberia. Dall’altro, Washington presserà di più l’Europa per cercare sbocchi sostitutivi per il gas a stelle e strisce. E in tempi di negoziati commerciali e dazi, anche questa variabile può avere un impatto globale.

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